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Cronaca

Jesi Incidente via Minonna, «servono dissuasori di velocità, durante i soccorsi rischio di essere investite»

Tre donne, tutte con competenze in ambito sanitario, le prime ad adoperarsi per il ferito a terra ma «dovevamo controllare il ciclista e, contemporaneamente, guardarci alle spalle, perchè in quella strada tante auto sfrecciamo a velocità sostenuta, sempre, anche nelle condizioni di emergenza in cui eravamo»

Jesi – «Da anni chiediamo dossi artificiali come dissuasori di velocità. Qui le auto sfrecciano e persino uscire di casa con la macchina è diventato difficile».

L’incidente avvenuto ieri mattina in via Minonna, dove un ciclista di 75 anni è caduto a terra dopo aver urtato un’auto parcheggiata, riaccende l’esigenza dei residenti in merito alla sicurezza della strada.

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A rendere ancora più evidente il problema è quanto accaduto durante i primi soccorsi al ciclista. Tre donne, tutte con competenze in ambito sanitario, si sono adoperate per assisterlo. Mentre erano sulla carreggiata, chine sull’uomo ferito, diverse auto hanno continuato a transitare a velocità sostenuta, costringendole a prestare attenzione anche agli automezzi in arrivo nell’assolata nattina domenicale.

«Stavamo cercando di aiutare una persona in condizioni apparentemente molto serie, ma nello stesso tempo avevamo paura di essere investite – racconta una delle soccorritrici, ancora visibilmente provata –. Nonostante fosse evidente che era in corso un’emergenza e che ci fosse un uomo a terra, alcune macchine continuavano a passare velocemente. Dovevamo controllare il ciclista e, contemporaneamente, guardarci alle spalle».

Le tre donne sono rimaste sulla carreggiata, sotto il sole e con una temperatura superiore ai 36 gradi, fino all’arrivo dei mezzi di soccorso.

«Appena superano la rotatoria vicino Ponte San Carlo, alcuni automobilisti accelerano come se via Minonna fosse una rampa di lancio – spiegano –. Da tempo noi residenti chiediamo che vengano installati dissuasori di velocità. Uscire dalle abitazioni e immettersi sulla strada è ogni volta un’avventura, perché spesso arrivano veicoli a velocità sostenuta da una direzione e dall’altra».

Per le telecamere con tecnologia Ocr adibite alla lettura delle targhe dei veicoli in transito, il progetto esecutivo è stato approvato dalla Giunta, la zona sarà è compresa nel varco di via Marconi  «ma crediamo che un mezzo importante per farli rallentare– sottolineano –  siano appunti i dossi, potrebbero aiutare a prevenire incidenti e rendere più sicura la strada per chi ci vive, per i pedoni e per i ciclisti».

L’incidente stradale che ha fatto tornare in primo piano la questione si è verificato intorno alle 8.20 di ieri mattina. Ad avvertire il rumore dell’impatto è stata una donna che abita proprio di fronte al luogo dell’incidente, all’altezza dell’ex ufficio comunale e della postazione di soccorso allestiti durante la ricostruzione di Ponte San Carlo. Lei lavora nel servizio di screening oncologico presso il poliambulatorio di via Guerri.

«Ho sentito un colpo molto forte e ho subito pensato che fosse caduta una persona – racconta –. Mi sono affacciata e ho visto l’uomo a terra. Ho detto immediatamente a mio marito di chiamare il 118, perché la situazione mi sembrava grave, mentre io sono corsa fuori per cercare di capire come stesse il ferito».

Ha iniziato a verificare la respirazione e a cercare il battito cardiaco, fornendo contemporaneamente le informazioni richieste dall’operatore della centrale del 118.

«Cercavo di controllare la frequenza respiratoria e quella cardiaca, anche per poter riferire con precisione le sue condizioni ai soccorritori».

Pocho dopo due giovani donnei che stavano percorrendo via Minonna per recarsi al lavoro, entrambe con una preparazione in ambito sanitario, hanno visto il ciclista a terra e si sono immediatamente fermate.

Le tre donne si sono coordinate, cercando di mantenere immobile il ferito e di proteggerlo fino all’arrivo del personale sanitario. «Gli abbiamo tenuto ferma la testa e abbiamo evitato di muoverlo, perché non sapevamo quali traumi potesse aver riportato nella caduta».

«Non riuscivo a sentire il battito e non rispondeva – riferisce una delle soccorritrici –. Perdeva sangue e mi stavo preparando a iniziare il massaggio cardiaco. Sono stati momenti di grande tensione e paura, perché bisognava capire velocemente come intervenire. Poi, fortunatamente, ha dato segnali e si è ripreso».

In via Minonna sono intervenuti i sanitari della Croce Gialla di Chiaravalle, l’automedica del 118 e l’eliambulanza Icaro, atterrata in un campo nelle vicinanze. Dopo essere stato stabilizzato, il ciclista è stato trasferito in volo all’ospedale regionale di Torrette. I rilievi sono stati affidati ai Carabinieri del Radiomobile di Jesi.

Dal racconto delle tre soccorritrici arriva infine un invito a frequentare i corsi di primo soccorso.

«Sapere come controllare lo stato di coscienza e la respirazione, comunicare con il 118, evitare movimenti che potrebbero aggravare eventuali traumi e iniziare, quando necessario, le manovre di rianimazione può fare la differenza nei minuti che precedono l’arrivo dell’ambulanza»

«Trovarsi davanti a una persona priva di coscienza incute timore – sottolineano – ma avere una preparazione aiuta a mantenere la lucidità e a intervenire correttamente. In quei momenti anche pochi minuti possono essere fondamentali».

Resta però l’appello sulla sicurezza della strada.

«Quanto accaduto durante i soccorsi dimostra che il problema esiste. Speriamo che la richiesta di dissuasori, avanzata ormai da anni, venga finalmente presa in considerazione».

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