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L’ARTICOLO / Come il Covid ha cambiato la nostra vita

Un’analisi accurata per capire meglio l’origine della pandemia e per interpretare le considerazioni degli esperti

Oggigiorno la nostra vita è particolarmente condizionata da un evento pandemico identificato dalla sigla Covid-19 del quale cercheremo di capirci meglio anche per interpretare le considerazioni che un numero crescente di esperti ci trasmettono attraverso i media.

Covid-19 è il nome della malattia, il cui responsabile è un virus etichettato come Sars Cov 2 appartenente alla famiglia dei Coronavirus che include una varietà di specie le quali causano diverse patologie, dal banale raffreddore alla severa sindrome respiratoria imputabile al Sars Cov 1 la cui vittima più illustre è colui che lo ha identificato: il medico marchigiano Carlo Urbani.

Ma che cos’è un virus? E’ un microrganismo incompleto poiché gli manca il laboratorio per realizzare la propria replicazione e pertanto si serve di quello di cellule più organizzate dopo averle parassitate; non solo cellule umane ma anche batteriche, vegetali, animali, e proprio da questi, sia domestici (polli, maiali) che selvaggi (uccelli, pipistrelli, zanzare ) spesso mutuiamo l’infezione. Quando una nostra cellula viene infettata, il virus ne altera le istruzioni geniche codificate nel Dna nucleico determinandone una severa alterazione.

Questa a sua volta causa l’attivazione del sistema immunitario il quale non la riconosce più come propria: questo mix di aggressioni si traduce nella devastazione sia anatomica che funzionale del tessuto coinvolto (generalmente il polmone ) con effetti spesso letali sull’individuo. Soffermiamoci ora sul termine pandemia: questa parola deriva dal greco pandemos, letteralmente “ tutto il popolo “(anche se i poveri muoiono più frequentemente dei ricchi) e indica la condizione per cui un’infezione ha coinvolto la quasi totalità dei paesi del globo… Ritengo che le cause principali vanno ascritte ad almeno quattro dinamiche:

  • Globalizzazione: particolarmente riferita alla massiccia movimentazione di merci e persone, queste a fine di business, migrazione, turismo.
  • Urbanizzazione: oggi sempre di più gli individui nel mondo abbandonano le campagne per le città dove ci sono più opportunità di lavoro, istruzione e tempo libero, determinando spesso enormi aggregati metropolitani con diversi milioni di abitanti e conseguenti enormi problemi di organizzazione e igiene.
  • Riscaldamento climatico: il diffuso aumento della temperatura media del pianeta, in larga parte legato all’attività antropica, ha permesso ad alcune specie endemiche dei Paesi tropicali, spesso vettori virali come le zanzare, di insediarsi a latitudini temperate e nordiche.
  • Distruzione ambientale: la sempre più affannosa ricerca di terre coltivabili ( Brasile) e di materie prime (Africa, Asia ) ha spinto l’uomo verso la violazione di habitat reconditi ed il contatto con entità biologiche ivi confinate.

Intanto chiariamo una cosa, a monte della virulentazione di un microrganismo sia mutuato da animali che dall’ambiente c’è una mutazione dello stesso, spesso casuale. Nel caso della “spagnola la mutazione ha riguardato un virus influenzale (del tipo H1n1) alloggiato nel pollame da cortile, probabilmente negli Stati Uniti ed è sbarcato in Europa con i soldati americani che arrivarono in Francia; l’elevata contagiosità fece sì che si espandesse in tutto il mondo determinando la morte di quasi 50 milioni di persone in parte causata da sovrainfezioni batteriche legate alla malnutrizione ed alla distruzione della guerra.

Intorno al 1350 a infliggere alla popolazione dell’Eurasia un pesante tributo in termini di vite umane fu un batterio (Yersinia pestis ) che causa la peste. La mutazione sembra sia avvenuta in Asia e l’epidemia è poi arrivata in Europa attraverso le rotte commerciali della “ via della seta e con le invasioni delle orde mongole. Secondo gli storici un episodio significativo è stato l’assedio della colonia genovese di Kaffa nella penisola di Crimea, conclusosi con la fuga degli assediati già contaminati da cadaveri scagliati all’interno delle mura, verso la penisola italica…

La cosa interessante è rappresentata dalla scoperta che il Dna batterico rinvenuto dai denti dei deceduti ammassati in fosse comuni mostra una mutazione temporale. Datando gli scheletri con il radiocarbonio, si rileva che i ceppi batterici più tardivi hanno perso le sequenze geniche correlate alla maggior virulenza. Questo ci suggerisce che seppur in assenza di grandi presidi medici, l’epidemia si estingue poiché si selezionano ceppi del microrganismo meno letali per l’ospite: purtroppo al prezzo di un elevato numero di decessi.

Diversamente da allora oggi disponiamo di armi ben più efficaci come i vaccini e gli anticorpi monoclonali, ma di questo parleremo.


Bruno Bonci

(già operatore presso Microbiologia Ospedali Riuniti di Ancona, già docente Univpm di Ancona)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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