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Cronaca

JESI / Polemica sui banchi con le rotelle: «Noi li utilizziamo»

Massimo Fabrizi, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Federico II, spiega che i 300 banchi a disposizione saranno suddivisi per i nove plessi

JESI, 10 novembre 2020Sono poco pratici e anche senza freni ma in qualche caso potrebbero rivelarsi utili. Loro malgrado, però, i banchi con le rotelle sono finiti nell’occhio del ciclone anche perché alcune foto li mostrano accatastati, inutilizzati, nell’aula magna della scuola Federico II di Jesi.

Sono stati ideati per il distanziamento anti Covid ma molti degli stessi alunni e dei medesimi docenti che li dovrebbero utilizzare li ritengono inefficaci e poco pratici per via del piano di lavoro esiguo che non consente di posizionare adeguatamente il materiale scolastico e anche perché non sono forniti di freni, con il rischio incombente di trasformare l’aula in un piccolo ma pericoloso kartodromo.

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«Da noi, una ventina di giorni fa, ne sono giunti 300 – spiega Massimo Fabrizi (foto in primo piano), il disponibile dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Federico II e provvisoriamente li abbiamo posizionati in aula magna per poi trasferirli nei vari plessi: la nostra scuola ne conta ben 9, quattro di scuola dell’infanzia, tre di scuola elementare e una media. Alcuni li abbiamo sistemati in biblioteca, altri nell’aula di informatica e altri ancora nell’aula “blog”, adibita a nostra redazione di piccoli alunni giornalisti ma poi molti altri banchi saranno utilizzati anche nelle aule».

L’istituto Federico II ha ben 1080 studenti iscritti e il dirigente Massimo Fabrizi ricopre il ruolo nella scuola jesina da 4 anni, dall’anno scolastico 2017-2018. Difende la scelta di avere questo tipo di banchi anche se ammette alcune difficoltà.

«Sono sprovvisti di freni e il tavolino non è ampio anche se la seduta è molto comoda. Ritengo che il loro utilizzo sia soprattutto un problema di educazione mentale e anche un fatto culturale: in nord Europa gli studenti lavorano su questo tipo di banchi e non si lamentano. Ci hanno messo a disposizione questi strumenti, acquistati con soldi pubblici e noi li utilizziamo volentieri perché consentono un uso funzionale adatto al mantenimento delle distanze di sicurezza di almeno un metro tra i vari alunni».

Gianluca Fenucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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