Attualità
Moie “L’intollerabile distanza”, il nuovo Quaderno del Gruppo Solidarietà
La presentazione domani domenica 14 settembre, alle ore 17.30, presso la biblioteca La Fornace: il giornalista Vincenzo Varagona dialogherà con Fabio Ragaini, responsabile del Grusol
Moie – L’intollerabile distanza – persone non autosufficienti e servizi nelle Marche, è il titolo dell’ultimo lavoro editoriale del Gruppo Solidarietà, e verrà presentato domani, domenica 14 settembre, alle ore 17.30, presso la biblioteca La Fornace (foto in primo piano).
Vincenzo Varagona, giornalista e presidente Unione Stampa Cattolica Italiana, dialogherà con Fabio Ragaini, curatore e del libro e responsabile del Grusol.
Il nuovo Quaderno (l’undicesimo sulle politiche regionali) raccoglie parte del lavoro, dell’ultimo biennio, di analisi dell’Osservatorio sulle politiche sociali del Gruppo Solidarietà. Affronta quattro temi, legati tra loro. Ogni tema è stato analizzato e sviluppato attraverso l’analisi di dati che il Gruppo Solidarietà ha prima cercato e poi elaborato attraverso un filo conduttore: gli effetti e l’impatto sulle persone.
Un materiale a disposizione di quanti, a partire dalle Istituzioni ad ogni livello, vogliono affrontare con rigore e sperabilmente con una certa passione, esigenze spesso vitali di molte persone. Condizioni, non dimentichiamolo, che in un domani assai vicino, potrebbero riguardare ciascuno di noi.

Nei quattro capitoli, in particolare, sono stati affrontati i seguenti temi.
1) Il rapporto tra esigenze delle persone (la cosiddetta domanda) e l’offerta di sostegni, interventi, servizi. Circa l’85% delle persone che hanno necessità di assistenza continuativa, vive a casa. Solo il 25% di queste (con una differenza significativa tra persone con meno e più di 65 anni) riceve, una qualche forma di sostegno, che può tradursi anche in qualche ora settimanale di assistenza domiciliare o in pochi euro al giorno di contributo economico a sostegno del lavoro di cura.
2) Come si sostanzia il sostegno alla domiciliarità. Se il 25% delle persone con necessità di assistenza continuativa che vive a casa riceve una qualche forma di sostegno, gli stessi si caratterizzano per una forte disomogeneità, in termini di criteri di finanziamento, erogazione, destinatari. Sostegni che in alcuni casi si sommano in altri si escludono. Inoltre, per una quota consistente di questi, stimabile in almeno il 50%, l’impegno dei servizi territoriali è solo di tipo amministrativo.
3) Quanto pagano e quanto dovrebbero pagare le persone che vivono nelle residenze per anziani. Il focus è incentrato sul tema delle quote sociali, che si traduce, anche se non si dovrebbe, quasi automaticamente in rette a carico dei residenti e dei loro familiari. Nei materiali che pubblichiamo abbiamo confrontato ed identificato, attraverso l’analisi delle singole convenzioni, a quanto ammontano le quote a carico dei residenti nel triennio 2022-2024. La sottostima della tariffa e l’inadeguatezza degli standard offerti rispetto ai bisogni reali delle persone hanno come effetto il sottodimensionamento della quota sanitaria (lontana dal coprire il 50% del costo giornaliero) e il conseguente aumento delle quote sociali, con costi che ne rendono spesso insostenibile l’accesso.
4) La situazione delle liste di attesa nei servizi territoriali. Si tratta di un aspetto strettamente legato al rapporto tra domanda e offerta indagato nel primo capitolo. Quanto più ampia è la forbice, tanto più si cerca di impedire che questa condizione sia conosciuta. Più è conosciuta più le Istituzioni sono chiamate a doverne dar conto. I materiali documentano il lavoro del Gruppo volto a conoscere la situazione di minori con disturbi di apprendimento, bisogni educativi speciali o disabilità, in attesa di una prima valutazione da parte delle Unità multidisciplinari: circa 2.000 nel territorio regionale con tempi di attesa per la valutazione che arrivano fino a 4 anni. Non meno pesante il quadro riguardante il numero di persone anziane non autosufficienti in attesa di un posto in residenza. Due casi emblematici che indicano quanto siano sottovalutate le esigenze di larghe fasce di popolazione. Ci siamo chiesti nel titolo del capitolo se “le liste non sono tutte uguali”, con riferimento al non meno grave tema delle liste per una visita o un esame strumentale, sui quali però non manca l’attenzione pubblica e mediatica.
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