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Jesi Storia del Mutuo Soccorso, la solidarietà tra pari

Presentato il libro di Valentina Pietrangeli che illustra l’operato delle Società anche nella realtà jesina dove hanno lasciato una impronta “rivoluzionaria”

Jesi – Presentato nella Sala maggiore della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, alla presenza di un numeroso pubblico composto da ogni fascia di età, condizione sociale e appartenenza politica ma unito dall’interesse per l’approfondimento di una parte storica molto importante della città, il libro Il Mutuo Soccorso a Jesi, commissionato dal Centro cooperativo mazziniano Pensiero e Azione.

Con il coordinamento di Mario Sardella, Presidente della Cooperativa, l’autrice Valentina Pietrangeli sotto l’impulso del prof. Riccardo Piccioni, coordinatore e supervisore del lavoro, ha illustrato la sua ricerca.



Il libro illustra l’operato delle Società di Mutuo Soccorso dal punto di vista storico e geografico, partendo dalle sue radici e arrivando sino alla fine del Novecento, con principi che superassero in modernità l‘idea di assistenza caritatevole della chiesa per aprirsi all’idea di una solidarietà tra pari, che sarebbe sfociata nella costruzione di un moderno Stato Sociale.

Si è passati, poi, ad analizzare la realtà jesina, nella quale proliferarono queste Società, a opera soprattutto di repubblicani e mazziniani, delle difficoltà e anche dei pericoli a cui andarono incontro durante il fascismo e, infine, della loro trasformazione e definitiva chiusura.

L’ultimo, che ha cessato la propria attività, è stato nel 1920 il Mutuo Soccorso Mazzini. in via Garibaldi che sorgeva nello spazio in cui è stato realizzato recentemente un piccolo parcheggio.

L’esigenza di pubblicare questa nuova ricerca storica è nata dalla consapevolezza che sono tutti scomparsi coloro che hanno vissuto questa fase gloriosa e che tra un po’ nemmeno da chi ne ha sentito parlare potranno più venire testimonianze.

Eppure anche la ricerca più approfondita rende l’idea di ciò che hanno significato queste Società.

Pensare che artigiani, operai, lavoratori in genere, che sicuramente non avevano salari importanti, si autotassassero e a ogni paga ne togliessero una parte per darla alla cassa di queste Società per aiutare chi si trovasse in situazioni di bisogno, è semplicemente un’azione rivoluzionaria.

Insomma, chi non poteva lavorare, per malattia, per incidente o perché disoccupato, riceveva un aiuto economico per poter vivere.
Non sempre questi finanziamenti potevano essere restituiti, quasi mai, chi li faceva li avrebbe utilizzati a sua volta.

A tutto ciò va aggiunto che in alcune di queste strutture venivano anche create scuole per lavoratori analfabeti e per i loro figli, gli insegnanti naturalmente operavano in modo assolutamente gratuito.

Nell’ultima struttura. quella che è stata abbattuta perché pericolante, agli inizi degli anni 90 era presente una stanza adibita ad aula scolastica con ancora i vecchi banchi di legno.

Il libro è stato offerto gratuitamente a tutti i presenti, altri ne verranno donati agli Enti istituzionali e culturali.

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