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Jesi Viale, l’arch. Talacchia: «Ecco quello che doveva essere il Masterplan»

«Sviluppare sondaggi conoscitivi, esplorare, ipotizzare, prefigurare, simulare, non lo ha fatto in modo sufficiente, e preoccupa che la sperimentazione avvenga in fase progettuale»


Jesi – Il Masterplan del Viale della Vittoria approvato dalla Giunta comunale evidenzia, dal mio punto di vista, limiti di natura strategica, non si preoccupa delle ricadute negative che genera.

Viale della Vittoria è un asse di attraversamento urbano che ogni giorno viene utilizzato da molte persone per andare al lavoro, a scuola, per usufruire dei servizi di molte attività commerciali e direzionali, per accedere al centro.

Insieme a Corso Matteotti costituisce il sistema urbano più importante della città in cui lo spazio destinato esclusivamente ai pedoni, pari ad oltre 9.500 metri quadri, è di gran lunga superiore a quello destinato ai veicoli, pari a circa 7.000 metri quadri (58% contro il 42%).

Viale della Vittoria necessita sicuramente di una ridefinizione formale e di un aggiornamento del suo modo di funzionare, anche in termini di sicurezza, ma senza declassificare il suo ruolo (da strada interquartiere a strada locale) e senza realizzare la forte riduzione delle dimensioni delle corsie (da 5,65 metri a 3,15 metri) e delle dotazioni urbanistiche (posti auto nel tratto centrale del Viale da 122 attuali a 71 risultanti da rilievi esatti dei luoghi e da simulazione).

Il Masterplan era l’occasione per sviluppare sondaggi conoscitivi del contesto basati su dati certi, conoscere le domande e le aspettative sociali, esplorare nuovi sistemi di relazione attraverso nuovi collegamenti con il centro storico e la parte sud della città, ipotizzare nuove funzioni in alcune aree attestate ai bordi del Viale, suggerire strategie di utilizzo dei 38 locali attualmente inutilizzati (il 21% del totale).

Il Masterplan avrebbe dovuto svolgere un ruolo di prefigurazione e di previsione delle scelte possibili e di verifica della loro fattibilità.

Il Masterplan avrebbe dovuto simulare le possibili interazioni tra i diversi soggetti sociali per definire le condizioni ed i tempi realisticamente associabili alle proposte di intervento.

Il Masterplan avrebbe dovuto sviluppare sondaggi conoscitivi, esplorare, ipotizzare, prefigurare, simulare, non lo ha fatto in modo sufficiente.

Preoccupa che la sperimentazione, come comunicato nell’ultima seduta del Consiglio comunale, avvenga in fase progettuale.

La buona urbanistica che per decenni ha contraddistinto la nostra città ha sempre avuto come fondamento la continua discussione con i vari soggetti sociali attorno alle specifiche soluzioni progettuali, piuttosto che attorno a generiche affermazioni di principio, nel rispetto di questo processo democratico le scelte sono state modificate, altre si sono precisate, altre ancora sono state abbandonate.

Arch. Mario Talacchia

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