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Jesi “In fondo al Viale della Stazione”, la saga di una famiglia jesina
Il libro di Franco Duranti sarà presentato domenica 4 ottobre alle 17.30 a Palazzo Bisaccioni, al centro le vicende di un nucleo familiare tra Ottocento e dopoguerra, con lo storico bar a fare da filo conduttore
Jesi – C’è attesa, anche dal punto di vista storico e narrativo, di leggere le pagine del libro “In fondo al Viale della Stazione” dello scrittore jesino Franco Duranti, edito da Affinità Elettive, che sarà presentato domenica 4 ottobre alle 17.30 presso la Sala Convegni di Palazzo Bisaccioni, sede della Fondazione Cassa di Risarmio di Jesi, in piazza Colocci 4.
Un lavoro che ripercorre la vita di una famiglia jesina dall’800 fino al dopoguerra e che ha, come interprete principale un bar in fondo al Viale della stazione di Jesi. Un luogo mitico, per certe generazioni e per i personaggi che l’hanno animato.
Così ci racconta Franco Duranti prima della presentazione.
«Sono stato subito coinvolto dalla storia che mi raccontava da anni Stefano Mazzarini, col quale sono legato da una profonda amicizia che risale ai primi anni ‘60: praticamente quando eravamo due sbarbatelli, ma ci accomunava lo stesso amore per la musica dei Beatles e la poca voglia di studiare…».

«Ebbene questa saga familiare parte da una sua idea. Mi raccontò alcune vicende accadute alla sua famiglia e più parlavamo e più cresceva la mia curiosità. Così ho cominciato ad appassionarmi a quei personaggi che hanno vissuto a Jesi in fondo al viale della stazione. Era come se io li avessi conosciuti tutti in prima persona».
«Antonio classe 1889 ferroviere che, dopo aver perso una gamba a ventiquattro anni per un incidente, muore dopo pochi anni. Lascia la moglie Arduina a gestire il punto di ristoro della stazione e ad accudire i cinque figli, tutti in tenera età. Ebbene la storia prosegue con le loro vicende. Dino, il maggiore che si arruola in Marina e va a combattere nel Corno d’Africa. Ritornerà a casa dopo quasi quindici anni, cinque dei quali trascorsi come prigioniero in Inghilterra. Nel frattempo, a sua insaputa, a Jesi la vita continua. Le tre sorelle e il fratello Giovanni crescono e ognuno troverà la sua strada, nella città sconvolta dalla guerra. Anche la stazione viene bombardata e subisce danni. Nel 1947 Dino fa ritorno in patria e si riappropria della sua vita. Trova la città cambiata. Gli americani hanno portato speranza, voglia di novità. Dino a Brescia conosce la giovane Giuseppina che sposerà l’anno dopo. Nel frattempo la famiglia in fondo al viale della stazione cresce, nascono i nipoti, E Arduina ormai avanti con gli anni, tra treni in arrivo e in partenza, è sempre lì attenta a mandare avanti l’attività. Il fermento di quegli anni 50/60 dà nuovo impulso all’attività del bar. Ed è in questo periodo che nasce Stefano… e allora altre storie di vita si susseguono».
«Non ci sono eroi in questa storia ma gente comune che con caparbietà riesce a lasciare un’impronta nel periodo del boom economico. Maria Bianca, proiettata nel mondo dell’abbigliamento infantile e coadiuvata dal figlio Roberto, raggiunge vertici a livello mondiale. Giovanni che in sella alla sua moto corre verso nuove conquiste. I personaggi comunque sono tanti e tutti hanno qualcosa da dire. Sullo sfondo c’è sempre l’ormai anziana Arduina e, fino alla fine, sarà lei a fare da collante e a condurre il “gioco”. Fino all’affaccio sulla rinascita dell’Italia. Troverete amici e conoscenti».
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