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Cronaca

JESI / Jacopo in Ghana: «Reazione immediata, ma difficile stesse misure europee»

Jacopo Favi

Pandemia, lo jesino si trova nel Paese africano dal 25 gennaio scorso: «Non credo che io riesca a rientrare in Italia a maggio»

JESI, 15 aprile 2020L’emergenza sanitaria da coronavirus in Africa è ancora contenuta ma sono diversi i Paesi che rischiano di essere i più esposti.

In Ghana, nell’Africa Occidentale sul Golfo di Guinea, lo jesino Jacopo Favi si trova dal 25 gennaio scorso. A Tamale, capitale della regione settentrionale e terzo centro più popoloso del Paese, è andato per una ricerca dell’Università Bicocca di Milano.

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Jacopo Favi

Jacopo Favi

Al momento sei “bloccato” in Ghana?

«Sarei rientrato in Italia a maggio ma al momento non credo di poterci riuscire. Il Presidente del Paese ha rinnovato la chiusura dei confini di terra, aria e  mare ma sono stato contattato dall’ambasciata che sta organizzando dei voli di rimpatrio in accordo con i Paesi di destinazione. La proposta era di arrivare a Oslo e poi provvedere da solo ma avrei dovuto cambiare almeno tre voli. Adesso quindi resterò finché non avrò modo di organizzarmi per ripartire».

Qual è la situazione dei contagi al momento?

«Adesso i numeri non sono elevati, in Ghana si contano 700 persone ma la situazione sembra sotto controllo. È ovvio che se arriverà l’ondata che ha toccato molti Paesi in Europa le cose andranno a complicarsi: il sistema sanitario viaggia a due velocità, quella privata offre gli stessi servizi della nostra sanità, mentre quella pubblica offre un servizio differente. Le opportunità di ricevere cure adeguate è quindi diseguale».

Il Ghana ha adottato il lockdown?

«Devo dire che il Paese ha reagito immediatamente ma alcune indicazioni fornite a livello internazionale contro la diffusione del coronavirus non sono applicabili come in altri Paesi. Basti pensare che il mezzo di trasporto più diffuso sono i “taxi collettivi”: magari prima ci salivano 10 persone e adesso sono in 4; oppure che il mercato cittadino è il fulcro del commercio. Insomma, per motivi strutturali, economici e urbanistici questa emergenza va affrontata in maniera diversa. Le scuole, ad esempio, sono state le prime strutture a chiudere già da settimane. Vige il divieto di assembramento soprattutto per le manifestazioni religiose: nel nord sono musulmani, nel sud per lo più cristiani. Le attività commerciali hanno messo dei lavandini davanti all’ingresso obbligando a lavarsi le mani».

Secondo te che tipo di risposta è stata data a questa emergenza?

«Io credo che il Ghana abbia risposto in maniera efficiente. Certo, la situazione cambia continuamente e occorre vederne gli sviluppi ma io ho visto sin da subito un grande senso di responsabilità da parte dello Stato e da parte dei cittadini. Penso che, sebbene in Ghana non ci sia stata un’epidemia legata all’ebola, la capacità di risposta al Covid-19 sia legata anche a quell’esperienza».

Su un apposito portale si stanno tenendo i contatti con la cittadinanza: l’invito a non diffondere fake news e il costante aggiornamento dei contagi campeggiano sulla home insieme ai numeri di telefono per le emergenze.

Eleonora Dottori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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