Cronaca
Jesi Non solo degrado in via Monte Tabor: «Da sei anni in mezzo ai rifiuti»
La voce dei residenti: «Segnalazioni inascoltate, ora basta, non sappiamo più come e dove metterli», e poi c’è il problema della via privata ma a uso pubblico
Jesi – Ancora uno scarico abusivo, stavolta soprattutto di materiale edile, in via Monte Tabor.
Sul posto è intervenuta ieri mattina la Polizia Locale per un sopralluogo, insieme a JesiServizi, Società comunale che gestisce la gestione del ciclo integrato dei rifiuti, la tutela ambientale e la salvaguardia dell’igiene pubblica.
La scena, purtroppo, non è nuova. Lo conferma una residente della zona, esasperata: «È l’ennesima volta. Faccio segnalazioni dal 2019, ma la situazione è sempre la stessa, anzi peggiora».

Via Monte Tabor, che si immette su via dei Fornaciai, traversa di via Roma, è da anni teatro di abbandoni incontrollati di rifiuti di ogni genere: ingombranti, mobili, sacchi, persino sedie e camere da letto.
Secondo la testimonianza raccolta, il problema affonda le radici in un paradosso burocratico che lascia i residenti in balia del degrado.

«Quando è iniziata la raccolta differenziata a Jesi, solo alcuni civici di via Monte Tabor sono stati autorizzati a conferire i rifiuti nel punto assegnato. La strada è privata e JesiServizi non entra per il porta a porta. Ma quella via, in realtà, è a uso pubblico da sempre: ci passano tutti, ci sono l’asfalto del Comune, l’illuminazione pubblica».

Un nodo irrisolto che ha trasformato l’area in una calamita per i rifiuti proveniente da tutta la città, e non solo, complice anche la presenza dei bidoncini domestici.
«Li vedono lì e pensano che sia un punto di raccolta pubblico, è diventato un inferno».

Le richieste dei residenti non sono mancate: sopralluoghi, Pec, telefonate, contatti con l’assessore Tesei, perfino la proposta di installare fototrappole per individuare e sanzionare i responsabili degli abbandoni. Ma nemmeno questo è stato possibile.

Anche il Team Plastic Free Marche Umbria, ha sottolineato come una città bella come Jesi, spesso sia teatro di scenari simili «dovuti alla mancanza di educazione civica e ambientale e/o disinteresse per il proprio territorio», le parole di Leonardo Puliti, referente regionale, che rinnova l’invito alle Amministrazioni, scuole, associazioni e parrocchie a dare sempre più spazio a queste tematiche nei loro spazi formativi.

«Le fototrappole non ce le mettono perché, se noi lasciamo i nostri bidoni lì come ci è stato indicato, rischiamo di prenderci la multa anche noi. È grottesco».
Una beffa che si aggiunge al danno. Perché nemmeno l’alternativa proposta – ovvero lasciare i rifiuti davanti alle abitazioni – ha portato a una soluzione.

«Tre settimane fa ci hanno detto di metterli davanti a casa. Lo abbiamo fatto. Ma per tutta la settimana nessuno è passato a ritirarli. Abbiamo avuto la spazzatura davanti alla porta per giorni. Non sappiamo più cosa fare»
Al degrado visivo e au cattivi odori si aggiungono anche infestazioni di ratti, attratti dai residui di more sotto due alberi di gelso mai potati e cresciuti proprio accanto alla discarica improvvisata.
«Ci sono topi enormi, buche, tane. Con l’arrivo del caldo sarà ancora peggio, aggiungo anche che la strada è pericolosa: nessuno la pulisce, le more schiacciate a terra fanno scivolare le persone. È caduto il postino, sono caduti ragazzi in motorino e perfino i pedoni».

Oltre al problema dei rifiuti, la residente denuncia anche l’abbandono della viabilità: via Monte Tabor, privata ma a uso pubblico, non ha segnaletica e, quindi, mancano regole.
«La via è privata e nessuno si preoccupa di altro, è divisa in frazionamenti di proprietà diverse, a suo tempo mandai anche una Pec al Comune per un sopralluogo al fine di capire se poteva essere acquisita dal Comune in modo da regolamentarla con la segnaletica, mettere i divieti di sosta. Qui chiunque arriva e parcheggia in mezzo blocca la via, e non possiamo dotarci di un passo carrabile perché non si sa a chi, dove, e come metterlo».
In conclusione, l’appello è chiaro.
«Basterebbe che JesiServizi venisse a prendere la spazzatura come promesso. Se i bidoni spariscono, forse la gente smette di portare immondizia. Ma servono anche controlli. Qui non è che la spazzatura compare una volta al mille, succede quotidianamente, c’è chi porta armadi, sedie a tutte le ore del giorno e della notte, in sei anni penso che se avessero voluto avrebbero trovato il tempo, magari qualcuno potevano beccarlo, non è mai stata fatto».

Sei anni di segnalazioni, promesse, disagi e silenzi. Resudenti, esausti, chiedono risposte concrete. Ora.
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