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Jesi / L’universalità dantesca nel docufilm di Matteo Gagliardi -VIDEO

Il suo “Mirabile Visione: Inferno” presentato recentemente anche in città con grande successo, l’intervista al regista

di Giovanni Filosa

Cosa rappresenta il docufilmMirabile Visione: Inferno”, diretto da Matteo Gagliardi, presentato recentemente (foto in primo piano) con grande successo a Jesi nelle sale Giometti e che ha in cantiere un buon numero di presentazioni in città ed in ambienti culturali del nostro Paese?

Dice Matteo, jesino di nascita, di aver realizzato «un docufilm che si interroga su cosa Dante Alighieri potrebbe pensare del nostro mondo, se tornasse in vita oggi. Sulla base di ciò la professoressa Argenti (l’attrice Benedetta Buccellato) guida gli studenti della sua classe nella discesa verso l’Inferno dantesco, illustrando le interpretazioni e i significati delle parole del sommo poeta e ripercorrendo il medesimo viaggio fatto da Dante».

«Gli alunni scoprono così un Dante più rivoluzionario, grazie anche alla presenza di Padre Guglielmo (l’attore Luigi Diberti), una sorta di guida spirituale, come Virgilio, che esprime e rappresenta il messaggio cristiano durante il viaggio negli inferi. Ogni cerchio dell’Inferno viene riadattato alla nostra società moderna e vengono illustrati in questo modo quali sono i grandi mali della nostra epoca, affetta da controsensi, dalla crisi capitalista, ma soprattutto da quella climatico-ambientale che ha colpito l’intero pianeta».

Matteo Gagliardi

Perché Dante? Reminiscenze scolastiche?

«Questo mio lavoro mi ha dato spinte e soddisfazioni che mi stimolano verso altri lavori che ho in mente oggi.  L’ Inferno è nato respirando l’atmosfera nella Cappella degli Scrovegni, a Padova, nel 2018. Mi chiamarono per realizzare un video, inserito nella documentazione per la candidatura Unesco di Padova. Lavorando lì dentro ore su ore, non ho potuto che subire la fascinazione degli affreschi giotteschi, quindi del Trecento.  Ho riscoperto un secolo in cui Dante e Giotto fecero capire quanto fossero vicini. E i primi anni dell’esilio di Dante corrispondono agli anni in cui Giotto realizzava il suo capolavoro. Da qui una fascinazione iconografica sulla rappresentazione infermale, concentrandomi su quella dantesca e da lì fino quasi ai nostri giorni. Quelli rappresentarono l’anno zero della lingua italiana e della nostra cultura».

Padre Guglielmo

Quale è stato il tuo rapporto da studente con Dante, ad esser sinceri?

«Ho studiato al liceo scientifico a Jesi e le scuole medie al Savoia. Mi era piaciuto tanto il terzo anno scolastico, che l’ ho approfondito bene, visto che ho impiegato tre anni per superarlo! Posso dire di aver studiato parecchio l’Inferno, e ti confesso che era in realtà diventato “la mia vita scolastica”! Cioè, non era quella la materia che ho odiato di più, come adolescente confesso di essere stato un po’ problematico, turbolento, ottenendo solenni bocciature. Forse ho amato di meno materie come fisica e matematica, tanto che a scuola sono successe delle cose di cui ancora si parla, mi ero fatto un nome e non solo nell’ambiente degli insegnanti. Ma è acqua passata. Tornando a noi, il progetto nasceva come una sorta di mostra multimediale, una grande istallazione immersiva che poi avrei convertito in un video classico, con varie declinazioni di formato. Volevo in sostanza creare una grande mostra itinerante in occasione del settecentenario dantesco. Eravamo nel 2018. C’è voluto il Covid per farmi chiudere in studio, legarmi alla sedia come Vittorio Alfieri e, senza aspettare necessariamente Godot, ho lavorato per tre anni come un treno». 

Padre Guglielmo
Matteo Gagliardi
Lussuriosi
Firenze
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Nella tua opera, decisamente ben realizzata, mostri un’umanità sola, abbandonata, con le sue storture e le sue malvagità che rendono la quotidianità un vero e proprio inferno, tu dove collocheresti l’Inferno?

«L’effetto laico e spirituale emerge da due personalità vere che sono il fulcro del film, che ne indirizzano la strada come due rette parallele. Pessimista, a questo punto? Io, vedendo il film, trovo un senso di speranza perché, anche se rappresenta un tuffo nel vaso di Pandora, alla fine se ne esce, si discende per poi risalire. Il film ha una destinazione trasversale, con particolare riguardo ai ragazzi delle scuole superiori. Nel mese scorso abbiamo partecipato con tutte le maestranze del film alla première romana, che è andata benissimo. Lo proietteremo in Senato, a Palazzo Giustiniani, il 15 marzo, è una iniziativa bipartisan, perché il sommo poeta può essere definito di destra o di sinistra ma Dante e la sua poetica non meritano di essere presi per la giacchetta. Dante è universale, la “provocazione” del ministro Gennaro Sangiuliano che ha definito Dante di destra ha in realtà aperto un dibattito che deve essere costruttivo e al di sopra delle parti. Sono convinto che il mio lavoro  possa dimostrare l’universalità dantesca».  

Abbiamo intervistato il regista Matteo Gagliardi nel foyer del Pergolesi di Jesi.

©riproduzione riservata

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