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Vallesina Legge sulla Montagna: ricorso al Tar unica via per i Comuni esclusi

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale diventa operativa la riforma che cancella Cupramontana, Staffolo e Mergo dall’elenco dello status di realtà montane, la rabbia del sindaco Enrico Giampieri: «Cancellati oltre settant’anni di storia»

Cupramontana – Niente colpi di coda finali, nessuna sorpresa sul gong. La Legge sulla Montagna nr 131 del 12 settembre 2025, che stabilisce i nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani, ha terminato il suo iter, senza modifiche di sorta.

Il successivo Dpcm nr 121/2026 è stato regolarmente trascritto in Gazzetta Ufficiale, con il provvedimento che entrerà in vigore a partire dal 22 luglio.

Nelle Marche sono complessivamente 29 i Comuni depennati dalla graduatoria, mentre nel territorio della Vallesina a pagare dazio sono Cupramontana, Staffolo e Mergo.

I Sindaci dei Comuni esclusi hanno marciato fin da subito compatti contro un provvedimento estremamente penalizzante, in rappresentanza di popolazioni locali che già vivono enormi difficoltà quotidiane, tra desertificazione, spopolamento e perdita di servizi essenziali. La protesta è arrivata fino a Roma, davanti a Palazzo Montecitorio, ma le interlocuzioni trasversali non hanno portato ai frutti sperati. Sul fronte regionale, invece, i buoni propositi non sono riusciti nell’intento di inserirsi nella scelta governativa.

A questo punto, chiusa con perdite la partita politica, per i Comuni esclusi restano i tempi supplementari, ovvero l’ambito giudiziario. I Sindaci, congiuntamente, hanno già depositato un ricorso al Tar, con la speranza, che in realtà appare flebile, di riaprire i giochi.

Il Sindaco di Cupramontana Enrico Giampieri, estremamente combattivo fin dall’autunno scorso, non usa giri di parole andando ad additare i responsabili di quella che viene percepita come un’ingiustizia:

«Una scelta profondamente politica, che porta la responsabilità del Governo e della maggioranza che l’ha sostenuta. Una decisione destinata a incidere sulla distribuzione delle risorse, sugli incentivi, sui servizi, sulle opportunità di sviluppo e sul futuro delle aree interne, assunta senza costruire quel necessario consenso istituzionale che una riforma di questa portata avrebbe richiesto. Chi governa ha il diritto di scegliere. Ma ha anche il dovere di assumersi la responsabilità delle conseguenze delle proprie decisioni. Anche la Regione Marche non può sottrarsi alle proprie responsabilità. Avrebbe dovuto difendere con maggiore determinazione i suoi territori e impedire che una riforma così penalizzante producesse effetti tanto ingiusti per comunità che vivono ogni giorno le difficoltà dell’entroterra».

Enrico Giampieri alza ancora i toni, senza nessuna intenzione di posare a terra la scimitarra.

«In questi mesi qualcuno dei Sindaci esclusi uniti in questa triste vicenda, aveva proposto un gesto simbolico: riconsegnare la fascia tricolore al Presidente del Consiglio dei ministri. Io non lo farò. La fascia tricolore non appartiene ai Governi, ai Ministri o ai Presidenti di Regione. Appartiene ai cittadini di Cupramontana. È il simbolo della fiducia che la mia comunità mi ha affidato e continuerò a indossarla con lo stesso orgoglio, la stessa determinazione e lo stesso senso delle istituzioni con cui ho difeso il nostro territorio fino ad oggi. Continuerò a lottare perché Cupramontana non chiede privilegi. Chiede soltanto giustizia, pari dignità e il diritto di essere valutata per la sua reale condizione territoriale, sociale ed economica, non attraverso criteri burocratici incapaci di raccontare la vita delle nostre comunità».

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