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Eventi & Cultura

POGGIO S. MARCELLO / Angelo Melaranci, una mostra per pensare in silenzio (video)

Alla Cripta di San Nicolò “Il Giorno della Memoria” con le opere che ricordano quella tragica condizione di deportazione e di morte

POGGIO SAN MARCELLO, 26 gennaio 2022 – Sono entrato nella bottega di Angelo Melaranci, ceramista e scultore.

Lo trovo vestito da Vigile del Fuoco. Ma coltiva la bella passione di esprimere grandi sensazioni, con una materia da cuocere al fuoco, la ceramica.

Mi imbatto in una scultura composita. Al centro riconosco un prigioniero della Shoah con la sua casacca. Angelo mi spiega che ha voluto raccontare la storia di un calciatore, imprigionato a Mauthausen e sopravvissuto grazie alla sua passione calcistica.

La figlia, Manuela Valletti Ghezzi ha scritto anche un libro con il titolo del suo numero: I57633 “Voglia di non morire”. Ascolto la storia e ascolto Angelo che mi racconta.

Mi giro nella sua bottega e trovo altre sculture che hanno proprio i tratti di quella tragica condizione di deportazione e di morte

Perché non raccogliamo tutto e mostriamo nella Giornata della Memoria di fine gennaio? Gli chiedo. 

Nasce così questa mostra esposta nella Cripta di Poggio san Marcello (27-30 gennaio). Troveremo anche il racconto in video

Tornando a Valletti, il deportato calciatore. La figlia racconta.

«Una sera del marzo 1944 Ferdinando Valletti, un giovane uomo di 23 anni, lavoratore dell’Alfa Romeo e giocatore del Milan con il soprannome di Nando, venne prelevato da una squadra della Muti dalla sua casa di Milano senza alcuna spiegazione. Né lui né la sua famiglia sapevano che questo sarebbe stato l’inizio di una calvario durato 18 mesi nei lager di Reichenau, Mauthausen e Gusen. Valletti si era molto impegnato nella organizzazione dello sciopero generale con altri 21 lavoratori dell’Alfa Romeo, che furono tutti deportati grazie ad un delatore. Ciò che si trova in questo libro è il racconto della terribile esperienza di un uomo, ma anche del suo coraggio della sua tenacia per sopravvivere e della sua generosità nel prodigarsi per aiutare i compagni. Alla fine, Nando tornò a casa anche grazie ad una partita di pallone giocata nel lager e nonostante le sofferenze patite riuscì a perdonare ».

Qualche volta i figli della luce sono più furbi dei figli delle tenebre.

Mariano Piccotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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