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Cronaca

Jesi Ex ospedale, l’Ast: «Pronti a collaborare ma l’obiettivo è la valorizzazione dell’area»

Il direttore Giovanni Stroppa al Consiglio comunale aperto: «Chiediamo di essere coinvolti, ma dobbiamo considerare anche i percorsi progettuali interni all’Azienda Sanitaria, in funzione di scelte future»

Jesi Area ex ospedale, la progettazione dovrà sì tenere conto del percorso partecipativo promosso dall’Amministrazione comunale in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche e della variante urbanistica che presenterà il Comune, proprietario del 12% dell’area, ma in questo iter progettuale non potranno passare in secondo piano i desiderata dell’Azienda sanitaria territoriale e la necessità della stessa di valorizzare economicamente l’area, di cui è proprietaria per l’88%.

Così il direttore generale di Ast Ancona Giovanni Stroppa, nel corso del Consiglio comunale aperto di ieri pomeriggio – richiesto dalle forze di minoranza proprio per fare chiarezza sul Piano di recupero dell’area – ha messo nero su bianco la posizione dell’Azienda sanitaria rispetto alla progettazione.

«Come già espresso all’Amministrazione comunale ribadisco, anche in questa sede, la piena disponibilità dell’Ast a condividere il percorso partecipativo e la variante urbanistica in capo al Comune. Chiediamo di essere coinvolti, ma ci tengo a precisare che la nostra mission è fare sanità e che non posso non tenere conto dei percorsi progettuali che sull’area sono stati elaborati all’interno dell’Azienda sanitaria, affinché il lavoro non sia vanificato».

«Siamo aperti al confronto e c’è uno scambio collaborativo con il Comune, il nostro obiettivo è di valorizzare economicamente l’area in funzione di scelte future che faremo per la sanità».

Vedi anche: Jesi Futuro area ex ospedale, chiesto Consiglio comunale aperto

Si è finalmente delineata la risposta dell’Azienda sanitaria, a seguito della bagarre che sul tema si era sollevata nelle ultime settimane in particolare, a seguito della presentazione da parte del Comune del nuovo percorso partecipativo, finalizzato a raccogliere bisogni e progettualità dei cittadini per la successiva elaborazione di un Masterplan, sulla base del quale prenderà vita il Piano di recupero dei professionisti.

Progetto che avrà un costo per le casse dell’Ente di 95mila euro, già approvato con delibera di Giunta del 5 agosto, ma che le forze di opposizione non hanno accolto di buon grado, soprattutto «a fronte dell’esistenza già da alcuni anni di un progetto di recupero predisposto da tecnici jesini e consegnato fin da maggio 2022 alla Direzione generale di Asur Marche», ha spiegato ieri Lorena Santarelli di Mre, in rappresentanza dei gruppi di minoranza, chiedendo chiarimenti sul perché di un nuovo progetto, «doppione dell’altro, sperperando soldi pubblici».

«I titolari dell’area sono Comune e Ast – ha spiegato il sindaco Lorenzo Fiordelmondo – non mi risulta che ci siano tecnici titolari dell’area né tantomeno che il Comune abbia conferito incarichi di progettazione a nessuno».

«Questo percorso lo faremo in condivisione con l’Ast, perché anche l’azienda ha interesse a valorizzare quest’area ed è attiva e partecipe».

«Siamo finalmente nelle condizioni di affrontare un percorso per dare un futuro a quest’area. Ma fare un progetto architettonico è ben diverso da progettare una variante urbanistica che solo il Comune ha l’onere e l’onore di poter fare», ha detto l’assessora Valeria Melappioni, liquidando anche il presunto progetto già in essere menzionato dalla consigliera Santarelli: «Non c’è nulla del genere che risulti all’Amministrazione comunale, forse si riferisce a interventi di privati», ha aggiunto, ribadendo la collaborazione con l’Ast.

«A ottobre 2023 l’Ast ci comunicava di “non aver dato avvio a nessun progetto di recupero” richiedendo l’incontro con questa Amministrazione per un percorso condiviso».

«Abbiamo deciso di avviare una variante urbanistica, cioè di normare le regole urbanistiche lavorando sul Piano regolatore generale, anche alla luce delle nuove disposizioni introdotte in materia, dalla legge regionale 19/2023, al quale il Piano di recupero dell’area dovrà adeguarsi».

Tra le novità introdotte dalla legge ci sono proprio la rigenerazione urbana, la promozione dello sviluppo sostenibile, il consumo del suolo e anche il metodo partecipativo.

All’ing. Messersì del Comune di Jesi il compito di ricostruire le tappe dell’intervento sull’area che tra il 2021 e il 2022 ha visto la demolizione di buona parte dell’ex ospedale, del quale resta da abbattere solo l’ala che si affaccia su Corso Matteotti – ma su questo l’Ast non ha dato aggiornamenti ieri – poi lo scambio di interlocuzioni tra Comune e l’Ast per condividere gli obiettivi del Piano di recupero prima di accogliere qualsiasi progetto.

«Il percorso partecipativo è strumento che agisce nell’ambito urbanistico generale. La variante urbanistica è per una pianificazione attuativa».

Dall’opposizione le perplessità riguardo ad «aspetti che sembrano in contraddizione», ha evidenziato Tommaso Cioncolini di Jesiamo, riferendosi alla progettualità del Comune rispetto alla valorizzazione economica perseguita dall’Ast.

«Per il Comune c’è un’altra idea dell’area ma per l’Ast c’è la prerogativa di fare sanità», ha evidenziato Antonio Grassetti di Forza Italia, ipotizzando una contrapposizione di intenti tra i due proprietari dell’area e un eventuale «ricorso alla Corte dei Conti nel caso in cui i soldi pubblici dovessero risultare mal spesi».

«Il percorso partecipativo deve tenere conto della posizione dell’Ast, non può prendere decisioni in autonomia. Quindi l’Ast va coinvolta, oggi siamo venuti a conoscenza di cose che non sapevamo», ha aggiunto Lorena Santarelli, Mre.

«Questo percorso partecipativo sarà messo a disposizione della variante. Ma la variante urbanistica – ha risposto Agnese Santarelli di Jesi in Comune – è solo prerogativa del Comune e, come i cittadini che partecipano al percorso già sanno, il Piano di recupero è successivo alla variante», ha chiarito la consigliera.

Ma il Sindaco e il direttore generale dell’Ast hanno ribadito: «Non ci sono contrapposizioni tra Comune e Azienda sanitaria territoriale», sottolineando l’intento comune di valorizzare l’area.

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