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Maiolati S. Cinque domande “scomode” ai candidati Sindaci: Fabiana Piergigli

Dirigente sociologa presso l’Ast Ancona, 56 anni, già assessora ai Servizi sociali nelle Giunte Carbini II e Domizioli, sostenuta dalla neonata lista “Fare Comune”

di Marco Pigliapoco

Maiolati Spontini – La campagna elettorale in vista delle elezioni comunali del 24 e 25 maggio è entrata ufficialmente nel vivo. Due i candidati alla carica di Sindaco: Sebastiano Mazzarini, sostenuto dalla lista Insieme per i Cittadini, e Fabiana Piergigli, supportata dalla lista Fare Comune.

In questi giorni si susseguono gli incontri pubblici per illustrare programmi, visioni, progetti per il presente e il futuro di Maiolati Spontini. Noi di Qdm notizie, invece, abbiamo scelto di sottoporre ai candidati Sindaci cinque domande dirette, forse impertinenti, all’apparenza scomode, raccogliendo spunti e umori provenienti dai cittadini. Quesiti, e soprattutto risposte, necessarie per far orientare gli elettori all’interno del dibattito.

Fabiana Piergigli, nella vostra formazione ci sono ex esponenti dei Comunisti Italiani, dirigenti del Pd, e anche un ex consigliere di Alleanza Nazionale, una lista fin troppo eterogenea, non le pare?

«Fare Comune nasce proprio dall’idea che un Comune non si governa con le etichette ideologiche, ma mettendo insieme competenze, sensibilità ed esperienze diverse attorno a obiettivi concreti per Maiolati Spontini. Non ho chiesto a nessuno da dove viene, ma come diceva Papa Giovanni XXIII, chiedo dove va e cosa vuole fare. Siamo una lista civica di ispirazione progressista, senza legami diretti con partiti, che mette al centro giustizia sociale, sostenibilità ambientale, partecipazione democratica e trasparenza amministrativa. Nella nostra squadra ci sono persone diverse, ciascuno con la propria storia che non può essere giudicata, ma anche cittadini che si impegnano per la prima volta. Oggi nessuno è qui per rappresentare un partito, non abbiamo Santi in paradiso, siamo qui perché condividiamo un metodo e una visione progressista per Maiolati Spontini. Proprio questa è la vera differenza rispetto al passato e rispetto agli altri che organizzano cene con parlamentari europei di FdI. Il gruppo unisce esperienza amministrativa, entusiasmo, competenze e uno sguardo nuovo sul futuro del paese. Per me questa non è confusione, ma maturità civica».

I rumors di paese raccontano che la sua candidatura a Sindaca sia arrivata dopo i rifiuti ricevuti da altri, e ha portato a spaccature politiche, alcune palesate altre celate, può ricostruire i fatti?

«In ogni percorso politico serio esiste una fase di confronto. È normale che all’inizio vengano valutate più disponibilità e più profili. È successo anche da noi. Io non sono nata candidata, sono rimasta a lungo fuori dal panorama istituzionale, sono rientrata dentro un percorso collettivo. E rivendico questo metodo, perché significa che la candidatura non è stata costruita a tavolino, ma è maturata discutendo. È vero: ci sono stati momenti di confronto e qualcuno può aver fatto scelte diverse. Ma non considero il pluralismo una frattura: sarebbe stato più preoccupante il contrario, cioè una candidatura imposta senza discussione. Alla fine, abbiamo scelto di costruire una proposta nuova, civica e progressista, che guarda avanti. E personalmente ho accettato questa responsabilità non per ambizione personale, io ho un lavoro che mi piace e che mi gratifica. Credo che il Comune sia in piena decadenza e abbia bisogno di una fase nuova: più partecipata, più aperta e più vicina alle persone».

Dal 2023 la minoranza consiliare è stata spesso silente, per lunghi tratti impalpabile. Al di là del risultato elettorale, può garantire che il progetto “Fare Comune” non farà la fine mesta di “Unione Progressista”?

«Non mi piace parlare del lavoro di altri, certo è che il confronto con questa maggioranza non è stato facile, per essere ascoltati i rappresentanti di Unione Progressista sono dovuti ricorrere spesso al Prefetto. Fare Comune nasce proprio anche da questa consapevolezza. La differenza sta nel metodo che abbiamo scelto. Nessuno di noi vede il Comune come una fonte di reddito né come un trampolino di lancio. Per questo nel programma abbiamo inserito strumenti permanenti di partecipazione: consulta popolare, bilancio partecipativo, reti associative, comunità attiva. Se si chiede ai cittadini di partecipare solo ogni cinque anni, non c’è più politica. Se invece costruisci luoghi e strumenti stabili di coinvolgimento, il progetto continua anche oltre le elezioni. Fare Comune non è contro qualcuno, vuole promuovere una comunità civica stabile, solidale e accogliente che continui a lavorare sul territorio indipendentemente dal risultato elettorale».

Nel vostro programma vengono elencati progetti dal respiro ampio, universale, può elencarne almeno un paio che possono essere “vestiti” sulla specifica realtà maiolatese?

«Il nostro programma ha una visione ampia, che può apparire astratta, ma chi non sogna è una donna o un uomo morto. Per esempio, sul tema dell’energia proponiamo la creazione di una vera Comunità Energetica Rinnovabile, coinvolgendo famiglie, attività locali, associazioni e Società sportive. L’obiettivo è utilizzare risorse del territorio, come l’area dell’ex discarica, per produrre energia condivisa e ridurre i costi per cittadini e realtà locali, creando benefici economici e ambientali per tutta la comunità. Su questo tema riteniamo discutibile la scelta dell’Amministrazione uscente di concedere, proprio nell’ultimo Consiglio comunale utile, quasi 4 ettari dell’area dell’ex discarica a una Società privata, per 35 anni, per la realizzazione di due impianti fotovoltaici. Una decisione così strategica avrebbe richiesto maggiore confronto pubblico, perché rischia di vincolare le future scelte amministrative. Altro esempio è la Casa dell’Olio che rappresenta un gioiello unico nelle Marche, che va valorizzato attraverso un progetto comunale. Un altro esempio concreto è il Patto comunale per lo sport: Maiolati Spontini ha molte associazioni sportive attive, ma spesso manca coordinamento tra le diverse realtà. Noi proponiamo una rete stabile tra Società e Comune per condividere spazi, organizzare attività comuni e migliorare la programmazione sportiva, mantenendo l’identità di ogni associazione. Infine, pensiamo ai giovani. Molti ragazzi oggi studiano o lavorano da remoto e non trovano spazi adeguati sul territorio. Per questo proponiamo di recuperare immobili comunali inutilizzati per creare luoghi dedicati a studio, coworking e aggregazione, dando ai giovani maggiori opportunità per vivere e restare legati a Maiolati. Si tratta di proposte concrete, costruite sulle caratteristiche e sui bisogni reali del nostro territorio».

I numeri dicono che sul delicato tema dei Servizi sociali, il Comune negli anni, anche con il centrosinistra, non aveva mai investito così tante risorse. Lei è stata assessora e sa che è difficile dire che si può fare di più e meglio. Non trova?

«Sui servizi sociali le Amministrazioni passate sono state sempre promotrici di campagne sociali importanti, investendo sia economicamente che in termini culturali. Sostenere che oggi si investa più che in passato è un falso storico. Fare confronti con la realtà di dieci anni fa rischia infatti di essere anacronistico e persino fuorviante, perché nel frattempo la società è cambiata profondamente. Sono mutati i bisogni delle persone e si sono moltiplicate le situazioni di fragilità: aumentano gli anziani soli, emergono nuove difficoltà familiari, cresce il disagio economico e sociale, soprattutto tra i più giovani, e diventa sempre più forte la richiesta di supporto psicologico, educativo e relazionale. Serve la sensibilità per una fase nuova, capace di rafforzare ciò che esiste e allo stesso tempo costruire strumenti diversi, più vicini ai bisogni attuali della comunità. Ma c’è anche un tema più generale di visione politica e amministrativa. Negli ultimi anni il Comune ha progressivamente smesso di avere una visione collettiva dello sviluppo del territorio. E questo, secondo me, si vede anche dall’avanzo di Amministrazione vicino al milione di euro. Avere i conti in ordine è importante, ma un Comune non può limitarsi ad accumulare risorse senza trasformarle in progettualità, servizi e opportunità per i cittadini. Se esistono bisogni crescenti sul sociale, sui giovani, sulla manutenzione o sulla qualità della vita, allora significa che quelle risorse potevano essere utilizzate in modo più coraggioso e strategico».

Maiolati S. Cinque domande “scomode” ai candidati Sindaci: Sebastiano Mazzarini

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