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Cronaca

Jesi Sciopero generale, il lungo corteo dei manifestanti invade il centro – Video

Nessun problema di ordine pubblico, serpentone dall’Arco fino a Piazza Colocci, lavoratori da tutta la provincia

Jesi – Da tanti anni a Jesi non si vedeva una manifestazione di lavoratori della portata di quella odierna, indetta a livello nazionale contro la manovra finanziaria del Governo.

Il corteo provinciale (l’unico nelle 5 province marchigiane che non si sia svolto nel capoluogo) indetto da Cgil e Uil, ha fatto registrare oltre 2.000 partecipanti arrivati da tutto il comprensorio, da Fabriano ad Ancona, con delegazioni provenienti sia dal settore pubblico che dalle aziende private, uniti dallo slogan “Adesso basta” che campeggiava nello striscione di testa.

Il serpentone umano ha mosso alle 10 dall’Arco Clementino in direzione Piazza Colocci dove era allestito il palco degli oratori, proprio di fronte il Palazzo della Signoria, passando per Corso Matteotti, Piazza della Repubblica e via Pergolesi.

Per avere un’idea dell’adesione, basti dire che quando la testa del corteo era arrivata quasi in Piazza Pergolesi, la coda stava muovendo i primi passi da sotto l’arco.

A garantire la sicurezza, oltre all’organizzazione dei due sindacati promotori, la discreta presenza di Polizia, coordinata di persona dal vice questore Paolo Arena, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale.

Al di là degli slogan scritti ed urlati (sonori, colorati e coloriti quella del nutrito gruppo Fiom) contro le decisioni del Governo, il leitmotiv della protesta è stato la disapprovazione nei confronti dell’atteggiamento del ministro delle infrastrutture e trasporti Matteo Salvini.

Il leader della Lega è stato accusato dai manifestanti di aver leso il diritto costituzionale di manifestare, imponendo il provvedimento straordinario della precettazione nei confronti dei dipendenti del trasporto pubblico, senza che ve ne fossero i termini.

«Jesi e i suoi esercenti dovrebbero ringraziarci per aver portato in città così tanti turisti – hanno detto polemicamente dal palco gli organizzatori – per questo fine settimana lungo», alludendo alla dichiarazione, mal digerita, riferita agli aderenti allo sciopero da parte del ministro.

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Tra le sigle presenti, spiccava quella dei lavoratori dell’ex Caterpillar di Jesi, ora Imr, per molto tempo in mobilitazione permanente, che chiedevano “quale futuro” per loro.

Inoltre, cartelli di contestazione per le situazioni di Whirpool ed Elica, del comparto dell’elettrodomestico del Fabrianese. Ma anche striscioni di funzione pubblica, sanità (con Villa Adria e diversi altri presidi), organizzazioni scolastiche, trasporti pubblici, poste, anarchici del Centro studi libertari “Fabbri” di Jesi, Articolo 21 Comitato Alte Marche in memoria di Italo Toni e Graziella De Palo, Filcams, Federazione Lavoratori della Conoscenza, ma anche bandiere del Pd (con il sindaco di Jesi, Lorenzo Fiordelmondo, e il capogruppo in Consiglio regionale, Maurizio Mangialardi), e di Rifondazione.

Particolarmente rappresentate e vogliose di manifestare il proprio malcontento le rappresentanze Pensionati dei due sindacati confederali aderenti.

Lo striscione più fotografato, quello satirico di Uil Poteri Locali, con la caricatura della Presidente del Consiglio Meloni che dichiara “Cambieremo la Fornero” e i lavoratori che le rispondono “Sì, in peggio”.

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