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Chiaravalle

CHIARAVALLE La cena di sole donne per esprimere solidarietà ad Andrea Serrani

Al “Ranocchiaro” si sono ritrovate ieri in una trentina: «Solidali con Greta Beccaglia ma lui è tutt’altro che un molestatore»

CHIARAVALLE, 7 dicembre 2021 – Alle 20,40 Andrea Serrani entra a Il Ranocchiaro, il suo ristorante di Viale Rinascita, e gli applausi delle trenta donne convenute ieri sera per manifestargli solidarietà e vicinanza scattano convinti e copiosi.

Lui non ha alcuna voglia di parlare e si rifugia dietro al bancone o in cucina.

Si respira un’atmosfera serena nel locale: nessuna festa debordante, sorrisi contenuti, abiti casual o più eleganti ma sobri e senza piume e paillettes. Le donne che sono convenute per la cena di solidarietà a favore di Andrea, che dieci giorni fa è stato denunciato per aver palpeggiato in diretta tv Greta Beccaglia, la giornalista di Prato, sono meno del previsto ma sono determinate a portare avanti quella che ritengono sia una sorta di missione.

«Abbiamo tutte rimproverato Andrea per il suo gesto sbagliato – dicono all’unisono – e siamo solidali con la giornalista di Toscana Tv ma quello che Serrani, che conosciamo benissimo, sta subendo è profondamente ingiusto. Del resto, lui per primo, ha cercato la giornalista per porgerle le scuse che non sono di comodo ma sono sincere e sentite perché si è subito reso conto di avere esagerato e di aver compiuto un atto grave. Ma da qui a definirlo un mostro, un pedofilo, un violentatore ce ne corre: lo conosciamo bene, sappiamo quanto sia generoso e solidale con le donne, quanto sia attento alla famiglia e alla figlia, quanto sia sempre disponibile verso gli amici e verso i conoscenti».

Si attendevano circa cinquanta donne ma ne sono arrivate di meno.

«Qualcuna ha disdetto all’ultimo momento – dicono le organizzatrici – probabilmente perché ha avuto timore di ripercussioni e conseguenze negative visto il gran polverone mediatico che ha sollevato questa cena che, ribadiamo, è all’insegna della solidarietà per l’uomo e per la sua occupazione, per il suo ristorante: a Il Ranocchiaro lavorano diverse persone che hanno famiglia e si sacrificano molto per portare a casa uno stipendio e non meritano tutto ciò che stanno passando» .

«C’è diversa gente cattiva che ha augurato ad Andrea Serrani la morte, i social traboccano odio verso lui, la sua compagna, i familiari, la figlia, la nipote. Ci sono tanti haters che scrivono recensioni al veleno contro Il Ranocchiaro. Ed allora diciamo a chiare lettere che Andrea non deve essere un capro espiatorio».

La compagna Natascia Bigelli, che si occupa in questi giorni dell’organizzazione interna del locale, si dice preoccupata.

«Andrea è dilaniato, distrutto – afferma – non merita tutto questo accanimento e la cattiveria di chi vuole affossare anche il suo lavoro».

Le trenta donne che siedono a tavola parlano tra loro di argomenti vari ma al centro della discussione c’è spesso ciò che è capitato a Serrani.

Si gustano antipasti e pizze e dai loro discorsi traspare la volontà di stare accanto al ristoratore e alla sua famiglia: non c’è acredine verso la giornalista né slogan sibillini di rancore. Molte vengono da Chiaravalle e dai paesi limitrofi ma ci sono anche donne che abitano a Marotta e in centri lontani.

In tutte prevale la solidarietà e la comprensione. Ci sono medici, professioniste, negozianti, titolari di bar e locali, persone di ogni età e ceto sociale. Tutte hanno una convinzione incrollabile.

«Andrea Serrani ha sbagliato ma non può pagare un prezzo troppo alto perché non è un molestatore».

Gianluca Fenucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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