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Attualità

JESI / Liquidazione Hotel Federico II, una crisi che viene da lontano

Un’opera che ha conosciuto la stima di tutti e ha offerto servizi sociali, culturali, sportivi, nei modi più moderni

JESI, 26 dicembre 2020 – La notizia di liquidazione del nostro Hotel Federico II è piombata in città all’improvviso, senza che i cittadini avessero avuto il minimo sentore qualche tempo prima. Almeno questo è capitato a me.

La sorpresa della notizia mi ha ricordato quella della improvvisa e rapida liquidazione dello zuccherificio nell’autunno del 2008: niente campagna bieticola, l’Europa e il Nord avevano vinto affogando di soldi la proprietà. Era l’inizio delle varie crisi e crisette della nostra zona industriale e della Vallesina tutta.

Che si trascinasse dietro anche la crisi del Federico II poteva apparire naturale se si pensa alla graduale riduzione dei clienti proprio per la riduzione produttiva che ha camminato lentamente, ma inesorabilmente per oltre un decennio, aggravata, alla fine, dal blocco imposto dal Covid.

Tutto vero e tutto facilmente spiegabile quando pensi che un hotel come questo manca di clienti. Eppure non ce l’aspettavamo. Gennaro Pieralisi, come sempre, aveva visto lontano negli anni ’70 quando diede il via all’opera.

Un’opera che ha conosciuto la stima di tutti, che nei decenni è stata condotta in modo esemplare, che ha saputo rinnovarsi e ampliarsi al momento opportuno, che ha offerto servizi sociali, culturali, sportivi nelle forme e nei modi più moderni, senza dire della sua ampiezza e della sua straordinaria posizione geofisica da dominare, adagiata sulla bella collinetta, tutta la Vallesina.

Eppure accade che la stiamo perdendo. Lo so che sono pessimista, lo so che non è da escludere la presenza di forze pubbliche e soprattutto private che possano, in solido, rilanciare un bene che permetta di dare ancora il meglio di sé. Ma sarà dura. Non ce lo nascondiamo.

Il motivo è troppo evidente e determinante: mancano i clienti perché non da oggi la produzione è in crisi nel nostro territorio.

E poi 50 dipendenti non sono pochi. È il rischio di altre perdite di lavoro. Dopo tutto quello che ci è cascato addosso dalla crisi del 2008 a quella imposta dal virus, quella più ovvia era la crisi del Federico II. Eppure non l’avevamo pensata, forse perché le opere di Gennaro sembravano non dover tramontare mai.

Il Sindaco e la Regione, d’intesa con le maestranze e con il mondo sindacale, stanno tentando di individuare la strada che meglio possa ancora garantire la vita o un passaggio triste il più possibili morbido del migliore centro alberghiero della zona. Vedremo.

La sua – quella di Gennaro – è stata una grande lungimiranza nella difesa e continuità del settore metalmeccanico. Se però al fallimento dell’Hotel Federico II dovessero seguire anche altri settori creati da uno dei nostri migliori industriali, allora il pessimismo subentrerebbe e darebbe luogo solo allo scoraggiamento di tanti.

Il settore agricolo e quello immobiliare (non conosco la reale situazione degli altri patrimoni) quanto reggeranno ancora?

O non c’è alcun motivo di preoccuparsi come tutti speriamo? Certo, l’ex progetto di un eccellente centro abitativo nel territorio di Viale Cavallotti occupato per tanti decenni dalle officine Pieralisi, è tramontato subito, con l’inizio della crisi edilizia del 2008. Ed è nato un senso di abbandono che fa pena.

Anche perché apparentemente abbandonati sembrano tuttora anche i diversi edifici abitativi nei paraggi della stessa proprietà.

Vittorio Mssaccesi

(da Voce della Vallesina)

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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