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Cupramontana Spenti i fornelli, l’ultimo pranzo della storica Trattoria Anita

Dopo oltre ottant’anni da domenica scorsa non riaprirà più la porta del locale condotto da Jole con passione, competenza e sapienza, una cucina semplice e genuina, profondanente marchigiana, diventata punto di riferimento per generazioni di clienti

Cupramontana – Dalla cucina della Trattoria Anita sono usciti domenica scorsa gli ultimi piatti. Dopo oltre ottant’anni di storia si è chiusa la porta di quel piccolo locale nascosto in uno dei vicoli di Piazza Cavour che per generazioni di cuprensi è stato molto più di una semplice trattoria.

Un punto fermo, uno di quei posti che non avevano bisogno di presentazioni. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato alle tovaglie a quadri e ai bicchieri dell’osterie, il posto ideale dove andavi sul sicuro se arrivavano ospiti improvvisi e si voleva andare sul sicuro, senza rischiare di sbagliare, la risposta era spesso la stessa: si andava da Jole. Per i tortelloni, i vincisgrassi, le tagliatelle al ragù, la carne alla griglia, l’agnello, il baccalà, le verdure e i dolci fatti in casa. Una cucina semplice, genuina e profondamente marchigiana che negli anni ha saputo superare i confini del paese.

La storia della trattoria comincia negli anni Quaranta con Anita che eredita la trattoria chiamata “‘Moretta” e prende il nome di “Trattoria Anita”, e prosegue con la figlia Jole, oggi 83enne, che lì dentro ha trascorso praticamente una vita. Prima ragazzina accanto alla mamma, poi vera anima del locale insieme al marito Donatello Quaresima, scomparso all’età di 82 anni nell’ottobre del 2023.

La vita con Jole non è stata sempre generosa. Anzi. Ha dovuto affrontare lutti dolorosissimi, dalla perdita prematura prima del figlio e poi della figlia a quella del compagno di una vita. Eppure ha continuato. Anche dopo la morte di Donatello aveva scelto di non abbassare la serranda, limitando l’attività al pranzo ma restando lì, tra cucina e tavoli, con la stessa attenzione di sempre.

Perché alla Trattoria Anita il servizio non era soltanto portare un piatto. Jole conosceva i clienti, molto spesso anche i loro gusti. Passava tra i tavoli, controllava che tutto andasse bene, e scambiava quattro chiacchiere. Modi garbati e affettuosi, senza costruzioni, che insieme alla cucina hanno conquistato tanti e tanti clienti di ogni età.

E quel piccolo locale, apparentemente nascosto tra i muri del centro storico, tanto nascosto in realtà non lo è mai stato, la sua fama ha portato fino a Cupramontana anche personaggi conosciuti ben oltre le Marche. Tra loro Marcello Lippi e Roberto Mancini, arrivati per assaggiare quella cucina della tradizione della quale avevano sentito parlare.

Ma forse a raccontare davvero Anita non sono le fotografie dei personaggi famosi appese alle pareti. Sono le bottiglie di Verdicchio già sulla tavola, le tovaglie a quadretti, i piatti preparati come una volta, le chiacchiere tra un tavolo e l’altro. E naturalmente quei leggendari tortelloni fatti in casa diventati un marchio di fabbrica.

La Trattoria Anita è stata uno di quei piccoli gioielli che ancora resistono nei paesi: attività nate senza strategie di marketing, costruite giorno dopo giorno sulla fiducia, sul lavoro e sui rapporti umani. Luoghi che difficilmente possono essere riprodotti, perché dietro non c’è soltanto una ricetta da tramandare. Ci sono le persone.

Domenica scorsa, dunque, è arrivato l’ultimo pranzo. Gli ultimi piatti sono usciti dalla cucina, si è chiuso  un capitolo lungo oltre ottant’anni.

Anita? «Gli anni sono tanti, i ricordi sono tanti siamo arrivati avanti», e gli occhi si riempiono di lacrime che a stento trattiene e che raccontano tutto l’amore per quelle mura, «ciao lè» ma quel ciao questa volta non precedeva il conto ma un «passami a trovare quando vieni in piazza».

Resteranno i sapori, i ricordi e le storie di chi almeno una volta si è infilato in quel vicolo nascosto, sì, ma mai abbastanza da non farsi trovare.

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