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Jesi Calogero Vicari alla Maratona di New York: «Promessa fatta 32 anni fa»

Il voto alla Madonna nel 1992 in un momento molto delicato per lui e la famiglia: «Sarei arrivato al traguardo anche con i gomiti»

JesiCalogero Vicari è rientrato in Italia il 5 novembre con 42,195 chilometri sulle spalle, il cuore colmo di emozioni e l’animo appagato per aver mantenuto finalmente la sua promessa, custodita per ben 32 anni.

Il 63enne ex sottufficiale della Guardia di Finanza era partito il 30 ottobre alla volta della Maratona di New York, non per semplice desiderio di avventura sportiva, ma per tenere fede a un impegno che si era dato più di trent’anni fa.

Per Calogero, il traguardo della maratona non era solo una linea da attraversare: era anche la realizzazione di un sogno lungo un trentennio. E che racchiudeva una storia fatta di fede, speranza e determinazione, nella quale confluiva una vicenda personale profonda e dolorosa originatasi nel 1992.

Era il 3 maggio di quell’anno quando suo figlio Marco venne alla luce. Solo 25 giorni dopo, il 28 maggio, sua moglie dovette affrontare un intervento delicato.

Furono giorni di grande ansia e preghiera durante i quali Calogero fece una promessa alla Madonna: se sua moglie si fosse salvata, un giorno avrebbe corso alla Maratona di New York. Per lui, che non aveva mai frequentato tali distanze, era un impegno quasi impossibile da mantenere. Eppure, il desiderio di non tradire quella promessa lo accompagnò negli anni, rappresentando un faro nei momenti più duri.

Gli anni erano poi passati, ma il sognopromessa non se n’era andato, anzi era rimasti più prepotente che mai.

Quando Calogero svestì la divisa per la meritata quiescenza, alcuni amici, sapendo del suo desiderio grande di andare a New York pensarono che potesse essere il regalo ideale, che avrebbe permesso al neo pensionato di realizzarlo. Ma nessuno immaginava che dietro c’era qualcosa di più.

Lui nel tempo aveva già partecipato a diverse mezze maratone, come quella simbolica da Jesi a Loreto, una corsa dedicata alla Madonna per ringraziarla in un momento difficile per la sua famiglia che si era risolto per il meglio.

Fu in quella circostanza, conclusa in 4 ore e 20 minuti, che realizzò l’idea: «Forse la Maratona di New York è alla mia portata».

Il giorno della partenza, Calogero era pronto, fisicamente ed emotivamente.

«Deciso a mantenere la promessa, verso la Grande Mela» racconta. Il figlio Marco, in Italia, e la moglie, con lui, hanno seguito la maratona in tempo reale tramite un’applicazione, emozionati e orgogliosi.

«Quando ho finito la corsa (tempo impiegato 5:16:02), Marco mi ha detto: “Ti ho riconosciuto tra tanti. Quando sei arrivato ti sei fatto il segno della croce e hai alzato le braccia al cielo», ricorda Calogero con emozione.

Non aveva detto nulla alla famiglia del significato profondo di quella corsa, ma dentro di sé sapeva che nulla avrebbe potuto fermarlo: «Sarei arrivato al traguardo anche con i gomiti. La promessa dovevo mantenerla».

«Alla ragazza americana che mi ha messo al collo la medaglia e mi ha chiesto perché piangessi, le ho detto proprio perchè dopo tanti anni ero riuscito a mantenere una promessa, e ora potevo finalmente dirlo alla mia famiglia».

«Siamo venuti a New York perché avevo fatto questa promessa 32 anni fa, oggi finalmente l’ho mantenuta», ha finalmente raccontato alla moglie Filippa al termine della gara, abbracciandola.

«Voglio ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a realizzare il mio sogno e mi hanno sostenuto», ci tiene a sottolineare il maratoneta.

Ora un nuovo inizio, con la prospettiva di correre solo per il piacere di farlo, a cuor leggero, senza promesse da mantenere. Anche se lui, ormai, sa bene come si fa.

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