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JESI / Violenza maschile sulle donne, Sted: «La mia storia diventa un libro»

sted stefania lancia

«La mentalità è ancora patriarcale, è il modello educativo e culturale che deve fare un salto», sono le parole dell’autrice

JESI, 18 aprile 2020Disegni che prendono vita, nei quali quasi inconsciamente racconti cosa ti preoccupa, ai quali confidi chi sei.

E allora quelle bozze diventano un libro che racconta una storia di violenza, di coraggio e riscatto.

Stefania Lancia, Sted, ha 26 anni ed è di Mergo, maturità classica poi l’Università. Tra un esame e l’altro ha iniziato a disegnare fumetti che parlano di violenza maschile sulle donne, di patriarcato, di uomini che “non devono chiedere mai”.

sted stefania lancia“Questo non è amore. L’amore non uccide” è il libro di Sted, già presentato a Bologna e a Salerno, tantissime altre date in programma in tutta Italia tra cui a Jesi, non appena l’emergenza sanitaria lo consentirà. Sui canali social di Sted è possibile seguire gli appuntamenti e chiedere copia del libro.

«Un libro che nasce dall’esigenza di aprire un dibattito onesto su questo argomento – spiega – . Tantissime ragazze hanno visto le mie vignette sui social network e mi hanno contattata condividendo la loro storia di violenza. Minacce, insulti, botte che io stessa ho vissuto sula mia pelle: una fase della mia vita complicata dal fatto che, forse per via della mentalità di paese, non avevo accanto amici con i quali potermi confrontare».

Nel libro racconti dunque la tua storia?

«Si. Qualche anno fa ha incontrato un ragazzo con cui è nata una relazione – racconta –. Di questa storia mi porto dietro violenza psicologica, la mia autostima è stata demolita, e oltre a farmi a pezzi mentalmente questa persona è andata oltre, cercando di superare continuamente un limite».

Avresti mai pensato di riuscire a raccontare tutto questo?

«All’inizio è stato molto difficile, non avrei mai pensato di farcela. Vedendo i disegni che abbozzavo mentre studiavo per gli esami mi sono resa conto che di questo già parlavo. Quando sono uscita con questi fumetti è stata una vera liberazione. Non avrei mai pensato di ottenere tanta attenzione, ci sono anche insulti ma a me non importa».

In cerca di una casa editrice, Sted ha pubblicato in autonomia la sua storia. Un racconto che altre donne ti hanno detto di aver vissuto?

«Molte donne si sono riviste e il libro parla anche di loro: questa condivisione da un lato mi fa piacere, significa che c’era bisogno di parlarne, dall’altro mi angoscia: quante donne subiscono violenza? Nel libro, attraverso flashback e flashforward racconto quanto mi è accaduto: la cronologia è dettata dal colore dei miei capelli, che ho cambiato una volta chiusa quella storia. Non sono mancati messaggi anche da parte di uomini che mi hanno detto come avrebbero voluto essermi vicini in quei momenti e questo mi rende felice».

Come sei riuscita a interrompere questa relazione?

«Una sera, una sera davvero brutta, sono riuscita ad andarmene via ma non era finita là: quel ragazzo ha continuato a uscire negli stessi posti, a frequentare gli stessi amici, ha continuato a contattarmi per diversi mesi, minacciandomi. Gli ho detto che lo avrei fatto arrestare ma la vera fortuna è stata conoscere persone nuove: al Tnt di Jesi ho incontrato ragazze e ragazzi con una mentalità diversa, forse più aperta da quella di paese. È stato questo a salvarmi la vita».

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Ti sei mai chiesta come sei finita in quella situazione?

«Migliaia di volte e per diverso tempo me ne sono anche data la colpa: proprio io che ho un carattere forte, come ci sono finita in questa situazione? Poi ho preso consapevolezza che non ero io la colpevole e ho cambiato interrogativo: perché accade?».

Che risposta dai a questa domanda?

«Accade perché culturalmente siamo legati a stereotipi e preconcetti. La mentalità è ancora patriarcale: il maschio non chiede, la donna ubbidisce e conta meno. Alle donne viene detto come devono vivere, come devono gestire il loro corpo, persino l’aborto o la maternità sono temi dibattuti dagli uomini. È il modello educativo e culturale che deve fare un salto».

E speriamo che lo faccia presto.

Eleonora Dottori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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