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Jesi La città svela i suoi palazzi: storia, bellezza e memoria da custodire

Grande partecipazione alla presentazione del volume “Jesi. Arte, storia e architettura” di Mario Bocchini e Federica Ragni dedicato al patrimonio architettonico jesino e alle sue dimore storiche

Jesi – Sala gremita nel pomeriggio di sabato 12 settembre, con numeroso pubblico rimasto in piedi lungo le pareti e sul fondo del Salone del Palazzo dei Convegni, per la presentazione del volume Jesi. Arte, storia e architettura di Mario Bocchini e Federica Ragni, pubblicato da Affinità Elettive.

Un’affluenza che ha confermato quanto la storia urbana e architettonica della città continui a suscitare interesse. All’incontro sono intervenuti l’assessore alla cultura Luca Brecciaroli, Franca Tacconi in rappresentanza della Fondazione Federico II Hohenstaufen e Romina Quarchioni, direttrice della Pinacoteca civica, insieme agli autori.

Il libro nasce da una lunga ricerca documentaria e fotografica con l’obiettivo di rendere accessibile anche ciò che normalmente rimane nascosto: cortili, scaloni, sale affrescate, sotterranei e ambienti appartenenti a residenze private. Un’opera di memoria e divulgazione che intreccia fonti d’archivio, vicende familiari, storia dell’arte e immagini.

Tre anni di lavoro, oltre trenta autorizzazioni ottenute da proprietari privati e più di 450 fotografie hanno consentito di censire 66 edifici: 46 palazzi, 17 ville e tre costruzioni di particolare interesse. Il volume accompagna il lettore dentro luoghi molto noti, come Palazzo della Signoria, Palazzo Colocci e Palazzo Bisaccioni, ma anche in edifici meno conosciuti e dimore private raramente documentate.

Uno dei temi centrali emersi durante la presentazione è stato il ruolo del Settecento nella trasformazione di Jesi. Il riconoscimento di Ancona come porto franco nel 1732 e la realizzazione della via Clementina favorirono traffici e crescita economica, con ricadute importanti anche sull’edilizia cittadina.

È in quel periodo che si definisce una delle caratteristiche più riconoscibili della città: facciate sobrie e misurate dietro le quali si aprono scaloni monumentali, cortili, affreschi e ambienti di notevole ricchezza decorativa.

La ricerca si estende inoltre alle ville e alle residenze del territorio rurale della Vallesina, da Villa Poggio Piacevole a Villa Sans Soucis, da Villa Sant’Ubaldo a Villa Colocci e Villa Fontedamo.

Dal breve question time finale è emersa con chiarezza una questione ancora attuale: valorizzare il patrimonio architettonico significa anche preservarlo. Per farlo servono competenze, risorse e una collaborazione concreta tra pubblico e privato.

La grande partecipazione all’incontro ha mostrato che esiste un interesse diffuso verso una Jesi meno visibile, custodita dietro le facciate dei suoi palazzi e nelle ville della campagna. Conoscerla meglio può essere il primo passo per tutelarla e trasmetterla alle generazioni future.

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