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FABRIANO / Biodigestore, Giombi propone un referendum

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Secondo il consigliere di minoranza tante le variabili da prendere in considerazione

 

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FABRIANO, 9 dicembre 2020 – Continua a far discutere la politica fabrianese la candidatura dell’amministrazione a ospitare il biodigestore dopo la marcia indietro di Jesi (leggi l’articolo).

Torna sull’argomento il consigliere di minoranza Andrea Giombi, che ha rilanciato l’idea di referendum tra i cittadini.

«Considerato che rappresenta un tema molto sensibile installare un impianto di smaltimento dei rifiuti orgnici nel nostro Comune, riteniamo che l’Amministrazione, previa informazione tecnica alla cittadinanza, dovrebbe promuovere un referendum come previsto nello Statuto Comunale».

Prosegue poi Giombi, osservando la necessità di “ampliare” la discussione e valutare una serie di punti ritenuti fondamenti.

«Il risparmio è minimo e deriva in gran parte dagli incentivi. Se c’è necessità di incentivi c’è già l’evidenza che l’attività non è profittevole. Circostanza che non si considera – prosegue il consigliere di Fabriano Progressista – è il confronto tra costi di smaltimento con i costi di trasporto dei rifiuti a Fabriano.

– Candidare la propria città senza avere piena idea delle conseguenze e delle alternative sembra una decisione non lungimirante. L’associazione della parola “bio” è fuorviante. Tenta di associare questo tipo di produzione ad una produzione energetica completamente pulita, mentre così non è. Ciò che viene prodotto, e bruciato, è gas. I vari tipi di gas hanno carica inquinante. Il rischio relativo alla dispersione riguarda anche l’acqua. Incremento delle emissioni dovuto al trasporto di materiale organico. Indipendentemente dalla localizzazione dell’impianto ci sarà un incremento delle emissioni sia in entrata che in uscita».[nk_awb awb_type=”image” awb_image=”282404″ awb_image_size=”full” awb_image_background_size=”contain” awb_image_background_position=”50% 50%” awb_parallax=”scroll” awb_parallax_speed=”0.5″ awb_parallax_mobile=”true” awb_styles=” padding-top: 150px; padding-bottom: 150px;” link=”http://www.caprariauto.it” linkdest=”_blank” awb_class=”caprari”][/nk_awb]

E poi ancora le considerazioni legate agli odori ed alla dimuzione del valore della proprietà privata.

« Poi le conseguenze sul turismo – prosegue – strutture di agriturismo ed altre strutture ricettive che saranno interessate dalla presenza dell’impianto (odore ma anche vista) vedranno diminuire la propria posizione competitiva che, generalmente, si traduce in una riduzione dei ricavi. In più, bloccherà la possibilità di installare nuove strutture nelle zone adiacenti all’impianto.  Tale biodigestore è una struttura che si colloca nella filiera energetica ma non nella green economy. Questo rischia di aprire la strada ad investimenti in imprese legate alla produzione energetica non pulita e quindi al alto rischio. Non è un’impresa che crea valore né lavoro. Avere circa 4/5 posti in più in un’azienda non significa aver creato lavoro».

Altri nodi legati all’obsolescenza ed alla manutenzione, senza dimenticare la sismicità del territorio.

«Vivendo noi in una zona sismica siamo più soggetti alla possibilità di danni alla struttura derivanti da terremoto. Pertanto, eventuali danni possono essere causa di dispersione di sostanze inquinanti, con necessità di ulteriori investimenti per la manutenzione della struttura».

-foto di repertorio-

(redazione)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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