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Cronaca

JESI / Pronto soccorso in sofferenza, medici decisi a una clamorosa protesta

Andreoli immobiliare 01-07-20

Il disagio di lavorare sotto organico da tempo potrebbe indurre alle dimissioni di massa, abuso di arrivi, pazienti che non si riesce a prendere in carico o a ricoverare in tempi normali, minacce, aggressioni: e a rimetterci sono coloro che stanno veramente male

JESI, 1 aprile 2022 – Il pronto soccorso ha urgente bisogno di essere… soccorso.

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Ma questa struttura di prima linea, malata da tempo, non vede giungere al suo capezzale altri che non siano chi quotidianamente ci lavora, il personale sanitario.

Medici sotto organico, quindi in affanno, si va avanti senza che alcuno, in sede locale e regionale, abbia saputo dare risposte concrete a una situazione che è sempre più pesante.

E allora, se non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, i medici stanno prendendo seriamente in considerazione la possibilità di dimissioni di massa. E tanti saluti a tutti.

Replicando quello che è avvenuto già all’ospedale “San Francesco” di Nuoro nel dicembre scorso, dove se ne sono andati in sette. E avrebbero dovuto essere in 19.

Al pronto soccorso dell’ospedale “Carlo Urbani” sono attualmente in otto, su un organico che ne prevede almeno 15. E anche in questo caso è tutto dire.

Servirebbe anche un filtro preventivo per evitare l’abuso di accessi che riguardano i codici minori. Per fare un semplice esempio una stanza con annessa postazione di guardia medica che potrebbe alleviare in parte la costante pressione sul pronto soccorso.

Dove, di norma, ai turni si alternano 2 medici e quattro infermieri – uno di questi al triage, un altro in corridoio e gli altri due con i medici – ad affrontare spesso una realtà di sovraccarico – uno dei due medici, di notte, viene chiamato nei reparti e rimane solo l’altro – che finisce sovente anche per creare problemi di sicurezza, con aggressioni e minacce da chi è sfinito dalla lunga attesa.

Un paio di giorni fa, intorno alle 21, tanto per fare un altro esempio, c’erano 28 persone dentro, 10 in attesa, due ambulanze che a loro volta attendevano di poter scaricare il paziente a bordo. E come se non bastasse, anche qualcuno che, come si dice, è andato fuori di matto ed è stato necessario chiamare la Polizia.

E chi ci rimette, va da sé, è chi sta male, chi ha veramente bisogno di essere preso in carico in tempi stretti. Ma andare in reparto, per il ricovero, risulta a volte problematico – non è solo questione di tagli del personale negli anni ma anche di posti letto – e così si rimane per ore e anche per giorni nel pronto soccorso. E’ normale questo?

Ambulanze che attendono fuori perché non riescono a scaricare i pazienti, fare senza mezzi, senza posti, senza servizi aperti, senza personale: barcamenarsi, insomma, col poco che si ha a disposizione.

Di qui il senso di una protesta che da silenziosa potrebbe divenire eclatante.

Pino Nardella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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