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Attualità

CASTELPLANIO / Carlo Urbani: compagno di viaggio e “figlio spirituale”

Giornata regionale Carlo Urbani

La forza di ogni decisione gli derivava dallo sguardo ampio sul mondo, che diceva di amare e di contemplare con grande rispetto umano

CASTELPLANIO, 30 marzo 2021 Ricorrevano ieri i 18 anni dalla morte di Carlo Urbani, un anniversario quest’anno più doloroso per l’improvvisa scomparsa dell’amata giovane figlia Maddalena. Oggi l’assemblea legislativa delle Marche commemora il medico della Sars di Castelplanio per la “Giornata Regionale Carlo Urbani”.

A ricordare per noi il medico di Castelplanio è quella che è stata la sua assistente spirituale, Anna Maria Vissani.

Anna Maria Vissani

La passione di volare con il deltaplano e contemplare i paesaggi dall’alto con l’amore di chi sa vedere, oltre le apparenze, la bellezza del mondo era una caratteristica di Carlo Urbani.

Ho conosciuto Carlo come medico, come compagno di viaggio, ma soprattutto comefiglio spirituale”. Lui stesso mi aveva definita “mia assistente spirituale” in una lettera che inviò a me e a don Mariano (parroco di Castelplanio, ndr) nel 1997: «In entrambi ho sempre trovato allo steso tempo la calda attenzione dell’amico e la dolce acutezza dell’assistente spirituale».

Di Carlo ho conosciuto la fatica delle scelte più significative e l’onestà interiore negli orientamenti da prendere e nel decidere non solo per se stesso ma anche per chi era a lui più prossimo. La forza di ogni decisione gli derivava dallo sguardo ampio sul mondo, che diceva di amare e di contemplare con grande rispetto umano e spirituale.

Scrissi a Carlo, due mesi dopo la sua partenza per il Vietnam: «Benedico ogni tuo desiderio di bene e sono certa che una nuova primavera sta sbocciando sul tuo cammino. Vivi fino in fondo il lavoro, come sai fare tu, apri sempre il cuore a quanto di grande la vita ti chiede a favore dei più svantaggiati. Il mondo ormai è un villaggio globale e dove andiamo possiamo portare la preziosità del nostro essere e la reciprocità delle relazioni con la ricerca appassionata di ciò che vale veramente ed è un Bene per tutti. Le diversità delle religioni, come un grembo entro cui sai vivere con intelligenza senza perdere la tua identità, è una sfida a condividere ciò che realmente è essenziale».

La sua fede era un insieme di tasselli di luce, che raccoglieva nel suo intimo nel silenzio dei lunghi viaggi, nello stupore dei tramonti del sole, negli incontri con i più poveri che gli manifestavano la dignità dell’essere persone e la gioia delle piccole cose. Tutto diventava per lui percezione di una segreta Presenza, che illuminava la sua umanità e si rifletteva sulle scelte che faceva con coraggio a favore dei più deboli.

In volo sul mondo che amo, copertina libro

Mi confidava: «Quanto vedo qui, quanto sento nei racconti dei miei colleghi provenienti dalle mille ferite di questa terra, campi di battaglia, campi profughi, la profonda povertà delle bidonvilles, le assurde lotte fratricide, e le carceri grondanti sangue di tutti i regimi dittatoriali del mondo… tutto questo scoraggia un po’, e a volte vedere qualche cosa di buono nell’altro, in chi ti è “prossimo”, diventa veramente difficile ed invita a chiudersi in se stessi. Ma i piccoli lumi che brillano nei cuori di quanti si prodigano in questo magma di dolore lasciano sperare, ed il ricordo di Chi ha deciso di scendere in questo scenario di continui soprusi e guerre, per morire poi su una Croce, mi fa credere che una luce di pace sarà pure nascosta dietro qualche orizzonte» (Phnom Penh, 11 febbraio 1997).

Carlo, nato a Castelplanio, piccolo paese in provincia di Ancona, ha vissuto gli ultimi anni della sua carriera sulla piazza internazionale e di lì ha cercato di raccogliere “piccole e grandi sfide” di quella giustizia umana e sociale che le povertà di ogni tipo e le guerre senza senso impedivano di mettere in atto. Poi alla fine morì per aver bloccato la Sars, l’epidemia che tra il 2002 e il 2003 uccise oltre 800 persone. Il ripetersi di una epidemia ancora più violenta Covid 19, ci fa ricordare l’uomo che seppe allertare l’Unione Mondiale della Sanità (Oms), dopo aver scoperto e isolato la Sars. L’uomo medico che mise a servizio di tutti le sue competenze e la sua stesa vita.

Dio, che si fa voce di gratitudine attraverso di noi, si ferma ancora per qualche istante sulla sua storia e gli ha restituito la luce e il calore che in vita Carlo ha cercato e custodito con appassionata serietà e fedeltà a se stesso. Nell’ultimo anno di vita già percepiva la pienezza di questa fatica come gioia interiore: «Ringrazio Dio per tanta generosità nei miei confronti, e mi sforzo di sdebitarmi lasciando che i miei talenti’ producano germogli e piante. Vorrei comunque fare di meglio, non tanto nel lavoro, dove do tanto, ma con gli affetti più prossimi» (lett. a Sr Anna Maria, 5 maggio 2002).

La familiarità della relazione e la stima reciproca hanno accompagnato anni di collaborazione, di ascolto, di corrispondenza con la costante ricerca di luci interiori. Ho sempre stimato Carlo per la sua capacità di aprire la vita, il cuore, manifestare dubbi e fragilità di un uomo che riconosceva il proprio limite senza cessare di fare tutto con passione e amore. Un’espressione confidenziale chiude una delle sue ultime lettere a me indirizzate.

«E tu, come va? Ricordati che sono sempre il tuo medico (almeno spero)! Ed è vero che come io non esiterei a dirti che mi fa male un ginocchio, anche se tu ti occupi dello spirito, apprezzerei sapere che se avrai un problema dell’anima magari me lo accennerai!».

Anna Maria Vissani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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