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Lettere & Opinioni

JESI / Spostamento fontana, Rifondazione: no all’uso privato del bene comune

Piazza della Repubblica simbolo del mancato rispetto della volontà di chi la città la abita ogni giorno

JESI, 3 dicembre 2020 – L’evento dei consigli comunali in città è sempre fonte sia di stupore che di riflessione: come quello del 30 novembre. Come è possibile che in un sol giorno a colpi di maggioranza si spostino monumenti e si approvi il regolamento di una consulta per le donne?

Tutto è possibile nell’era Bacci? Il tema dello spostamento della fontana delle leonesse dalla piazza Federico II alla piazza principale, lo si impone senza alcun rispetto della volontà di chi la città la abita ogni giorno.

Senza minimamente considerare l’ipotesi di un referendum consultivo, è l’espressione di una maggioranza chiusa in se stessa, tronfia del potere espresso a suon di mani alzate nel chiuso di un consiglio comunale.

Ci chiediamo, se è solo per onorare la memoria di Cassio. Crediamo di no! Il fatto è che l’idea che guida questa Amministrazione, legandola al lascito, è l’idea del potere, esercitato nelle mani di pochi, che deve essere rappresentato nella piazza principale della città. Simbologia migliore, non c’è che l’erezione dell’obelisco a cui le leonesse fanno da contorno, in piazza della Repubblica. La storiografia sugli obelischi è antica, dagli antichi egizi, ai romani, ma stanno a rappresentare, soprattutto nella storia dall’800 in poi il simbolo del potere e dei poteri occulti.

Piazza della Repubblica, quindi, non come luogo accogliente in cui svolgere manifestazioni di popolo, di bambine e bambini che l’attraversano nel suo perimetro in bicicletta, di gruppetti di persone che si intrattengono. Insomma non più luogo di incontro, ma luogo in cui imporre l’occhio vigile e sovrastante del moderno e attuale Re Sole.

E la consulta “per” le donne? È una “inclusione” del femminile in quanto tale – come risorsa, valore aggiunto -, che lascia immodificata l’insignificanza storica delle donne e la presenza degli uomini come occhio vigile affinché nulla possa cambiarne l’insignificanza stessa.

La consulta avrebbe senso se  rappresentasse una comune volontà di lavorare per la valorizzazione delle differenze e l’inclusione sociale e per la costruzione di uno spazio pubblico aperto, partecipato e solidale, contro ogni esclusione sociale.

È certo che Cassio e l’attuale Re Sole non possono permetterlo! Non è un caso che l’obelisco possa rappresentare anche un simbolo fallico!

In città c’è la necessità di fondare o rifondare la nostra convivenza, di riaffermare i valori della solidarietà, dell’inclusione e della partecipazione. Non abbiamo bisogno del silenzio, ma di trovare la modalità utile per agire.

Rivolgiamo un appello ai sindacati, alle associazioni di volontariato e femminili, alla sinistra diffusa che non frequenta il palazzo, affinché l’uso privato del bene comune “cittàrimanga di tutte e tutti.

Partito della Rifondazione Comunista di Jesi

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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