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Cronaca

Elezioni / Roberto Mancini: «L’alternativa vera siamo noi» (video e foto)

Continua il confronto con i candidati alla presidenza della Regione Marche, il candidato presidente di “Dipende da noi” ha risposto alle nostre domande

JESI, 10 settembre 2020 – In vista delle elezioni regionali del 20 – 21 settembre, continuano gli incontri con i candidati presidente nella redazione jesina di QdM Notizie. A farci visita questa volta è stato il professor Roberto Mancini, docente di filosofia all’università di Macerata e candidato di  Dipende da noi”.

“Dipende da noi” nasce circa un anno e mezzo fa, ponendosi a sinistra degli schieramenti politici presenti. Quale il vostro scopo principale ?

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Il nostro è movimento nato da cittadini che per passione vogliono coinvolgersi nell’attività che riguarda il bene comune di questa regione, e non da politici di professione. Lo scopo è lavorare con un metodo diverso di fare politica. Un tema gigantesco: se la politica è solo esercizio di potere, fa danni e abbandona le persone, come avvenuto nelle Marche. Noi invece vogliamo prendercene cura attraverso la partecipazione, l’ascolto, la conoscenza avanzata, un’etica verso le persone e la natura. Senza questi elementi non c’è una politica adeguata e democratica. Dobbiamo aprire una strada tra la comunità e l’istituzione regionale.

Roberto Mancini

Lei ha scritto un bel libro a proposito dell’utopia. Come definisce le vostre aspirazioni, utopia o concretezza ?

Direi un’utopia concreta. Utopia può significare una cosa che non si realizza mai. Se invece proviamo a tradurla con il termine “scelta”, allora non è impossibile ma dipende da noi, dall’impegno, dalla responsabilizzazione. Non vogliamo lasciare le Marche come sono: sulla ricostruzione, sulla sanità, sui servizi sociali, sulla differenza di genere, sulle politiche giovanili. Siamo un movimento giovane, e sappiamo che non arriveremo alla presidenza di Regione, ma avere una rappresentanza in Consiglio regionale è possibile, e significherebbe attivare quel circuito tra istituzione e società civile che secondo noi può far fiorire un metodo ad oggi inimmaginabile.

Le aspettative dei giovani difficilmente trovano rappresentanza dall’esito delle urne. Quale deve essere il ruolo della politica verso le generazioni più giovani?

Intanto la politica dovrebbe riconoscere i propri errori. Quello che i partiti convenzionali non sanno fare è l’autocritica. Le nuove generazioni sono state abbandonate e mal giudicate. Poi, non si può risolvere la relazione con loro in politiche giovanili che nella sostanza sono soltanto spazi sociali o concerti. Dobbiamo fare spazio in modo credibile, aprendo strade effettive di partecipazione, senza la pretesa di farne dei clienti della politica, ma riconoscendo la loro capacità di sguardo nuovo.

Uno dei temi salienti di questa campagna elettorale è rappresentato dalla questione “sanità”. Voi siete schierati per una trazione prettamente pubblica. Dove trovare le risorse per sostenere il vostro progetto?

Il problema è di orientamento, e in questi anni si è seguita una politica di privatizzazione, che vuol dire negare il diritto alla salute. Qualunque marchigiano se chiama il Cup trova la linea al terzo giorno e una volta concessa la data per la prestazione chiama un ente privato e deve pagare. Bisogna dire basta. Serve una sanità pubblica, accessibile e ben distribuita sul territorio. Non si può costruire un ospedale in ogni paese, e non ha senso fare grandi cattedrali nel deserto. Niente ospedali unici, occorre una rete ospedaliera adeguata. Ricordiamo però che sanità significa anche medicina preventiva, territoriale, con infermieri di comunità. Vanno quindi riattivati i presidi sanitari del territorio. Le risorse sono già arrivate e arriveranno dall’Europa, ma se non trovano un personale politico adeguato e un progetto che ne finalizzi l’uso, noi rischiamo lo spreco e forse anche fenomeni di corruzione.

Su questo come su tanti alti temi, anche qui nelle Marche, viviamo lo scontro ideologico tra destra e sinistra. Qual è la vostra idea generale di sinistra?

Sulla parola sinistra in Italia ci sono tanti equivoci. Noi siamo usciti malconci dal ventennio berlusconiano e ancora oggi seguono spinte leghiste e neofasciste. La destra nel nostro Paese è diffusa e ha grandi responsabilità rispetto alla situazione attuale, anche se la vulgata popolare tende a incolpare il nostro campo. Poi si commette l’errore di considerare il Partito democratico come forza di sinistra, e non è così. Quello è un partito che identifica il centro della società con il mercato. Per noi è, invece, la democrazia a dover governare la società. Sinistra deve significare inclusione, cioè accoglienza per ogni persona, che sia straniera, minore, disoccupata. Non può mai esistere motivo per escludere qualcuno dal godimento del bene comune.

Gli imprenditori hanno bisogno di accesso al credito quantitativo e veloce, ma intanto lo scenario muterà con la scalata di Intesa San Paolo nei confronti di Ubi Banca. Come vede la situazione nella nostra regione da questo punto di vista?

Oramai abbiamo banche di affari e non di credito. Gli istituti che avevano radici con il territorio sono diventati minoritari. Un’economia democratica invece, non ha bisogno di finanza ma di credito per le famiglie, per le imprese, per realizzare progetti. La Regione deve avere un ruolo di coordinamento tra le forze economiche locali, e può stabilire rapporti affidabili con quegli istituti di credito che sono interessati a rilanciare il rapporto con le comunità locali.

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Veniamo all’ambiente: non crede sia giunta l’ora di iniziare a parlare di economia sostenibile e non di sostenibilità ambientale?

Oggi sulla sostenibilità siamo di fronte alla retorica, e ogni partito, azienda o inquinatore la cita. Dobbiamo ridarle significato. Intanto deve essere attiva e non solo passiva. Deve essere l’economia a sostenerci e riequilibrare i sistemi naturali, in chiave ecologica. Questo significa la tutela dei beni comuni, dell’acqua, dell’aria, degli equilibri naturali, del patrimonio boschivo, agricoltura biologica, e riconversione delle aziende in prospettiva sostenibile. Il caso dell’Api a Falconara è clamoroso. Non possiamo più subire certi tipi di ricatti tra lavoro e salute.

Come ricordato dal Presidente Mattarella, il Covid ha lasciato enormi ferite nelle fasce più deboli della società, e riportato a galla il tema della povertà. Quali i provvedimenti da prendere per affrontare la questione ?

Serve un tavolo comune per la lotta alla povertà. La Regione deve diventare un’istituzione di garanzia e di coordinamento per generare lavoro. Poi, di fronte al disagio sociale diffuso, bisogna realizzare un coordinamento tra i  servizi sociali dei Comuni e il volontariato, che su questo, spesso, sono le uniche realtà di frontiera. Integrare le forze in modo sistematico e programmatico. La verità è che fino ad ora le condizioni delle fasce più deboli della società non sono state priorità per la politica.

Avvicinandosi la data delle elezioni, torna puntualmente in auge il tema del “voto utile”. Di conseguenza, il sostegno a “Dipende da noi” rappresenterebbe un aiuto al centrodestra nel vincere le elezioni. Lei cosa risponde ?

Tutto vogliamo, tranne aiutare la destra, che spesso in Italia è anticostituzionale, nostalgica del fascismo, razzista, grettamente localista. Ma il consenso che si immagina possa andare a destra, è la reazione naturale rispetto al come ha governato il centrosinistra. L’unico modo per fermarla è risanare una coscienza collettiva, riaprendo credibilità verso una sinistra etica, non ideologica, non liberista, attraverso un metodo diverso. Questo significa il voto a “Dipende da noi”. Creare un’alternava vera al non voto e alla reazione distruttiva che porta a votare per la destra.

L’esperienza di “Dipende da noi” continuerà anche dopo il 21 settembre, a prescindere da quello che sarà il risultato elettorale?

Assolutamente sì. Il nostro movimento è composto da persone che si impegnano per lavoro, o per passione, nel volontariato, nei problemi sociali, nella scuola, nella ricerca, e lo fanno da una vita. Ora abbiamo scoperto la bellezza di farlo insieme. Tra tutti i nostri candidati soltanto uno ha una tessera di partito. In questi mesi tante persone si sono avvicinate a noi, apprezzando il nostro approccio, e nessuno di noi permetterà che il cammino si esaurisca il 21 settembre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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