Jesi “Basta morti sul lavoro”, ma un’altra famiglia piange la sua vittima
Simone Filipponi di Castelbellino Stazione deceduto dopo essere precipitato dal tetto mentre stava effettuando lavori di manutenzione in una struttura interna dello stabilimento Cnh Industrial di via Giovanni Agnelli
Jesi – “Basta morti sul lavoro”, avranno ancora una volta pensato quegli operai che ieri hanno lasciato lo stabilimento della Cnh Industrial – in periodo di cassa integrazione – nel silenzio surreale che regnava dopo il dramma che si era consumato, silenzio segno di dolore per l’ennesima vita spezzata da un infortunio.
Politica, istituzioni, sindacati, hanno parlato, esprimendo il loro cordoglio, la loro indignazione, ma un’altra famiglia piange la sua vittima. Un suo caro che non c’è più.
Simone Filipponi, 55enne residente a Castelbellino Stazione, ma originario di Apiro, padre di due figli, ieri ha perso la vita mentre era lì. Al lavoro. Stava effettuando manutenzione con pannelli isolanti per conto della Bf Montaggi di Castelbellino di cui era socio e responsabile, sulla sommità di una struttura interna allo stabilimento di via Giovanni Agnelli.
Per cause ancora in corso di accertamento il tetto dove stava lavorando ha ceduto e lui è precipitato nel vuoto per circa 7 metri. Attimi sconvolgenti per alcuni lavoratori in quel momento presenti. Addosso aveva l’imbracatura.
Si è subito attivata la macchina dei soccorsi, il medico a bordo dell’eliambulanza, che successivamente è atterrata in via Marx all’intersezione con via Abruzzetti, si è calato con il verricello direttamente nello stabilimento, mentre sul posto erano giunti i sanitari del 118 e un’ambulanza della Croce Verde di Jesi. Quindi Carabinieri e ispettorato del lavoro.
Hanno provato a rianimarlo per circa trenta minuti ma non c’è stato nulla da fare, i sanitari non hanno potuto fare altro che constatarne la morte. Un dramma analogo a quello del fratello Giuseppe, nel 2013 ad Apiro, precipitato per il cedimento della copertura di un fienile.

L’eliambulanza è ripartita intorno a mezzogiorno. La salma è stata poi trasferita all’obitorio cittadino a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
Il Sindaco di Castelbellino, Andrea Cesaroni, si è espresso a nome di tutta la comunità stringendosi al dolore della famiglia, dei colleghi e delle persone vicine alla vittima, sottolineando come «non sia accettabile che si possa morire per lavorare ed è compito di tutte le Istituzioni collaborare per vigilare e garantire condizioni sicure».
Anche il Sindaco di Jesi Lorenzo Fiordelmondo, poco dopo il dramma consumatosi nella zona industriale, ha voluto rivolgere un pensiero di vicinanza, manifestando preoccupazione per i troppi episodi che si stanno verificando.
«Quello degli incidenti sul lavoro è un fenomeno ancora presente e allarmante», ha sottolineato.
Cordoglio anche da parte del consigliere regionale Antonio Mastrovincenzo nel rilevare come anche «nella nostra regione sono sempre più numerosi questi tragici fatti. Occorre fare molto di più» e in relazione al Piano Triennale del Lavoro, in discussione lunedì in Consiglio regionale, ha annunciato la presentazione di emendamenti per incrementare le risorse destinate alla sicurezza sul lavoro.
I rappresentanti delle segreterie sindacali e delle Rsa di stabilimento si sono recati sul posto per manifestare il cordoglio e la vicinanza alla famiglia.
Lorenzo Morganti, delegato Rls per la Fiom Cgil, ha puntato il dito sul fatto che «non si può pensare di recarsi a lavoro e non tornare più a casa, non è possibile morire così, per chi sta in certi settori andare a lavoro sembra diventata un’impresa».
Per Vincenzo Gentilucci, segretario generale Uilm Ancona presente insieme alla Fim-Cisl, Aqcf e alla Fiom-Cgil, mancano investimenti sulla sicurezza e sulla formazione, «si pensa che tali investimenti siano solo costi, ma non è così – ha affermato – gli accertamenti sono in corso, ma non c’è dubbio che abbiamo un’altra vittima del lavoro».
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