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Cronaca

Jesi / Altro che demolire, ci vorrebbero “due” Ponti San Carlo

Andreoli immobiliare 01-07-20

L’ingegner Massimo Belcecchi: «Non abbattere la struttura esistente ma declassarla, a questo punto le risorse impegnate si impiegherebbero per la realizzazione del nuovoda porsi laddove il vecchio Prg molto giustamente suggeriva, collegandolo alla superstrada»

di Redazione

Jesi, 28 settembre 2022 – Il Ponte San Carlo è una delle opere pubbliche che la nuova Amministrazione si trova ad affrontare, sarà finanziata con fondi della Regione Marche per il 50% del totale, della Provincia di Ancona e con il sostegno per la parte dei sottoservizi di Viva Servizi e del Comune, per un totale di circa 8milioni di euro.

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Un anno e mezzo circa la previsione della durata dei lavori sull’infrastruttura. Quella attuale ammalorata è interdetta al traffico dei mezzi pesanti dal maggio 2018. Il cantiere, salvo sorprese in fase di appalto, dovrebbe iniziare tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo.

E proprio di recente l’Amministrazione comunale ha avuto un incontro con i residenti del quartiere Minonna interessato dalla struttura da rifare. Perché, comunque, problemi di contatto con la città, a demolizione avviata, ci saranno, e con essi i disagi.

L’ingegner Massimo Belcecchi

La proposta dell’ingegner Massimo Belcecchi – non nuovo a questo tipo di prese di posizione – risolverebbe il problema: ma che abbattimento, dice, ci vorrebbero due ponti, quello che già c’è e quello nuovo.

Ingegner Massimo Belcecchi, lei aveva già preso posizione anche per precedenti opere pubbliche?

«Vorrei suggerire all’attuale Amministrazione comunale di non compiere le devastazioni che la precedente ha messo in atto in ordine alle scelte di carattere urbanistico (San Nicolò, ex convento Giuseppine, nuova Piazza Pergolesi con lo spostamento del monumento, come pure in Piazza della Repubblica). In particolare, in questo momento, non compia l’errore relativo alla demolizione e ricostruzione del ponte San Carlo, unico collegamento Jesi-Macerata».

Quale sarebbe la soluzione che proporrebbe?

«Intanto di non abbatterlo, il modello matematico fatto e le prove di laboratorio eseguite, infatti, consentirebbero di valutare scientificamente la reale portanza del manufatto in ambiente sismico, magari anche con modesti interventi strutturali (consiglio di leggere, anche tra le righe, la relazione del prof. Luigino Dezi in proposito, che spiega tutto molto esaustivamente) e, conseguentementedeclassando il ponte, mantenere, strategicamente, un collegamento in più».

Sarebbe l’ideale?

«A questo punto le risorse impegnate si impiegherebbero per la realizzazione del nuovo ponte, da porsi laddove il vecchio Prg molto giustamente suggeriva, non alterando, cioè, lo stato di fatto della viabilità in via Marconi ma, con il nuovo ponte, collegando secondo logica la città con la variante 76 Val dell’Esino nel modo più intelligente e cioè decongestionante per i residenti».

Ponte San Carlo come sarà
Non pensa sia troppo tardi?

«Mi sembra di capire che i fondi non provenienti dal bilancio comunale siano stanziati dalla Regione Marche, un organismo molto vicino alle istituzioni jesine, e che quindi, con la presentazione di un approfondito bilancio costi-benefici, per la cui realizzazione basterebbero pochi giorni, possa rendersi conto che esistano soluzioni alternative all’abbattimento “sic et simpliciter” del San Carlo e, per conseguenza, concedere uno slittamento dei termini dell’appalto, sì da ripensare l’intervento con l’ottica diversa da quella solita del “francobollo” ma, bensì, nel suo insieme».

Cosa intende per un bilancio approfondito costi-benefici?

«Intendo innanzitutto dire che quando si operano scelte così importanti questo bilancio non debba fermarsi alle sole valutazioni ragionieristiche del dare-avere in termini strettamente economici, ma che bisogna valutare anche quei costi e danni indiretti ma certamente altrettanto dannosi per la cittadinanza, che scelte poco attente impongono in automatico».

Ponte San Carlo interdetto ai mezzi pesanti dal 2018
Un esempio?

«Penso a tutti i chilometri in più per deviare in Zipa o in Piandelmedico il traffico da e per Santa Maria Nuova con quello che ne consegue e cioè inquinamento acustico oltreché da polveri sottili e, come se ciò non bastasse, occorre aggiungere tutto il tempo che perderanno gli operatori economici e le maestranze a causa delle inevitabili file di automezzi che si verranno inevitabilmente a creare. Ciò per tutto il tempo della durata dei lavori che si spera sempre che sia quella effettiva da capitolato (Astaldi – Quadrilatero Spa docent). Non trascurerei, infine, il fattore sicurezza, che in caso di problematiche afferenti uno dei due ponti, un mezzo di soccorso può salvare vite servendosi della struttura parallela alternativache è lì pronta a svolgere il proprio servizio, così come lo sta facendo anche oggi mentre noi conversiamo». 

©riproduzione riservata

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