Cronaca
Jesi Nuovo Al Huda, minacce alla Giunta: «Dovrà fare i conti col piombo»
Duro intervento del primo cittadino dopo i commenti intimidatori sui social apparsi in relazione all’inaugurazione del Centro culturale islamico di via Cascamificio: «Metterò un argine a questa deriva verbale e materiale»
Jesi – Il Sindaco di Jesi, Lorenzo Fiordelmondo, non è certo uno molto social. Almeno a confronto di alcuni suoi colleghi che oggi, forse approfittando del potenziale di questi canali, litigano, annunciano e commentano a profusione, quasi espletando le loro funzioni più attraverso i tastierini degli smartphone che con delibere e atti.
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Quanto letto ieri nell’universo social, però, non poteva farlo passare sotto silenzio. Dai commenti alla notizia relativa all’inaugurazione di domenica scorsa della nuova sede del Centro Culturale Islamico Al Huda di via del Cascamificio, infatti, sono venute fuori posizioni espresse in modo pesante nella manifestazione del proprio dissenso.
Al taglio del nastro della nuova casa – come era stata definita – erano presenti primo cittadino e l’intera Giunta, gente del quartiere San Giuseppe e non solo, associazioni, oltre naturalmente alla folla dei diretti interessati della comunità islamica che avevano contribuito da soli, ognuno per la propria parte, a reperire i necessari finanziamenti per acquisto e ristrutturazione dell’immobile. Ma, evidentemente c’è, comunque, chi tutto questo non lo ha preso bene. Sebbene non sia, nel panorama generale, che una delle tante volte.
Stavolta, però, si è andati di molto oltre. E così livore e intolleranza sono stati riversati prima commentando con un «è ora che questi amministratori di sinistra, che sono contro gli italiani ed a favore di questi islamici, si levino dai c*****i e vadano dove comanda l’Islam». (congiuntivi e punteggiatura li abbiamo aggiunti noi per facilitare la lettura – ndr), poi rincarando la dose con uno sciagurato «…dovrà fare i conti con il piombo». Concludendo con l’eloquente augurio «un colpo a tutti».

Una minaccia che non lascia spazio ad alcuna considerazione sull’a chi diretta, chiunque sia, minaccia resta, e al cospetto della quale il primo cittadino non ha voluto girarsi dall’altra parte.
«Una giornata di festa, con tante persone, non solo fedeli, che hanno accolto quella giornata con gioia – ha scritto Lorenzo Fiordelmondo nel proprio profilo personale -. Nonostante questo, qualcuno ha rovesciato tutta la propria cattiveria e frustrazione sotto forma di commenti indecorosi».
E il passaggio più pesante, dove «si intima a chi amministra la città che Sì, però dovrà fare i conti col piombo».
Il Sindaco ha pubblicato lo screenshot dei commenti, avendo premura di celare nome e foto-profilo dell’autore. Tuttavia, dopo aver fatto capire che di fronte a polemiche anche accese sul suo operato ha più volte lasciato correre per via del ruolo rivestito, ha promesso di volere mettere un argine di fronte a questo episodio in cui il si è persi proprio oltre il lecito.

«Minacce gratuite, violente e inaccettabili. Darò fondo ad ogni azione – assicura il Sindaco di Jesi – per cercare di tracciare un argine alla deriva materiale e verbale alla quale non intendo né adeguarmi, né tantomeno arrendermi. Jesi è una città intelligente, dal graffio elegante quando occorre. Una cosa però è il dibattito, anche quello acceso, altro le minacce e la violenza. La speranza è che sappia custodirlo e conservarlo con cura, prendendo le distanze da chi lo deturpa».
La pagina dei cosiddetti Anni di piombo, quelli del terrorismo rosso e nero, è tra le più buie della storia repubblicana. Agli estremismi di entrambe le parti lo Stato seppe reagire con fermezza, vincendo la sfida e salvando la convivenza civile democratica che sembrò in bilico per lunghi anni, consegnando così quella parentesi alla storia.
Ed è proprio nella storia che certe pulsioni dovrebbero restare chiuse.
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