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Attualità

JESI / Consulta per le donne: «Il lavoro per l’uguaglianza è ancora lungo»

L’accesso aperto anche agli uomini e il linguaggio utilizzato sia nel regolamento che in Consiglio comunale hanno sollevato polemiche

JESI, 2 dicembre 2020 – La Commissione consiliare numero 1 ha istituito la Consulta per le donne e per le pari opportunità, approvata dal Consiglio comunale di lunedì scorso.

La Consulta è volta a valorizzare la presenza e la cultura delle donne nella società, nelle istituzioni e nel lavoro. Ma l’accesso alla Consulta è stato aperto anche agli uomini, sollevando polemiche.

Il sindaco Massimo Bacci ha presentato un emendamento al riguardo, accogliendo parte delle proposte della Fidapa, presente in Commissione nella persona della presidente Gianfranca Schiavoni, istituendo una sorta di “quote rosa” che garantirebbero la maggioranza femminile in Consulta.

Marisa Campanelli

L’assessora alle Pari opportunità Marisa Campanelli ha giustificato il coinvolgimento maschile con la necessità di responsabilizzare gli uomini.

Ma per le consigliere e le associazioni del territorio non è sufficiente.

Le associazioni che da sempre si occupano di queste tematiche come la Casa delle donne, infatti, avevano partecipato alla riunione di giugno, dando disponibilità alla collaborazione solo se l’impostazione della Consulta fosse stata profondamente riveduta.

«È inconcepibile che si ignorino le posizioni e le richieste di queste associazioni e che le consigliere di maggioranza non si esprimano», ha commentato la consigliera del Pd Emanuela Marguccio.

Emanuela Marguccio

«I punti cruciali di questa vicenda sono due: il metodo e il merito, che ovviamente e necessariamente si intrecciano – commenta la consigliera di Jesi in Comune Agnese Santarelli -. Perché se il metodo non è democratico e partecipativo, il risultato non può che essere deludente, per usare un eufemismo. Da oggi abbiamo una Consulta per le donne e non delle donne, che si occupa delle pari opportunità, a cui possono partecipare anche gli uomini, tutta declinata al maschile, ma con le quote rosa e senza una vera autonomia e indipendenza dall’Amministrazione comunale di turno».

Agnese Santarelli

«Costruita e approvata con la condivisione della sola maggioranza consiliare e della Fidapa che, nonostante l’iniziale parere molto critico, si è ritenuta soddisfatta dal direttivo costituito in maggioranza da donne. Con la piena e costante contrarietà invece della Casa delle Donne, dell’Udi di Jesi e della rete femminista “Le ragazze sono in giro”».

«Si utilizza in modo ambiguo il tema della parità senza tenere in considerazione le differenti condizioni di partenza tra uomini e donne. Se si nascondono le disuguaglianze non si potrà mai parlare di equità. Il lavoro verso la consapevolezza e contro gli stereotipi di genere è ancora lungo se si pensa, come il Consiglio di ieri testimonia, che l’essere definite al femminile sia un vezzo di qualcuna. D’altronde ci hanno chiamate “le ragazze dell’opposizione”.  Siamo consigliere

Le finalità della Consulta

La Consulta per le pari opportunità nasce anche per garantire le libertà individuali contro la violenza e la discriminazione per genere, religione, lingua, convinzioni personali, cultura e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale, convinzioni politiche e condizioni personali, economiche e sociali.

Per perseguire questi scopi sono stati istituiti organi con modalità di accesso semplificate – basta essere maggiorenni e compilare un modulo in qualunque momento dell’anno. L’assemblea generale nomina un presidente e cinque rappresentanti che andranno a costituire il Consiglio direttivo, il cui presidente è scelto dall’assessora alle Pari opportunità. Quindi sono presenti due consiglieri (uno espressione della maggioranza, l’altro dell’opposizione).

Elisa Ortolani

Leggi anche: JESI / Consulta donne, l’Udi: «Ci sentiamo estranee»

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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