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Cronaca

Jesi Ciak a San Giuseppe con Andrea Roncato

Per le riprese de “Il principe della follia”, ieri le tappe della produzione prima da Trionfi Honorati, poi nel quartiere più multietnico della città

Jesi – Si sono animate di telecamere, strumenti di scena, troupe e curiosi, le vie del quartiere di San Giuseppe, che sul far della sera, ieri, hanno accolto la produzione del film “Il Principe della follia”, scritto e diretto da Dario D’Ambrosi e prodotto da Red Post Production, nel cast tra i protagonisti Alessandro Haber, Andrea Roncato, Carla Chiarelli e Stefano Zazzera.

E proprio Andrea Roncato, nei panni di un tassista, ha girato la scena serale in uno dei cortili interni di via San Giuseppe, lo stesso che aveva fatto da set anche alle riprese di Tradita“, il film con Manuela Arcuri girato lo scorso settembre.

Lunedì scorso la troupe, composta prevalentemente da marchigiani, ha girato le prime scene presso i locali del Circolo Cittadino e all’Irish Pub Oscar Wilde di via Marche, ieri si è spostata nella location dell’area intorno alla villa Trionfi Honorati per poi fare tappa nel quartiere jesino.

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La produzione resterà a Jesi fino al 31 maggio. Altri luoghi selezionati per le riprese dei prossimi giorni saranno le location di Montemarciano, Cingoli e Monsano. Dalla settimana prossima, invece, la troupe si sposterà all’interno una villa privata situata nella zona di San Marco, sempre a Jesi.

Presenza del cinema nel nostro territorio che si rinnova anche in questa primavera, dopo il buon esito delle precedenti produzioni ospitate in città e che a partire dal 2024 hanno visto il passaggio, per le vie di Jesi, di attori importanti del panorama cinematografico nazionale e internazionale, come Marco Bocci, Alessandro Siani e Leonardo Pieraccioni, Manuela Arcuri, Giorgio Tirabassi, Lodo Guenzi, Massimo Populizio, Veronica Pivetti e Carla Signoris.

Una collaborazione con il mondo cinematografico che rientra nell’ambito del Protocollo sul cineturismo, sottoscritto insieme ai Comuni del territorio della Vallesina – di cui Jesi è capofila – e a cui si stanno aggiungendo anche nuovi Comuni della provincia.

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Il principe della follia” – la trama, soggetto di Dario D’Ambrosi

La storia racconta la diversità senza filtri retorici ma con una forte valenza simbolica, per (di)mostrare come dovrebbe essere riconosciuta e rispettata la persona con disabilità. Un viaggio per conoscere e confrontarsi con un mondo complesso, riuscendo a navigarne gli stereotipi per superarli.

Tutto ha inizio da una corsa notturna in taxi per Francesco, tassista solitario e taciturno. Una notte di lavoro come tante altre spezzata da una pausa al bar, dove sullo schermo televisivo del locale irrompe una originale e strana televendita: un presentatore paralitico sta cercando di vendere ai telespettatori due anziani artisti: una ex-gloriosa ballerina del Teatro dell’Opera di Roma e un anziano, buffo e malinconico clown.

Francesco è incuriosito e quasi sconvolto da quello che i suoi occhi stanno vedendo, quando il presentatore annuncia il pezzo forte della televendita: Vanessa (Christina Andrea Rosamilia) una affascinante e splendida donna, anche lei è in vendita.

E lei, più che mai avvenente, si esibisce in un spogliarello provocante e sensuale. Ed è proprio Vanessa a dare la certezza a Francesco che questa televendita viene trasmessa da uno degli appartamenti del suo palazzo, perché pochi istanti prima, con il suo taxi, aveva accompagnato a casa quella bellissima donna.

Da qui ha inizio la rocambolesca ricerca di Francesco per scovare l’appartamento della donna e le scoperte che ne conseguono, quando si intrufolerà al suo interno, metteranno in luce la storia di una famiglia che non è mai riuscita a sopportare il peso di un figlio disabile dalla nascita.

Una serie di flashback mostreranno vari momenti di vita vissuti dai personaggi della famiglia offrendo uno spaccato psicologico su aspetti quotidiani, relazioni, parole non dette, che aprono alle riflessioni sul tema della disabilità e sul riconoscimento sociale dell’handicap.

Riflessioni del regista

Il regista Dario D’Ambrosi (1958) è uno dei maggiori artisti d’avanguardia italiani, creatore del movimento teatrale chiamato Teatro Patologico. Attore, regista e autore di spettacoli che rappresentano pensieri e comportamenti di malati di mente, è da oltre quarant’anni uno dei più interessanti fenomeni teatrali della scena nazionale.

Così ha definito la sua nuova opera: «Dopo quaranta anni di lavoro con persone con disabilità fisica e psichica di tutto il mondo, voglio esprimere artisticamente, attraverso questo film, tutte le esperienze accumulate in questi anni. Lavorare nel mondo della disabilità mi ha arricchito professionalmente e artisticamente e soprattutto mi ha fatto capire che queste persone, il più delle volte escluse socialmente, possono invece essere integrate ed esprimere e comunicare le proprie emozioni e cambiare la visione sulla loro disabilità».

«Il protagonista, attraverso la terapia del ricordo, mette in evidenza tutta la sofferenza che si è portato dentro nel corso della vita. Il film è, positivamente, un viaggio in un mondo che tutti, dai bambini agli adulti, dovrebbero compiere per conoscere e confrontarsi con una realtà complessa e piana di stereotipi come quella della disabilità. Solo una tale immersione può far capire che la persona disabile deve essere rispettata e amata, come tutte le persone definite normodotate. Sono sicuro che “Il principe della follia” lascerà un segno importante nella cinematografia italiana, così come è accaduto in ambito teatrale con gli spettacoli del Teatro Patologico».

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