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Cronaca

JESI / Covid, l’imperativo della comunità Soteria: «Resistere, resistere, resistere»

Gilberto Maiolatesi, responsabile della struttura terapeutica di via Tabano: «Apericene, cinema e pizza con gli ospiti»

JESI, 13 novembre 2020 Livello di attenzione altissimo a Soteria, la comunità terapeutica di via Tabano, per l’emergenza sanitaria in corso.

Al centro Gilberto Maiolatesi

La struttura, che quest’anno festeggia 21 anni, accoglie 12 persone con disagio psichico: Soteria prende il nome dalla casa alloggio fondata da Loren Mosher in California, ma è anche il nome che veniva dato alle feste pagane quando per la comunità un pericolo, come le alluvioni, era scongiurato.

La metafora di questa comunità alloggio è un cancello rotto: poco tempo dopo il trasferimento in via Tabano, il cancello dell’abitazione si è rotto ed è rimasto sempre aperto, diventando il simbolo della “natura antipsichiatrica” di Soteria, fondata sull’esperienza basagliana, e dove la libertà è terapeutica.

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Un momento di Opera Borderline, a cura del Servizio Sollievo di Jesi

Come sta affrontando l’emergenza la comunità Soteria?

«Ci riteniamo fortunati perché non ci sono casi positivi – spiega Gilberto Maiolatesi (foto in primo piano), responsabile della struttura -. Abbiamo anche preso sin da subito degli accorgimenti, come la sospensione delle visite delle famiglie, per impedire il contagio. Già prima del Dpcm del marzo scorso avevamo sospeso le visite, i tirocini, le uscite in autonomia ma la condizione in cui tutti eravano non ha pesato molto sugli ospiti della struttura. Fino ai primi giorni di maggio, dunque, c’è stato un buon equilibrio».

È come togliere un gesso

«Gli scompensi sono arrivati dopo, il contenimento, l’ingessatura, appunto, quando la togli, e questo vale per tutti, le ansie e le angosce aumentano. Si conta che in Italia ci sia stato un aumento del 35% nell’uso di ansiolitici. Lo scorso maggio, mentre fuori la vita sembrava ricominciare, le linee guida dell’Asur e le delibere regionali sono andate in contraddizione: il risultato è che ci si è sentiti cittadini di serie B. Per fortuna con la bella stagione abbiamo sfruttato il giardino anche per le visite con i familiari».

Impossibile, però, tornare a casa per gli abitanti di Soteria

«Diverse persone facevano rientro a casa, magari per la notte, ma ora significa fare il tampone ogni volta e la quarantena di 14 giorni perciò non viene più fatto. Fino a due settimane fa accompagnavamo a casa le persone con la presenza degli operatori ma ora è tutto fermo di nuovo».

volontariato

In poco tempo sono saltati i gruppi multifamiliari, i tirocini e ci si è dovuti reinventare

«L’imperativo, ora più che mai, è resistere, resistere, resistere. Stiamo cercando di capire come organizzare al meglio gli incontri con le famiglie, molti genitori sono anziani e non usano agevolmente tablet e computer. Ogni giorno facciamo due riunioni di comunità e due gruppi terapeutici, stiamo valutando se è possibile vedersi attraverso una finestra o se questa cosa rischia di rendere ancora più triste il momento. Cerchiamo di sfruttare il giardino, facciamo apericena il sabato, pizza la domenica, che prendiamo da asporto, cinema e pop corn nel pomeriggio».

La fase difficile è adesso

«L’altra volta avevamo davanti a noi pochi mesi, ora invece tutto l’inverno. C’è una “sindrome dell’accerchiamento” ci si sente circordati da persone positive e i pazienti psichiatrici sono più vulnerabili in questa situazione che mette ansia comunque a tutti. Al di là delle patologie psichiche, qui vivono persone con il diabete, o con obesità, per questo anche se l’età media è giovane, sui 48 anni, occorre la massima attenzione».

Sono un ricordo, per ora, le tradizionali feste estive nel giardino di Soteria, momenti che devono ritornare perché riappaia presto quel senso di comunità e condivisione che si percepisce una volta superato quel cancello rotto.

Eleonora Dottori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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