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Cronaca

JESI / Operativo l’ospedale da campo della Brigata Marina San Marco (video)

Sono quattro al momento i pazienti in degenza, intervista al direttore sanitario del posto medico avanzato, Capitano di fregata Salvatore Mirabile

JESI, 10 aprile 2020 – Completato nell’arco di poco meno di cinque giorni, il Posto medico avanzatoPma – della Brigata Marina San Marco della Marina Militare, è entrato, dall’inizio di questa settimana, nelle sue funzioni operative a supporto dell’ospedale “Carlo Urbani.

«In questo momento – spiega il Capitano di fregata Salvatore Mirabile, direttore sanitario della struttura – abbiamo in forza sette medici, tredici infermieri e tredici operatori tecnici sanitari che si alternano per l’assistenza ai ricoverati che attualmente sono quattro».

Gli stessi militari hanno provveduto al trasporto via terra da Brindisi dopo i sopralluoghi e la progettazione, prologo al montaggio iniziato il primo aprile scorso. Un intervento avvenuto su richiesta del Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini – che aveva accolto le sollecitazioni venute dal governatore Luca Ceriscioli, al quale a sua volta si era appellato il sindaco Massimo Bacci per il carico di lavoro al quale i sanitari erano sottoposti – e lo Stato Maggiore della Difesa lo ha realizzato tramite il Coi, il Comando Operativo di Vertice Interforze.

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«L’ospedale da campo è composto di due strutture nelle quali possono essere disponibili sino a 40 posti letto di degenza per pazienti, individuati con la direzione sanitaria, smistati verso il nostro Pma per il prosieguo delle cure e delle terapie con le relative consulenze effettuate durante la giornata, compresi una serie di esami, sia di laboratorio che strumentali, che hanno la necessità di essere svolti o presso il letto del paziente o nel reparto ospedaliero qualora ce ne fosse la necessità».

Quanto tempo rimarrà operativo l’ospedale da campo è legato al fattore andamento dell’emergenza Covid19, ovviamente ma, sostiene il Capitano di fregata Luigi Mirabile «speriamo di andare via quanto prima perché ciò vuol dire che l’epidemia in atto volge verso la risoluzione».

Con il personale sanitario del “Carlo Urbani“, sottolinea «si è creata una sinergia quasi da commilitoni, come si direbbe in gergo militare, siamo stati accolti benissimo e giornalmente ci interfacciamo sia per uno scambio professionale che per qualsiasi necessità di entrambe. Siamo l’uno a disposizione dell’altro».

Pino Nardella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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