Teatro “Amanti” incanta: quanti applausi (e risate) al Pergolesi
La commedia di Ivan Cotroneo ha aperto la stagione 2025 a Jesi con una miscela splendida di ironia e sentimenti, tra equivoci, amori clandestini, una colonna sonora indimenticabile e un Massimiliano Gallo irresistibile
Jesi – Da anni non ridevo a crepapelle come durante e dopo “Amanti”, che venerdì sera ha inaugurato la stagione di prosa 2025 del Teatro Pergolesi, diretta dall’Amat.
Ininterrottamente, tranne mentre cantavo canzoni (e con me il pubblico) che costruivano la colonna sonora di questo gioiello scritto da quello splendido intellettuale a tutto tondo – cinema, tv e non solo – che è Ivan Cotroneo.

Quindi, come in una sala cinematografica, scorreva la colonna sonora fatta di Endrigo, Tenco, Aznavour, Mina e altri, di cui ometto il nome per intero, perché fanno parte dell’Umanità innamorata. Difficile pensare che si sia suicidato (dicevo con una amica seduta accanto a me) Luigi Tenco, uno che ha scritto “Mi sono innamorato di te”.
E’ immorale, perché gli immortali non muoiono mai. Ma non andiamo sul terreno del sentimentalismo, ripeto, si ride senza pudore. Eppure è la storia più complessa nella costruzione di più amori, fra malintesi, innamoramenti, corna, sesso, tradimento.

“Claudia e Giulio si incontrano all’ingresso di un palazzo borghese. L’appartamento al quale sono diretti è lo stesso: scoprono di frequentare lo stesso analista. Due mesi dopo sono diventati amanti e si vedono clandestinamente. La commedia segue la loro storia, intervallando i loro incontri con i dialoghi dalla psicoterapeuta, ignara della loro relazione. Una progressione temporale fatta di equivoci, imbrogli, passi falsi e prudenza, fino a quando gli equilibri non verranno stravolti”.
Così recita la presentazione e non voglio assolutamente anticipare il finale. Sembra davvero, dalla platea, di vedere in scena uno di quei carri di teatranti della commedia dell’arte, che in due secondi si trasforma in camera da letto, in studio della psicoterapista, un’alcova in cui si giocano i destini e la confusione della vita.
In quel carrozzone da quattro mura, pronto a partire per una nuova destinazione per altri spettatori con le sue ruote, si fissa la confusione generazionale di questi anni terribili, in cui la tenerezza lenisce gli aspri momenti di verità. Un poeta ha detto che “Due cose ci salvano nella vita: amare e ridere. Se ne avete una, bene, se le avete tutte e due siete invincibili”.

“Amanti” non è una raccolta di aforismi, è pura vita quotidiana, che alterna momenti di irrefrenabile comicità ad altri più intimi, ribaltando i piani di interpretazione, mescolando acidità e sentimenti. Non racconto come va a finire, comunque il buon Eduardo, lui intendo, in questo lavoro è stato un riferimento.
Anche se Massimiliano Gallo farebbe ridere a crepapelle pure se recitasse il vecchio elenco del telefono che oggi non c’è più (con le sue intromissioni nell’alveo di un fiume carico di battute e che va verso il mare della risata liberatoria) e le improvvisazioni che hanno coinvolto gli ignari, penso, compagni di viaggio, al calar del sipario dobbiamo mettere gli artisti tutti insieme e applaudirli.
Richiedendo, udite udite, qualche bis, dai! Ironia, simpatia, tenerezza, il senso dell’Amore trattato come motore della nostra vita.
Massimiliano Gallo, che seguo con affetto e stima infinita come marito del magistrato Imma Tataranni e come avvocato Vincenzo Malinconico nelle fiction televisive che solo noi italiani sappiamo confezionare così, ha chiacchierato a lungo, sotto una marea di applausi, con l’assessore alla cultura Luca Brecciaroli a fine spettacolo.

Ma, prima, lunghi minuti ci hanno fatto idealmente abbracciare una compagnia che ha in Fabrizia Sacchi una eccellente e coinvolgente amante, moglie di un salice piangente e… mi fermo qui, oltre agli altri compagni di viaggio degnissimi, come Eleonora Russo, Orsetta De Rossi , che è la psicoterapeuta, e Diego D’Elia, che fa Roberto, il marito di Claudia.
La gente non voleva andarsene. Buona la prima a Jesi, anche il loggione aperto eccezionalmente. Hanno fatto bene.
Fuori, a chiacchiera, si è riso ricordando le battute a mitraglia. Buon segno.
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