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NEW YORK / LA FEDERAL RESERVE NEGA I FONDI PER LA METRO A JESI (foto)

La mission americana del sindaco Massimo Bacci nella Grande Mela: avrebbe unito il Palasport con il Montirozzo

dal nostro inviato

NEW YORK, 1 dicembre 2019 – La giornata a New York era serena ma ventosa e fredda e, come si dice a Jesi (Italy), “tagliava le orecchie“.

Sveglia presto, qui le 7 del mattino corrispondono alle 13 a Jesi e la sua Valle. La delegazione della città federiciana era composta da poche persone ma fidate. Ai più intimi del Sindaco erano state aggiunte delle comparse appositamente reclutate (che vedrete di spalle) e provenienti dai paesi limitrofi, anche con il prefisso Monte davanti.

Io mi ero aggregato come esterno di sinistra e anche se non ci dicevo molto con la coalizione al seguito, l’apertura democratica doveva essere mantenuta a tutti i costi.

Avevamo già giracchiato la Grande Mela in lungo e in largo, incontrando più italiani che indigeni, scattato mille fotografie da sopra ai grattacieli e anche da sotto, visitato musei e Hard Rock Caffè, come dicono le guide. Ma il momento che si avvicinava metteva tutti in agitazione.

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Prima siamo passati per un’intervista dal corrispondente di Qdm Notizie da N.Y., un collega del New Tork Times. Con malcelata calma, la piccola truppa, guidata da una signora di nome Mara che aveva un cognome di origine croata mi pare, si avvicina poi al Palazzo della Borsa, in Wall Street.

Noi tutti ad aspettare che il sindaco Bacci, entrato nel palazzo, uscisse col sorriso sulle labbra e col pollice in alto, come si fa quando si vince, si punta e si gioca coi titoli. Ma è stato tutto inutile, la perorazione della causa che aveva presentato alla Federal Reserve, riproponendo il ripristino dei Boc, era andata male.

Teneva il pollice verso il basso, come fanno i broker e facevano gli imperatori romani quando qualcosa non gli quagliava o non era andata per il verso giusto. Il sindaco viene scortato da un Vigile Urbano locale. Alla Federal avrebbero preso tempo per esaminare la pratica avanzata dal Comune di Jesi, che prevedeva il ripristino di una grandiosa idea.

Cioè costruire la metropolitana che avrebbe unito il Palasport con il Montirozzo.

Fermate previste di fronte a casa Memè, la seconda all’Arco Clementino, la terza nella nuova Piazza Pergolesi, la quarta di fronte al Comune e l’ultima sotto al monumento di Federico II.

Vabbè, gli Usa ci volevano pensare su e a quel punto mancavano un paio di passaggi per la fine della missione americana. Il primo, l’acquisto di un albero di Natale, per il prossimo anno, adatto per Jesi, e lo hanno subito impacchettato.

Poi quello più importante. L’appuntamento con il giallorosso crinito Donald Trump per una cerimonia intima ma intensa: la richiesta al presidente Usa di gemellaggio di New York, o di un suo quartiere, con Jesi e, soprattutto, la consegna della cittadinanza onoraria della Grande Mela al sindaco e al sottoscritto, con motivazioni decisamente varie.

Quando ho detto che io non la meritavo, mi hanno risposto: «Two jesins is meje ke uan». Appuntamento alla Trump Tower. Aspetta che ti aspetta, passa un’ora, ne passano due,  non si vede nessuno e allora, congelati per il freddo incalzante, si telefona a Trump. Cosa era successo? Era sbagliata l’ora dell’appuntamento, New York e Jesi hanno diversi fusi orari, eravamo in ritardo di sei ore!

Zitti zitti, siamo ripartiti tutti con le pive nel sacco

Giovanni Filosa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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