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Attualità

CINGOLI / Covid-19, la dura battaglia di Lorella e della sua famiglia

Infermiera in pensione, è stata ricoverata lo scorso marzo al “Carlo Urbani” di Jesi insieme ai genitori, sua madre non ce l’ha fatta

CINGOLI, 20 aprile 2021 – Sono stati due mesi duri a Cingoli a causa dei numerosi contagi da Covid-19 che hanno coinvolto la popolazione. Qualcuno è riuscito a guarire, purtroppo altre persone non ce l’hanno fatta. È il caso della famiglia Broglia, molto conosciuta per via di un’attività commerciale nel centro storicoLorella, infermiera in pensione, ci raccontato la dura esperienza sua e dei suoi familiari.

«Pochi giorni dopo il ricovero dei miei genitori – spiega – e dopo tre giorni dalla diagnosi di Covid che ho cercato di curare a casa, il medico dell’Usca ha deciso per il mio trasferimento all’ospedale. Sono così arrivata al pronto soccorso di Jesi in seguito a vari accertamenti, le mie condizioni sono peggiorate: il flusso dell’erogatore dell’ossigeno mi è stato progressivamente aumentato nei tre giorni successivi, quando il medico mi ha detto Signora, dobbiamo mettere il casco”. E’ stato uno dei momenti peggiori, perché sapevo che se con il casco non ci sarebbero stati miglioramenti, sarei stata intubata».

«Sono stati momenti di grande ansia e tensione.

«In me si alternavano speranza e paura – continua Lorella Broglia – fino a quando dopo tre giorni mi hanno detto che l’emogasanalisi era migliorato, così mi hanno tolto il casco, mi hanno rimesso la ventimask e mi hanno trasferito al quarto piano nel reparto Covid-1 (Ex Chirurgia). E’ stato un sollievo vedere un letto dopo 5 giorni di barella! Nei giorni seguenti c’è stato un graduale miglioramento e dopo una settimana mi hanno dimesso». 

In quei giorni per la famiglia Broglia è purtroppo arrivato un grande dolore.

«Io sono stata fortunata – racconta Lorella – per essere tornata a casa, mentre mia madre non ce l’ha fatta e si è dovuta arrendere al covid mentre mio padre è ancora in ospedale».

Sua madre, Maria Luisa Sbergamo, per tutti Marisa, è deceduta il 13 marzo a 83 anniera molto conosciuta a Cingoli per la sua attività di animatrice parrocchiale. Suo padre Vincenzo Broglia, originario di Villa Potenza di Macerata, è titolare di un negozio di tessuti in via Ferri, nei pressi di Porta Piana. 

«Non finirò mai di ringraziare – spiega Lorella – tutto il personale del pronto soccorso e del reparto Covid del quarto piano ex chirurgia dell’ospedale “Carlo Urbani” di Jesi, medici, infermieri, Oss e addetti alle pulizie, per la professionalità, l’empatia e l’attenzione con le quali svolgono il proprio lavoro anche a fine turno, nonostante siano stanchi e stressati anche dal fatto che per 8 ore indossano i vari dispositivi di protezione (e c’è chi si lamenta per portare la mascherina per mezz’ora). Sono sempre disponibili d attenti ai bisogni di noi pazienti, sempre pronti a tranquillizzarci, sostenerci, dandoci la voglia di lottare e vincere la malattia».

«Se un giorno li dovessi incontrare non li riconoscerei, perché di loro ho visto gli occhi e sentito la voce, ma li ricorderò sempre con affetto e gratitudine. Alla mia riconoscenza rispondevano sempre “E’ il mio lavoro”,  ma non è così, perché ci sono vari modi per svolgere il proprio lavoro e il loro è quello giusto: ne so qualcosa, dato per 40 anni ho svolto quello da infermiera fino all’agosto 2020, quando sono andata in pensione. Ringrazio anche i medici di base, dottoressa Patrizia Branchesi, il dottor Luigi Ippoliti e la dottoressa Giulia Leoni medico dell’Usca, per la disponibilità, la professionalità e la tempestività nel seguirci a casa».

I contagi a Cingoli stanno nettamente migliorando in questi giorni: dagli oltre 150 casi di metà marzo si è passati ai 53 positivi di oggi, con 111 persone in isolamento domiciliare.

Giacomo Grasselli 

giacomo.grasselli@qdmnotizie.it

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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