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SAN PAOLO DI JESI / LE “ZITELLE”, GLI ABITI SETTECENTESCHI E LA TRADIZIONE

La “Cavata” domani, domenica 20, con l’estrazione per acquisire il diritto a un sussidio di 500 euro al momento del matrimonio

SAN PAOLO DI JESI, 19 ottobre 2019 – Appuntamento domani 20 ottobre con la tradizionale “Cavata delle zitelle” nell’ambito della Festa del vì de visciola.

Si potranno ammirare giovani ragazze sfilare in abiti d’epoca per le vie del paese e fare la pigiatura dell’uva.

Concluderà la serata il momento più atteso: l’estrazione delle due zitelle che acquisiranno il diritto a ricevere, al momento del loro matrimonio, un sussidio (dotale) di 500 euro.

«Un tuffo nel passato affascinante –  sottolinea una giovane residente, Consuelo Pollonara – ma che nel tempo sembra essere diventato semplicemente una rappresentazione teatrale, uno spettacolo che incanta i visitatori con i sorrisi, gli abiti sfarzosi, e che tenta di nascondere tutte le tensioni che girano da anni attorno alla “Cavata delle zitelle”. Basta guardare le foto degli anni passati per notare che si vedono sempre gli stessi volti, le stesse ragazze che prendono parte alla festa. Viene dunque da chiedersi: ma dove sono le altre? Sempre più ragazze non partecipano alla manifestazione perché la considerano un’imposizione».

Tradizionalmente tutte le ragazze di San Paolo hanno sempre avuto il diritto di «essere imbussolate e di ricevere il sussidio dotale, per il solo fatto di avere un’età compresa tra i 18 ed i 28 anni ed essere residenti nel Comune, così come le loro madri, e le loro nonne prima di loro – continua -. Una tradizione che va avanti da circa 300 anni, da quando un parroco del luogo, il reverendo don Antonio Agabiti, decise di lasciare alla sua morte i proventi dei suoi terreni alle ragazze povere del paese, per permettere loro di avere una dote e poter trovare marito. Da alcuni anni però l’Amministrazione comunale ha deciso, con delibera di giunta, di concedere il sussidio solo alle ragazze che danno la disponibilità a vestirsi e sfilare in abiti d’epoca».

Un vincolo, secondo Consuelo, «che ha fatto allontanare sempre di più le ragazze dalla tradizione e dalla festa e che le ha fatte sentire sempre più discriminate. Inutili anche i tentativi da parte di alcune di chiedere un cambiamento di tali regole, tutti rimasti inascoltati. Viene dunque da chiedersi: si può veramente nel 2019 chiedere a ragazze – anche timide o introverse – di mettersi un vestito, di sfilare di fronte a tante persone, di fare sorrisi alle telecamere per avere un sussidio che, nell’intenzione originaria, nasceva come atto di carità cristiana? Si può ancora invocare la “tradizione” per mascherare l’ingiustizia dietro la buona riuscita di una festa, che, per alcune di noi, non è più tale?».

(e.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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