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Cronaca

JESI / Strutture per anziani: «Fondamentale il rapporto con le famiglie»

Con una interrogazione il consigliere Samuele Animali chiede delucidazioni in merito alle visite e all’organizzazione dei servizi socio sanitari

JESI, 21 dicembre 2020Garantire un contatto con le famiglie delle persone ospiti delle strutture socio sanitarie: questo l’oggetto del’interrogazione del consigliere Samuele Animali che sarà discussa in vista del prossimo Consiglio comunale, previsto in due giornate quelle del 28 e del 29 dicembre.

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Samuele Animali

«È estremamente elevato anche nelle Marche il numero di decessi accertati con positività di persone già ricoverate in strutture sanitarie o socio-sanitarie – spiega il consigliere di Jesi in Comune – . Altrettanto preoccupante è il quadro riguardante contagi e decessi all’interno delle residenze. A seguito della crescita dei contagi, dalla metà di ottobre, in concomitanza o prima dei Dpcm del Governo che ribadivano la responsabilità delle direzioni sanitarie nell’autorizzare le visite, la gran parte delle strutture ha vietato le visite dei parenti, eccetto, sostanzialmente, nelle situazioni di fine vita».

Casa di riposo jesi

Casa di riposo

La questione della necessità di assicurare le visite da parte dei parenti era stata già evidenziata da diverse realtà della provincia, che lavorano nel sociale.

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«L’isolamento sociale e la solitudine rappresentano motivo di sofferenza e importanti fattori di rischio nella popolazione anziana per la sopravvivenza, lo stato di salute fisica e mentale, in
particolare per depressione, ansia e decadimento cognitivo e demenza» hanno fatto presente il Guppo Solidarietà di Moie, Angsa Marche (Associazione Nazionale Genitori persone Autistiche), Fondazione Paladini di Ancona, Uildm (Unione italiana lotta distrofia muscolare), Cooperativa Papa Giovanni XXIII e Acli Marche che hanno scritto una lettera di sollecitazioni all’assessorato regionale.

L’assessore regionale Filippo Saltamartini, rispondendo a un’interrogazione, ha chiarito che le «disposizioni attuali prevedono un accesso limitato a una unità e la predisposizione di spazi adeguati, e che le misure di sicurezza devono essere garantite dai soggetti che gestiscono queste strutture».

L’assessore ha inoltre indicato una specifica modalità, quella della tenda trasparente, che la Regione starebbe valutando, ai fini di utilizzo generalizzato.

La necessità di assicurare visite ai parenti, visto che le condizioni di molti non permettono un uso agevole dei tablet, ad esempio, era stata ribadita anche da recenti disposizioni del Ministero della Salute.

«Risulta che alla Casa di riposo di Jesi si sia costituito un comitato parenti particolarmente attivo su tale questione – spiega il consigliere comunale -. Sembra inevitabile che i contagi registrati presso le strutture siano arrivati dal personal, che potrebbe non aver adottato procedure non corrette ovvero ha pochi presidi o non li usa in maniera corretta, e non dai parenti, che non hanno accesso. Risulta che la maggioranza delle residenze siano chiuse alle visite dei parenti, mentre sarebbe auspicabile che le strutture per anziani si organizzino per assicurare visite in sicurezza. Le questioni messe in evidenza riguardano anche i centri diurni in quanto non è chiaro se venga effettuato, come stabilito dalla dgr 600/2020, uno screening periodico con cadenza almeno mensile».

L’assessore regionale Filippo Saltamartini

Con l’ausipio che vengano attivate tutte le possibli forme di sostegno, il consigliere aggiunge: «Non sempre gli utenti dei centri che, a causa della riduzione dei giorni di apertura, usufruiscono anche del servizio domiciliare, sono seguiti da operatori degli stessi centri e in questo modo l’assistito e la famiglia non hanno un riferimento certo e conosciuto,
prerequisito per concretizzare una continuità educativa tra centro e casa, nel rispetto del Progetto Educativo Individualizzato. Quanto ai servizi domiciliari, il mancato obbligo di screening periodico determina preoccupazione da parte delle famiglie e in alcune casi anche rinunce motivate dalla paura del contagio da parte degli operatori domiciliari che contemporaneamente lavorano anche nei servizi scolastici o domiciliari (Aes, Sap, Aei)».

«Per quanto riguarda inoltre gli interventi domiciliari appare urgente definire una procedura che preveda screening cadenzati anche per gli operatori e utenti».

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(e.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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