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Cronaca

Jesi Morte Papa Francesco, il ricordo del Vescovo Paolo

Mons. Ricciardi: «Di lui mi hanno sempre colpito la familiarità, la fede forte, l’attenzione ai sofferenti», Vittorio Massaccesi: «Un uomo da ammirare per la sua misericordia e per aver dialogato con la diversità», oggi messa in suffragio al duomo

Jesi – Anche la nostra città piange la scomparsa del Pontefice della Misericordia, Papa Francesco, nato Jorge Mario Bergoglio, dal 2013 il 266esimo Papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, primo Papa gesuita e primo Pontefice proveniente dal continente sudamericano.

Si è spento ieri mattina, all’età di 88 anni, dopo un lungo periodo di fragilità fisica affrontato con coraggio, discrezione e profonda spiritualità.

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Il vescovo di Jesi, mons. Paolo Ricciardi, ha invitato i fedeli della Diocesi a pregare per Papa Francesco e a partecipare alla celebrazione eucaristica in suo suffragio questo pomeriggio, martedì 22 aprile alle 18.30 in cattedrale. La cerimonia sarà presieduta dal vescovo Ricciardi e preceduta dalla recita del santo rosario.

Proprio nella domenica di Pasqua, le ultime parole pronunciate da Papa Francesco ai fedeli durante la celebrazione dell’Urbi et Orbi, affacciato dalla Loggia delle Benedizioni a San Pietro.

«Nessuna pace è possibile senza disarmo», ha affermato il Pontefice, invocando il rispetto della libertà religiosa e chiedendo di liberare i prigionieri di guerra e quelli politici durante il Giubileo.

L’appello al cessate il fuoco a Gaza e per la pace in Ucraina ma anche l’invito a sostenere la popolazione del Myanmar colpita dal sisma, nel testo letto dal Maestro delle Celebrazioni liturgiche, mons. Diego Ravelli. Poi l’ultimo giro in papamobile in Piazza San Pietro.

E le campane di San Pietro da ieri mattina hanno cominciato a suonare a morto. Nella piazza già gremita di fedeli in preghiera, un silenzio solenne. Una notizia che ha scosso la Chiesa cattolica e il mondo intero, perché in dodici anni di guida, Papa Francesco ha incarnato i valori della fratellanza, della compassione, della tolleranza e del dialogo, lasciando un’eredità profonda e complessa, che segnerà la Chiesa del XXI secolo.

Nominato vescovo di Jesi proprio da Papa Francesco, lo scorso 28 gennaio, mons. Paolo Ricciardi ha preparato una lettera per i fedeli della Diocesi nella quale condivide le sue emozioni, i suoi ricordi e la gratitudine verso quest’uomo che ha sempre avuto una attenzione particolare ai piccoli, ai poveri, ai malati, ai sofferenti di ogni tipo.

La lettera di mons. Paolo Ricciardi


“Davvero il Signore è risorto!” Ecco la speranza più grande della nostra vita: possiamo vivere questa esistenza povera, fragile e ferita aggrappati a Cristo, perché Lui ha vinto la morte, vince le nostre oscurità e vincerà le tenebre del mondo, per farci vivere con Lui nella gioia, per sempre. Verso questa meta, come dice l’Apostolo Paolo, anche noi corriamo, dimenticando ciò che ci sta alle spalle e vivendo protesi verso ciò che abbiamo di fronte (cfr. Fil 3,12-14). (Dall’omelia di Papa Francesco per la messa di Pasqua 2025).


«Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Jesi, questo lunedì di Pasqua è stato segnato dalla notizia inaspettata della morte di Papa Francesco. Infatti, pur conoscendo i suoi problemi di salute, avevamo tutti sperato in una sua progressiva ripresa. Il Signore invece aveva predisposto diversamente, chiamandolo a Sé proprio all’inizio di questa Ottava pasquale».

«Noi siamo certi che anche questo è un segno di conferma di un’intera esistenza vissuta come testimonianza gioiosa e coraggiosa della resurrezione di Gesù. In questi dodici anni ho avuto modo più volte di vedere il Papa da vicino, prima come parroco e poi come vescovo ausiliare a Roma».

«In tutte quelle occasioni mi ha sempre colpito la sua familiarità, il suo umorismo, la sua concretezza, con quell’attenzione particolare ai piccoli, ai poveri, ai malati, ai sofferenti di ogni tipo. Papa Francesco ha mostrato sempre una fede forte, una speranza viva, una carità operosa. Al Papa siamo tutti grati per quanto ci ha donato fin dall’inizio del suo pontificato, con il suo grande amore per il Signore e per l’umanità».

«Lo ringraziamo anche per tutte le volte in cui ci ha provocato, ci ha messo un po’ in crisi, per aiutarci a verificare la credibilità del nostro essere discepoli del Signore, chiamati ad annunciarlo nella vita di ogni giorno».

«Credo che sia importante, in questi giorni, intensificare la preghiera per lui e, in particolare, per la Chiesa, certi che Dio non la abbandonerà mai. Ci attende un tempo pasquale in cui sperimenteremo ancora una volta la vitalità dello Spirito Santo che continuamente soffia e dà anima alla Chiesa».

«Desidero invitare i presbiteri, i diaconi e tutti i fedeli della Diocesi di Jesi a una celebrazione eucaristica in suffragio di Papa Francesco, che presiederò in Cattedrale martedì 22 aprile alle 18.30, prima della messa, alle 17.45, verrà recitato il Santo Rosario per il Papa. Non nascondo le mie particolari emozioni di questo momento, grato anche a Papa Francesco per avermi nominato vostro vescovo, il 28 gennaio scorso».

«Vi benedico di cuore».

L’investitura nel 2013

Era il 13 marzo 2013 quando, affacciandosi dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, Papa Francesco pronunciò per la prima volta le parole «Fratelli e sorelle, buonasera». Con lui si aprì un pontificato segnato da una rivoluzione gentile, dalla scelta di vivere con sobrietà, dall’attenzione agli ultimi e dal rifiuto di ogni forma di privilegio clericale. In dodici anni di guida, Francesco ha incarnato un’idea di Chiesa «ospedale da campo», inclusiva, compassionevole, capace di dialogo con credenti e non credenti.

«Non posso che ammirarlo per la sua misericordia verso gli ultimi, verso i poveri, i carcerati, i fragili – ha detto commosso Vittorio Massaccesi, ex sindaco di Jesi che per anni ha scritto e scrive per Voce della Vallesina, il settimanale d’informazione della Diocesi cittadina -. Un uomo che si è aperto alla diversità mostrando un atteggiamento caritatevole verso tutti, propugnando il dialogo e il confronto con chi aveva un pensiero diverso, in un periodo segnato da criticità in ambito sociale, politico e religioso».

«Un uomo che veniva da lontano e ha portato nella Chiesa un approccio di apertura verso tutti i popoli, promuovendo l’incontro e lo scambio anche con culture e religioni diverse, perché sosteneva il valore della fratellanza che supera i dogmatismi e il credo religioso. Proprio per questo approccio alla vita, una persona di ammirazione a prescindere dal credo religioso».

In questi anni Papa Francesco ha viaggiato in luoghi segnati da guerre, povertà e divisioni, portando ovunque un messaggio di pace, fratellanza e giustizia sociale. Dall’isola di Lampedusa, dove nel 2013 denunciò l’indifferenza verso i migranti, alla storica firma del Documento sulla Fratellanza Umana ad Abu Dhabi nel 2019, Francesco ha tracciato con coerenza una via evangelica di ascolto e testimonianza.

Non sono mancati momenti difficili, né critiche: dalla riforma della Curia romana al contrasto alla pedofilia nella Chiesa, il suo pontificato è stato anche tempo di scelte forti e spesso scomode. Ma nessuno ha potuto negare l’autenticità di un uomo che ha parlato sempre col cuore, con un linguaggio diretto, vicino alla gente, anche nei momenti più drammatici della storia recente, come durante la pandemia o le guerre in Medio Oriente e in Ucraina.

Il Collegio cardinalizio è ora chiamato a riunirsi in conclave per eleggere il suo successore, in un tempo di grandi sfide per la fede e per il mondo.

Il volto di Francesco – mite, stanco, ma sereno – resterà impresso nella memoria collettiva come quello di un pastore che ha saputo farsi fratello, servitore e testimone.

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