Segui QdM Notizie

Cronaca

Cerreto d’Esi Electrolux, una vertenza che accende la politica

Baldoni e Fabriano Progressista analizzano la nuova crisi industriale del territorio

Cerreto d’Esi – La vertenza Electrolux contrinua ad animare la politica locale. L’annunciata chiusura della fabbrica di Cerreto d’Esi con la perdita del lavoro per 170 dipendenti circa resta al centro del dibattito.

“Notizia che mi addolora e preoccupa”, commenta il candidato sindaco alle prossime comunali di Cerreto d’Esi Renzo Baldoni, che esprime solidarietà alle famiglie colpite.

«Un’area già duramente colpita da delocalizzazioni e ridimensionamenti, che certificano, in modo inequivocabile, la crisi di un distretto industriale, quello del bianco, che è iniziata oramai, anni orsono – prosegue – non suoni però come un invito alla rassegnazione: da parte mia, come candidato Sindaco ma soprattutto come persona che ama profondamente questi luoghi, e che ha assistito alle loro trasformazioni, segnate dal progresso industriale, metterò tutto l’impegno, tutte le esperienze, accumulate nel corso della mia vita professionale, e i contatti di cui dispongo, per portare all’attenzione dei rappresentanti di Governo e Regione, la questione Electrolux».

Chiede “gioco di squadra” tra istituzioni e parti sociali e promette di attivarsi per interloquire con il Ministero e la Giunta regionale per cercare di contribuire alla risoluzione dell’ennesime vertenza che ha colpito il territorio.

Più dura l’analisi di Fabriano Progresista che osserva:«Una nuova crisi dell’elettrodomestico che scoppia nello stupore del governo e della Regione? La ZES non basta, serve ripensare il distretto».

«Come con Beko, la destra di governo a Roma e in Regione Marche dorme: non riescono a immaginare soluzioni diverse da sagre e bnb, ma dei bandi sui borghi storici o su Marchestorie, gli operai e centinaia di loro famiglie non se ne fanno niente. Come non se ne fanno niente di un governo che arriva a massacro iniziato e dice di essere pronto a fare un “coordinamento efficace” tra le parti coinvolte.  Altro che coordinare, c’è da prendere in mano con Invitalia gli stabilimenti per evitare che vengano smantellati, e metterci dei soldi per reindustrializzarli, insegnare agli operai nuovi processi produttivi, far crescere le aziende medie che ancora tirano la carretta e trovare aziende medio-grandi disposte a investire nel “saper fare” del distretto”».

© riproduzione riservata