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Cronaca

Jesi L’addio a Lorenzo, «il campione ha giocato la sua partita fino alla fine»

Stamattina in San Massimiliano Kolbe la cerimonia funebre del 15enne studente che ha lasciato un segno profondo in chi lo ha conosciuto, folla commossa stretta ai familiari, «portatelo sempre nel cuore»

Jesi – Il silenzio di una chiesa gremita che parla più di tante parole, gli sguardi bassi, gli abbracci tra chi cercava nelle persone accanto una consolazione di fronte un dolore troppo grande.

Questa mattina la città si è stretta attorno alla famiglia di Lorenzo Silvestri, il ragazzo di 15 anni spentosi al “Salesi” di Ancona, il 16 luglio, dopo aver affrontato la malattia con un coraggio e una serenità capaci di lasciare un segno profondo in quanti lo hanno conosciuto.

Nella chiesa di San Massimiliano Kolbe c’erano i familiari, gli amici, i compagni della classe Iª A del Liceo Artistico Mannucci di Viale Gallodoro, quelli del calcio e del calcio a 5. Tutti vicini alla mamma Claudia, al papà Marco e al fratellino Filippo, in un momento in cui il dolore diventa difficile anche solo da raccontare.

Il rito funebre è stato presieduto dal parroco don Luigi Reccia, con lui a celebrare la messa don Federico Rango, parroco di Monsano e responsabile diocesano della pastorale giovanile, il diacono Emiliano Frattesi. Don Luigi ha ricordato con evidente commozione Lorenzo, un ragazzo responsabile, forte, capace di sorridere e di affrontare i momenti difficili senza tirarsi indietro.

«Io lo chiamavo campione – ha raccontato durante l’omelia – perché ha giocato la sua partita sino alla fine. Non si è mai lamentato e ha affrontato tutto con grande serenità. Oggi il mio cuore è nel cuore della sua famiglia».

Poi l’invito rivolto soprattutto ai più giovani: «Portate questo ragazzo nel cuore, continuate a parlare con lui e per lui».

Parole toccanti anche da don Federico Rango, legato a Lorenzo da un rapporto di amicizia e vicinanza spirituale. Il sacerdote ha ricordato i loro incontri, le chiacchierate e la forza con cui il quindicenne era rimasto in piedi davanti alla malattia.

Proprio a don Federico, Lorenzo aveva affidato uno dei suoi ultimi pensieri parlando della malattia gli aveva confidato la sua consapevolezza: quando tutti cercavano di incoraggiarlo, che avrebbe superato tutto, lui era consapevole di ciò che lo aspettava.

«Qui tutti cercano di incoraggiarmi, ma io lo so che è fatta, però non è finita», gli aveva confidato.

Lorenzo voleva essere ricordato per l’amore dato e ricevuto dalla sua famiglia, per le amicizie costruite, per i disegni, i sorrisi e i momenti condivisi, non per ciò che gli era accaduto.

«Ha amato la sua famiglia, gli amici, i compagni di scuola e quelli del calcio. Ha saputo trovare bellezza anche dove questa sembrava essere scomparsa».

«I nostri giorni hanno un termine – ha ricordato  don Federico – non siamo infiniti come qualche volta ci raccontiamo. Per questo dobbiamo preoccuparci non di quanti saranno questi giorni ma fare in modo che siano pieni di vita e soprattutto di amore come quelli di Lorenzo».

È questo il messaggio che Lorenzo lascia ai suoi amici, ai compagni di scuola e a quanti gli hanno voluto bene: vivere davvero, riconoscere la bellezza anche nei momenti più difficili e non rimandare gli abbracci, le parole e l’affetto. Un invito reso ancora più forte dal modo in cui, a soli quindici anni, il piccolo grande uomo ha saputo affrontare la malattia senza lasciare che fosse lei a definire la sua intera esistenza.

I palloncini bianchi e nero azzurri, a ricordare la sua squadra del cuore, hanno colorato il cielo di Jesi quasi ad accompagnare Lorenzo nella sua nuova casa, mentre sul sagrato della chiesa di San Massimiliano Kolbe sono rimasti gli abbracci, le lacrime trattenute, il ricordo del sorriso di Lorenzo e l’appello di don Luigi che ha esortato tutti a non lasciare sola quella famiglia: «Oggi siamo in tanti – ha detto – ma domani ricordatevi di passare a trovare questa famiglia, anche solo per un saluto e una parola».

Le parole affidate a don Federico, oggi sono diventate il messaggio consegnato a tutti: «È fatta, ma non è finita» perchè Lorenzo continuerà a giocare la sua partita con l’ultimo palloncino bianco lanciato in cielo dal fratellino Filippo.

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