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Cronaca

Jesi «Ma quale burqa sul cartello, è una donna con cappotto e capelli lunghi»

Il sindaco Lorenzo Fiordelmondo: «Islamofobia da campagna elettorale, ci fa piacere che sia stata scambiata di altra etnia, è l’universalità che vogliamo rappresentare», la silhouette tra l’altro non era alla prima apparizione, già presente in altre immagini del progetto, la positiva reazione del Centro islamico Al Huda

Jesi – «Io ci andrei piano con termini di islamofobia da campagna elettorale, con termini che non aiutano a raccontare il luogo di tolleranza e di pace in cui viviamo», ha esordito il sindaco Lorenzo Fiordelmondo in un video ufficiale postato su Instagram nel primo pomeriggio di ieri, riguardo alla polemica che si è scatenata in questi giorni sulla figura di donna dai tratti islamici che compare su alcuni stendardi della campagna sulla sicurezza stradale Vai Piano, affissi sui pali della luce di via XX Luglio, Viale M.L. King e Viale del Lavoro.

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«Questa è l’immagine che abbiamo utilizzato per la campagna Vai Piano – ha detto mostrando la figura a colori corrispondente alla sagoma bianca che compare sugli stendardi – donna occidentale, bianca con capelli lunghi e cappotto nero, bambino bianco e biondo (foto in primo piano). Tutto nei canoni della nostra occidentalità, ma ci fa molto piacere che possa essere stata scambiata per una donna di un’altra provenienza etnica perché è questa l’universalità alla quale vogliamo sia affidata la nostra campagna di sicurezza stradale ed è lì che vogliamo tornare a battere il chiodo».

Fatto sta che la silhouette scambiata per una donna con burqa e passeggino, che ha suscitato non poche polemiche ed è assurta anche alle cronache nazionali, non era alla sua prima apparizione.

Questa figura stilizzata, in realtà, notata solo ora sugli stendardi, era stata già protagonista di altre immagini della campagna di sensibilizzazione, insieme alle figure di tante altre tipologie di utenti della strada. Le immagini della campagna, avviata un anno fa, sono raccolte in una gallery visibile sul sito del Comune (nella pagina dedicata al progetto “Vai Piano”) e che alcuni ricorderanno di aver visto anche in formato 6 metri x3, sui manifesti affissi qualche mese fa ai bordi di diverse strade cittadine. Senza dubbio ben più visibili delle immagini degli stendardi.

Certo è che, mescolata tra la folla degli altri numerosi utenti della strada rappresentati, tra bambini, pedoni adulti, mamme con bambino e ciclisti, la sua silhouette deve essere passata inosservata o almeno non ha suscitato scalpore, in quanto rappresentante della componente multiculturale della città, in mezzo a immagini di donne stilizzate con gonna e tacchi, uomini e bambini.

Intanto anche il presidente del Centro culturale islamico Al Huda, El Anouar El Miloudi, raggiunto telefonicamente, ha espresso la sua opinione riguardo alle polemiche che si erano innescate e sulla campagna di sensibilizzazione.

«Si tratta di una campagna comunitaria di sensibilizzazione e di responsabilizzazione per la sicurezza di tutti, è un’iniziativa lodevole da parte dell’Amministrazione che tutti noi sosteniamo, l’identità della nostra comunità jesina, siamo tutti noi, che conviviamo in pace e tranquillità».

«Se veramente volessimo aggiungere qualcosa, aggiungeremmo quello che abbiamo letto in alcuni post e commenti intelligenti e divertenti allo stesso tempo, ad esempio altre bandiere con la sagoma di un maschio che spinge il passeggino, due anziani che si sostengono attraversando la strada, un’anziano che spinge la sedia a rotelle di un altro anziano».

Alla precisazione del Sindaco sulla silhouette oggetto della polemica, si sono aggiunte le parole dell’assessora ai lavori pubblici, Valeria Melappioni.

«Parliamo di sicurezza, non di pregiudizi. La nostra campagna Vai Piano è nata e continua con questo obiettivo. Siamo rimasti basiti e profondamente delusi dalle polemiche che in questi giorni hanno trasformato un messaggio di vicinanza, di sicurezza nelle nostre strade, in un pretesto per discussioni basate sull‘intolleranza e sul razzismo».

«Non è accettabile. La sicurezza stradale è di tutti. In questi giorni stiamo lanciando un ulteriore passaggio nella nostra campagna che è iniziata già un anno fa e all’interno della quale abbiamo utilizzato molte sagome rappresentative di un’universalità di persone presenti su tutto il nostro territorio».

«E in questo momento stiamo posizionando messaggi chiari davanti alle nostre scuole. L’obiettivo è proteggere i nostri bambini e le nostre bambine e tutti coloro che si muovono a piedi attraverso interventi fisici in moderazione nel traffico e nella velocità e attraverso una campagna di sensibilizzazione. Un obiettivo che dovrebbe convincere tutti e tutte. Ritorniamo all’obiettivo principale, il messaggio di sicurezza stradale».

La civica Per Jesi dal canto suo propone all’Amministrazione comunale «un accordo: vi facciamo noi la comunicazione. Voi però mettetevi seriamente di impegno a governare questa città utilizzando i nostri soldi per la manutenzione e la sistemazione di strade e marciapiedi, della segnaletica e del verde».

Aveva preso posizione anche la Lega, con la segretaria cittadina Angela Console, che nel merito osserva come la campagna sulla sicurezza stradale «invece di trasmettere un messaggio chiaro e condiviso ha finito per sollevare dubbi e polemiche che potevano e dovevano essere evitate. Utilizzare immagini che possono essere percepite come riconducibili a una specifica cultura o comunità non significa lanciare un messaggio universale ma rischia di veicolare l’idea che proprio quelle persone debbano essere richiamate al rispetto delle regole, quasi fossero meno attente alla sicurezza rispetto ad altri. È singolare che proprio chi si erge a paladino dell’antirazzismo e del buonismo cada in scivoloni di questo tipo».

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