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Cronaca

EDITORIALE / Il rispetto delle regole

Ai leoni della tastiera: quelle foto non sono rubate

Rispettiamo il pensiero dei lettori. Lo abbiamo sempre rispettato e continueremo a farlo. Ma stavolta è nostro preciso dovere intervenire per la foto a corredo dell’articolo “Omicidio via Saveri: in psichiatria l’udienza, fuori la mamma di Michel in attesa”.

Immediatamente si è aperto un “processo” social per quella immagine. Post grondanti indignazione, che mettevano sul banco degli imputati il nostro lavoro e soprattutto la decisione di pubblicare quella foto.

Insomma, un giornalismo (come è stato definito in alcuni di quei post) “sciacallo”. Pronto a gettarsi a capofitto e senza indugi sul dolore, sulla tragedia che si è abbattuta su più famiglie (restando al nostro episodio, ma in giro si vede di tutto, altro che questa foto…)

Se quei lettori, grandi leoni della tastiera, prima di dare corso ai commenti avessero avuto un minimo di buon senso, avrebbero potuto chiedere con una mail il motivo di tale scelta. Non lo hanno fatto, hanno preferito raccogliere i like da veri commentatori esperti e navigati.

Ebbene, a questi lettori rispondiamo pubblicamente. Intendiamoci, non è nostro stile farlo in maniera sistematica. Ma quando il dibattito prende quella piega e non c’è un contraddittorio, allora occorre sentire davvero tutte le voci, compresa quella di chi fa informazione.

E partiamo proprio da questo punto. Per QdMnotizie fare informazione vuol dire seguire rispettosamente le regole deontologiche. Sappiamo molto bene che certi fatti di cronaca nera, come quello recente, sono vissuti con forte dolore e vicinanza dagli stessi lettori. E chi ha il compito di gestire le notizie, ovvero il giornalista e la redazione, deve sempre tenere conto degli stati d’animo, del riguardo che deve avere nella divulgazione. Sia esso il contenuto sia essa l’immagine.

Quando parliamo di “riguardo” o di “rispetto” non lo facciamo solo per alzare una barriera morale e professionale.

No, quelle immagini non sono “rubate” cioè fatte di nascosto e all’insaputa. Abbiamo parlato con la signora Giuseppina, abbiamo chiesto il suo consenso a scattare e pubblicare,  perché non volevamo assolutamente violare né il suo dolore né tanto meno la sua privacy.

E abbiamo proposto un taglio diverso di una notizia comune a tutti, senza fronzoli: documentando un fatto nel massimo rispetto di chi si trovava lì in quel momento.

Questi lettori sapienti, invece, accecati da chissà quale furia moralista costruita su una indignazione da protagonismo, un po’ come la catena di Sant’Antonio, hanno voluto ergersi a giudici.

Tutt’altro che imparziali.

Redazione QdMnotizie.it

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