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RIFIUTI SPECIALI / Tutti i dettagli dell’operazione “Fango & Cash”

Traffico illecito di oltre 640.000 tonnellate di rifiuti speciali e corruzione, due arresti, un obbligo di dimora e due misure personali interdittive

ANCONA, 10 marzo 2020 – Resi noti i dettagli dell’operazione “Fango & Cash” (leggi l’articolo) : disposto il sequestro di 4.969.000 euro a carico di quattro persone e quattro aziende accusate di attività organizzata per i traffici di rifiuti – sequestrati 76 camion, 7 mezzi d’opera, tre cave, 4 impianti di gestione rifiuti/inerti e due terreni.

Due persone sono state collocate agli arresti domiciliari: M.E. e M.M., rispettivamente di anni 64 e 36, entrambi residenti in Provincia di Ancona; una colpita da obbligo di dimora, due colpite da misura interdittiva del divieto di esercitare attività imprenditoriale. Tutte accusate del delitto di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti speciali e due di esse anche per corruzione di pubblici ufficiali e bancarotta fraudolenta.

Disposto inoltre il sequestro per equivalente di denaro o altri beni per un totale di € 4.969.924, attraverso il blocco dei conti correnti bancari e postali di 4 indagati e 4 società -, delle quali 3 con sede legale in Provincia di Ancona e una a Rimini – accusati di aver concorso nell’esecuzione di traffici illeciti di rifiuti speciali da demolizione, terrosi e organici, anche contaminati da inquinanti, tra cui idrocarburi, catrame, plastiche e metalli, per un totale di 640.000 tonnellate. Tali rifiuti, provenienti da oltre 50 cantieri nelle Provincie di Ancona e Macerata sono stati occultati a diverso titolo in tre cave nei Comuni di Fabriano, Arcevia e Jesi, in un terreno agricolo in Comune di Chiaravalle , in tre impianti di gestione rifiuti da demolizione e terrosi/lavorazione inerti rispettivamente nei Comuni di Castelbellino, Corridonia, Camerata Picena, e in un cantiere edile in Comune di Camerata Picena.

Sequestrati, infine, sempre in esecuzione di ordinanza del GIP, n. 76 camion e 7 mezzi d’opera a carico di 2 società con sedi legali nei Comuni di Castelbellino e Ancona, utilizzati per trasportare illegalmente i rifiuti – anche con formulari di trasporto e certificati di analisi falsi – ed eseguire scavi abusivi di materiale inerte, tombando contestualmente i rifiuti presso due cave di pietra in fase di rinaturalizzazione nei Comuni di Fabriano e Arcevia.

Dal quadro indiziario emerge un ampio disegno criminoso, volto all’ottenimento di un rilevante ingiusto profitto economico, messo in campo da due soggetti – amministratori di fatto di una società di gestione e lavorazione dei rifiuti da demolizione e terrosi, sita in Provincia di Ancona –, i quali, con il concorso di altri 20 indagati, hanno posto in essere traffici illeciti di rifiuti speciali da demolizione, organici e terrosi, omettendo di provvedere alle spese di recupero e conferimento presso siti autorizzati. Abbattendo tali spese, gli indagati riuscivano ad acquisire appalti presso numerosi cantieri della Provincia di Ancona, evitando la concorrenza delle altre aziende locali.

I rifiuti terrosi, giustificati come terreno vegetale da riutilizzare per la rinaturalizzazione, venivano anche occultati presso siti di cava, sospesi o pignorati, dove, contestualmente agli scarichi dei rifiuti, veniva prelevato abusivamente un ingente quantitativo di materiale inerte destinato poi al commercio nei cantieri edili, così da dissimulare di fatto lo stato di crisi delle società autorizzate alla coltivazione delle cave, riconducibili ad uno dei due indagati.

Il prelievo illegale era reso possibile anche dai mancati controlli da parte delle autorità preposte, grazie al concorso di un funzionario e un dirigente del Comune di Fabriano, di un funzionario della Provincia di Ancona e di un funzionario della Regione Umbria, tutti indagati a diverso titolo per corruzione e abuso d’ufficio.

(redazione)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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