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Lettere & Opinioni

JESI / “No” al referendum: «Brutta pagina della politica jesina»

fontana dei leoni

Jesi in Comune: «È passato il messaggio che la volontà di un privato cittadino decide per tutti rispetto al futuro della nostra città»

JESI, 1 dicembre 2020 – Ieri in Consiglio comunale è andata in scena un’altra brutta pagina per la politica jesina. Non solo perché si è deciso di spostare la fontana, e perché non è stata accettata la proposta di referendum, ma anche perché è passato il messaggio che la volontà di un privato cittadino, per sua fortuna ricco, decide per tutti rispetto al futuro della nostra città.
Ed agli atti della pratica sull’accettazione del lascito mancavano anche i necessari approfondimenti tecnico giuridici non certo risolti dal parere della Soprintendenza spuntato fuori all’ultimo dal cilindro e nemmeno dall’approfondimento giuridico – giurisprudenziale letto “in diretta” dopo 10 ore di Consiglio comunale, senza la possibilità di visionarlo, studiarlo ed approfondirlo. Ma allora viene davvero da chiedersi: perché? Il tutto senza sentire l’esigenza, nel modificare profondamente i luoghi identitari di incontro e confronto della città, di interpellare i cittadini e le cittadine. E questa è la cosa peggiore. Si è detto che è tardi per il referendum (perché i soldi dettano non solo le scelte, ma anche i tempi della democrazia), ma  il sindaco e la sua maggioranza non hanno minimamente accolto nemmeno la possibilità di utilizzare forme alternative di consultazione della popolazione, magari più celeri e snelle, prima di decidere.

Piazza della Repubblica con l’obelisco al centro

E si sono pure dimenticati di inserire nel sacco la riprogettazione e il rifacimento di piazza Federico II. In effetti sul punto alcune spese sono previste, ma sono chiaramente quelle necessarie a rattoppare la pavimentazione, senza nemmeno tentare di ripensare l’assetto complessivo della piazza. Chi vivrà vedrà. Questo fatto, che le spese di risistemazione delle due piazze non sono state inserite nella delibera, pregiudica ampiamente la possibilità di prestar fede all’importo della somma indicata come avanzo rispetto alle spese necessarie allo spostamento.
Serviva attestare un avanzo più consistente del reale per rendere più sexy l’intera operazione.

Piazza Federico II con la fontana delle leonesse e l’obelisco

Il vero obiettivo dell’amministrazione è quello di ritagliare dei fondi cash, immediatamente disponibili e spendibili (anche dal punto di vista propagandistico), per attuare nel tempo rimasto da qui alle prossime elezioni una parte di quei progetti che erano nel programma di mandato e che sono rimasti al palo. Anche se, a dire la verità, si sono lasciati un po’ prender la mano.
Questa è l’idea di democrazia del sindaco Bacci e della sua maggioranza, la medesima idea che hanno dimostrato in altre occasioni: lo Statuto, la torre Erap, il Centro ambiente, il biodigestore.
Ormai è qualche anno che sediamo all’opposizione, ne abbiamo sentite e viste tante, ma ascoltare un consigliere di maggioranza che si domanda perché fare un referendum per lo spostamento della fontana quando non è stato fatto per il rifacimento del ponte San Carlo fa una certa impressione.
Da parte nostra valuteremo come poter consentire a cittadini e cittadine di poter comunque democraticamente esprimere la loro opinione sulla questione.
Jesi in Comune

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