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Lettere & Opinioni

JESI / Spostamento fontana, Pd dopo il “sì”: «Non molliamo»

Stefano Bornigia: «Due milioni di euro possono essere importanti per le casse di un ente, ma il consenso dei cittadini lo deve essere di più»

JESI, 1 dicembre 2020 – Ieri il Consiglio comunale ha dato il suo assenso ad un percorso confezionato da tempo dalla maggioranza e finalizzato a confermare una decisione già presa, sin dal primo momento. È stato sempre chiaro che l’intenzione della maggioranza fosse quella di procedere di tutta fretta per timore di perdere le economie offerte dal lascito di Morosetti. Le stesse hanno avuto una chiara precedenza sul parere dei nostri concittadini. Gli eventi che si sono susseguiti da luglio ad oggi, lo hanno evidenziato con una chiarezza solare. Tutto come previsto, purtroppo.

Una maggioranza sorda non tanto e non solo verso le istanze avanzate dalla minoranza consiliare quanto semmai alla richiesta di consultazione che è emersa, in modo molto chiaro, dalla città.

Che andava indiscutibilmente ascoltata. Soprattutto in una occasione come questa, nella quale il desiderio posto a condizione del lascito testamentario – lo spostamento della fontana delle leonesse – non era mai stato né parte del programma di mandato, né parte del programma dei lavori pubblici dell’attuale Amministrazione.

Piazza Federico II

Due milioni di euro possono essere importanti per le casse di un ente, lo sappiamo. Ma il consenso dei cittadini, la loro espressione libera e democratica su una decisione che incide nei loro tratti urbani identitari, lo è e lo deve essere necessariamente di più. Questa Amministrazione avrebbe potuto procedere sin da subito, da luglio, ad accertarsi, anche con forme diverse e più snelle del referendum, che la città avesse a cuore di accogliere la proposta di Cassio Morosetti. Ci sarebbe stato tutto il tempo per farlo. Ha invece ritenuto più opportuno allestire un carro informativo e dei convegni “esplicativi”. Ascoltare la città con qualche forma di consultazione, non è parso importante.

Non è stato fatto, per l’ovvietà che la situazione ha rappresentato ieri in Consiglio in modo plastico: le risorse offerte dal singolo offrono possibilità, il consenso della collettività no. Si può fare pure senza.

Di fronte alla situazione data e all’inerzia di questa Amministrazione sulla voce dei cittadini di Jesi, abbiamo pertanto deciso di attivare la strada della consultazione referendaria.

Soluzione prevista dallo Statuto e dal Regolamento Comunale. Proposta che è stata bocciata e addirittura etichettata “inutile e inopportuna”, con motivazioni pretestuose degne della più faticosa delle arrampicate sugli specchi.

Alla luce di tutto ci sentiamo però in dovere di dire alla città che non siamo disposti a mollare. Continueremo, con ogni mezzo democratico a disposizione, a tentare di dare voce all’espressione libera e consapevole dei nostri concittadini. Continueremo a farlo con chiunque abbia voglia, tempo e modo di contribuire al recupero a quel piccolo ma ineludibile spazio di democrazia diretta, ieri purtroppo andato perso.

Stefano Bornigia
Segretario Partito Democratico di Jesi

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