Cronaca
Cerreto d’Esi Vertenza Electrolux, da Roma timidi segnali di apertura
Nel prossimo incontro del 14 luglio, sindacati chiederanno più concretezza
Cerreto d’Esi – Primi timidi segnali di apertura nell’ambito della vertenza Electrolux che per le Marche si traduce nella chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi con conseguenti 170 esuberi diretti e molti altri indiretti, per l’indotto.
Oggi, a Roma, nella sede del ministero delle Imprese e del Made in italy, si è svolto il secondo incontro del tavolo tecnico che ha visto il management della multinazionale svedese e i rappresentanti dei sindacati di categoria Fiom-Fim-Uilm, dai nazionali ai territoriali, comprese le Rsu degli stabilimenti italiani del Gruppo, discutere per circa 3 ore.
Al termine della riunione, secondo il comunicato congiunto delle parti sociali, Electrolux «ha espresso una disponibilità di massima a discutere di un nuovo piano, ma in modo ancora generico e del tutto insufficiente. Inoltre emerge con sempre maggiore evidenza che solo un intervento straordinario delle istituzioni può salvaguardare il settore e sbloccare la vertenza», si legge nella nota. Nel prossimo incontro del 14 luglio «attendiamo delle prime risposte dalla azienda, a partire da Cerreto, mentre il 21 luglio chiederemo una azione forte a Governo o Regioni», fanno riferimento al nuovo incontro in plenaria con la presenza anche delle Istituzioni ministeriali, regionali e comunali.
Per il resto Electrolux ha ribadito i motivi che hanno portato alla stesura del piano con oltre 1.700 esuberi in Italia: una domanda di mercato post pandemia inferiore alle proiezioni, un calo dei prezzi medi di vendita dei prodotti, una maggiore capacità concorrenziale delle case asiatiche rispetto al previsto grazie ai minori costi di produzione.
Tuttavia Electrolux si è detta in linea di principio disposta a elaborare un piano industriale, a patto che si intervenga su alcune leve di competitività, quali la modifica della tassa europea Cbam che oggi insiste sulle importazioni dei soli componenti ma non sugli elettrodomestici finiti, il costo della energia, la modifica della organizzazione del lavoro, il sostegno all’innovazione e il contenimento dei costi strutturali.
I sindacati, dunque, tornano in pressing oltre che sull’azienda, anche sulle istituzioni europee «per una modifica della tassa europea Cbam e verificare con Governo e Regioni quali azioni straordinarie possono essere intraprese per salvaguardare il settore degli elettrodomestici e sbloccare la vertenza Electrolux, a partire dal costo dell’energia e dal sostegno alla ricerca», concludono.

In sede locale, Pierpaolo Pullini, della segreteria Fiom Marche, ribadisce la road map. «Sarà fondamentale che dal prossimo incontro l’azienda dica con chiarezza come intende garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Cerreto d’Esi. È importante ribadire che non c’ è una crisi di mercato tale da giustificare la chiusura della fabbrica, infatti è proprio l’Electrolux ad aver dichiarato che negli ultimi anni c’è stata una contrazione del mercato delle cappe del 14% mentre il plant di Cerreto è stato dissaturato per circa il 40%, spostando le produzioni fuori dall’Italia. Ragioniamo e discutiamo su come quelle produzioni si possano mantenere qua, a cominciare proprio dalle cappe di Cerreto d’Esi, unico stabilimento che rischia la completa cessazione di produzione. Dichiarare di garantire una continuità produttiva è un elemento che prima non c’era, ma non è assolutamente insufficiente a dire che qualcosa è cambiato. L’unica modalità che per noi è percorribile, è quella di capire come, con l’aiuto anche della politica, si possa continuare a produrre cappe a Cerreto, magari con qualche importante investimento in nuovi prodotti, cosa che manca ormai da qualche anno. Su questi temi siamo pronti a confrontarci su come rendere sostenibile lo stabilimento, nella logica che tutte le produzioni restino negli stabilimenti italiani, non ci siamo chiusure e licenziamenti. La politica dice di essere pronta a fare la sua parte. Adesso è fondamentale che anche Electrolux si sieda per parlare seriamente del futuro del gruppo in Italia», conclude.
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