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Jesi La controcampagna di Per Jesi sulla sicurezza stradale

Tre uscite a mezzo social, la prima oggi, 23 ottobre «per sottolineare l’inconsistenza comunicativa del messaggio promosso dall’Amministrazione comunale»

Jesi – Al via la contro campagna di Per Jesi per rispondere, con ironia, all’iniziativa pubblicitaria sulla sicurezza stradale in città tramite cartelloni pubblici sui quali campeggia la scrittaVai Piano!“.

L’obiettivo della nostra iniziativa non è quello di boicottare eventuali effetti benefici dei cartelloni, né di sminuirne il senso, anzi: se l’effetto è di amplificare l’attenzione sul tema della sicurezza stradale, ne siamo ben contenti.

«Il problema, piuttosto, è l’efficacia del messaggio, che suona solo come un monito imposto dall’alto, al quale non è preceduto un buon esempio da spendere come riferimento virtuoso. Per invitare i cittadini a comportarsi con rispetto e civiltà sarebbe prima opportuno intervenire sugli aspetti che compromettono la piena vivibilità della città, dai marciapiedi impraticabili, alle buche che disseminano le strade», afferma Claudia Caprari, presidente dell’Associazione e componente del gruppo comunicazione.

«Si parte dalle piccole cose, che però fanno la differenza, fino poi a poter arrivare alle raccomandazioni che sono un invito a mantenere e rispettare la città nel buono stato in cui è stata consegnata. Il cambiamento non può essere unilaterale, così come l’assunzione di responsabilità. E allora, le regole di convivenza civile, la buona educazione si imparano e si interiorizzano in un patto di reciprocità; troppo facile addossare solo ai cittadini le colpe e le responsabilità, come se bastasse dire a qualcuno di fare qualcosa perché questi lo faccia».

«L’idea che un suggerimento costituisca opera “di riqualificazione delle strade jesine”‘ fa sorridere già di suo: noi aggiungiamo solo un contributo al buonumore. Ma qui c’è proprio inconsapevolezza sulle modalità con cui una operazione di disseminazione culturale possa funzionare», aggiunge Massimo Rossello, vicepresidente e coresponsabile della comunicazione.

«Così come è fatta, la campagna riuscirà a sensibilizzare coloro che sensibili già lo sono, e a creare una base di conflitto fra questi e altri cittadini che hanno la testa da un’altra parte e che da questo punto di vista non sono raggiungibili senza operazioni concrete che portino il tema alla loro percezione. Il tutto, si suppone, senza mettere in campo strumenti di misura dell’efficacia, così che almeno in futuro si possa prendere atto e aggiustare il tiro sulla base dei risultati».

Non basta mettere un cartello con limite di velocità più basso per fare una zona 30: a ridurre la velocità devono essere infrastrutture fisiche e per aumentare la sicurezza bisogna migliorare l’illuminazione, fare manutenzione stradale, assicurare il controllo del territorio da parte della Polizia Locale.

L’Amministrazione può spendere a proprio favore la creazione degli attraversamenti rialzati; ma posti sulle vie principali di comunicazione costituiscono solo un rallentamento per uscire dalla città (ci vogliono mediamente ben 15 minuti) e un pericoloso ostacolo alle ambulanze. Dossi e chicane vanno bene per isole di quartiere a bassa velocità, mentre nelle vie ad alto scorrimento all’altezza degli attraversamenti ci vuole illuminazione a giorno, ed eventualmente semafori pedonali, oppure sovrappassi.

«Da qui l’idea di una controcampagna ironica che sottolinei l’inconsistenza della richiesta mostrando contesti in cui chi riceve il messaggio non potrebbe attuarlo spontaneamente neanche se volesse imporlo a se stesso», conclude Rossello.

Le tre uscite avverranno a mezzo social in tempi prestabiliti: oggi, mercoledì 23, venerdì 25 e lunedì 28 ottobre, sempre alle 8:30.


Associazione Per Jesi

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