Cronaca
Jesi Niente più prodotti a marchio israeliano Teva nelle farmacie comunali
Lo ha disposto il sindaco Lorenzo Fiordelmondo, al loro posto quelli equivalenti, il Comune ha infatti accolto la proposta facente parte della campagna nazionale lanciata da movimenti civici, associazioni di sanitari e attivisti per i diritti umani, che denunciano il ruolo della multinazionale nel finanziamento dello Stato di Israele, accusato dalle Nazioni Unite di gravi violazioni del diritto internazionale
Jesi – Niente più ulteriore approvvigionamento di prodotti a marchio Teva nelle due farmacie comunali.
Lo ha disposto il sindaco Lorenzo Fiordelmondo, chiedendo all’amministratore unico di JesiServizi – che ha in gestione le due farmacie per conto del Comune – di interrompere fin da subito anche ogni vendita che sarà sostituita da farmaci equivalenti.
Il Comune di Jesi ha infatti accolto la proposta facente parte della campagna nazionale “Teva? No, grazie!”, lanciata da movimenti civici, associazioni di sanitari e attivisti per i diritti umani, che denunciano il ruolo della multinazionale israeliana nel finanziamento dello Stato di Israele, accusato dalle Nazioni Unite di gravi violazioni del diritto internazionale.
La decisione, scrive nella lettera il Sindaco «è maturata alla luce del ripetersi di episodi gravissimi, determinati da scelte delle autorità israeliane, di proseguire le operazioni militari a Gaza secondo una logica di controllo coercitivo del territorio e repressione della popolazione palestinese, in totale assenza di segnali di de-escalation e in aperta violazione dei principi del diritto internazionale umanitario e, a fronte di una assente risposta delle istituzioni internazionali, in presenza di una società civile e numerose associazioni che hanno dato avvio ad azioni di mobilitazione civile, tra le quali l’adozione di azioni di pressione economica nei confronti del Governo israeliano e di sostegno alla popolazione civile palestinese».
Il Sindaco ha sottolineato come il Consiglio comunale in questi ultimi due anni abbia preso posizione netta rispetto a quanto sta accadendo a Gaza: la prima nel novembre 2023, con un ordine del giorno di vicinanza e solidarietà a tutte le vittime, a tutti i civili della terra di Palestina, della fine degli attacchi violenti e indiscriminati e all’Italia, all’Europa e alla comunità internazionale di adoperarsi per la fine dell’escalation militare e il ritorno a colloqui di pace.
La seconda, nel gennaio 2025, con un ordine del giorno che, oltre a richiamare la necessità di un riconoscimento internazionale dello stato palestinese, affermava la propria solidarietà al popolo palestinese e il suo diritto all’indipendenza e alla sovranità nazionale.
La società civile di Jesi, ha ricordato inoltre il Sindaco, ha promosso svariate iniziative in grado di richiamare un impegno collettivo su tale tema come le manifestazioni “Camminiamo insieme per la Palestina” partita dai giardini agli Orti Pace o “Disertiamo il silenzio“, con l’obiettivo di fare rumore e denunciare la situazione a Gaza.
A tutto ciò si è aggiunta, nell’agosto scorso, la petizione di cittadini e associazioni che, a norma delle disposizioni dello Statuto comunale, hanno presentato all’Amministrazione comunale la richiesta “Stop ai prodotti “made in Israele” nelle due farmacie gestite dalla società comunale “JesiServizi S.r.l”: medicinali, cosmetici, alimenti e tecnologia”.
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