Opinioni
Jesi Revoca cittadinanza onoraria a Mussolini paradosso temporale
Antonio Grassetti: «Giudicare quell’evento ora proprio non si addice a chi seriamente intenda compiere un’opera analitica, scevra da facili intendimenti propagandistici»
Jesi – Sulla revoca della cittadinanza onoraria conferita dal Consiglio comunale di Jesi nel 1924 a Benito Mussolini, proposta da qualche consigliere del Pd, se fossimo rimasti in aula nel caso in cui la maggioranza non avesse impedito la trattazione di seri argomenti di massima urgenza costringendo l’opposizione ad abbandonare il consesso civico per protesta, sarei intervenuto ridimensionando l’idea che un voto espresso nel 2025 potesse cancellare la storia.
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La delibera dell’Organo assembleare di allora, nel contesto in cui è stata votata all’unanimità, ha evidentemente preso atto di un sentire comune della città in quei momenti.
Giudicare quell’evento ora, con i parametri propri di un ventennio post duemila, è compiere un’operazione impossibile, un paradosso temporale che proprio non si addice a chi seriamente intenda compiere un’opera analitica, scevra da facili intendimenti propagandistici.
Come se oggi si volesse abbattere il Colosseo perché costruito sfruttando il lavoro degli schiavi. Del resto, trascorso oltre un secolo in cui il progresso tecnologico, sociale e politico ha di fatto esteso il pur lungo tempo trascorso in misura esponenziale, voltarsi indietro e puntare l’indice contro un sistema ormai definitivamente assegnato al trapassato, è compiere un’operazione, non solo velleitaria sotto il profilo della logica, ma palesemente diretta, al giorno d’oggi, verso l’ardito e improbabile tentativo di unificare una coalizione che ormai è rimasta con idee poche e confuse, non in grado, in definitiva, di proporre un’opposizione credibile al Governo del Paese, che invece sta orgogliosamente viaggiando a pieni giri.
Antonio Grassetti – capogruppo consiliare FdI
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